Attualità

Bandiera del Kekistan scambiata per un simbolo nazista

Chi, leggendo i giornali d’élite (o meglio dire mainstream), crede di avere tra le mani un affidabile veicolo di informazioni veritiere e certificate, rimarrà deluso; soprattutto in un momento delicato come quello attuale, in cui è in atto una feroce caccia alle fake news. Se domenica siete corsi in armeria perché La Repubblica vi ha informati dell’arrivo dei neonazi in pieno centro a Milano, potete riappendere al chiodo l’elmetto dl nonno partigiano e riporre lo Sten semi-automatico in cantina. Si è trattato di nient’altro che una trollata colossale.

Sabato in Piazza Duomo a Milano, durante il comizio di Salvini, nel mezzo della folla sventolava una bandiera verde con quattro K che ricorda in modo intenzionalmente provocatorio quella del terzo Reich. In realtà la bandiera in questione altro non è che un cosiddetto meme, ovvero un simbolo, un’immagine diffusa su internet per esprimere un messaggio in modo ironico. I protagonisti della vicenda sono dei ragazzi che gestiscono una pagina Facebook dal titolo “Dio imperatore Salvini” trasposizione nostrana di quella statunitense “God emperor Trump”.

Terzo reich o…Kekistan?

La bandiera-meme simboleggia infatti lo stato immaginario del Kekistan, ideato da degli americani sul sito 4chan ed è nato col preciso scopo di trollare (prendere in giro) il fanatismo di quei radical-chic liberali che durante la campagna elettorale statunitense hanno inveito senza sosta (e continuano tuttora) contro chiunque non la pensi parimenti, etichettandoli sistematicamente come fascisti, razzisti, omofobi e via dicendo. Si tratta in sintesi di un simbolo di ribellione contro il totalitarismo del pensiero unico politicamente corretto. Il meme è sfociato largamente nei meandri della rete, soprattutto su Twitter e Youtube, dove numerosi youtuber che hanno aderito alla tendenza, venerano un dio egiziano il quale sarebbe nient’altro che il noto meme “Pepe the frog”.

La smentita ai titoloni è arrivata prontamente nei commenti sui social, ma è soprattutto grazie al giovane video-blogger d’inchiesta Luca Donadel che il fattaccio è stato analizzato e confutato in soli sei minuti nel suo video caricato su Youtube

Le reazioni dei trollati

Eppure i serissimi giornalisti delle grandi testate italiane (di sinistra – no, non quella storica e ormai scomparsa) hanno abboccato come pesci. “E al comizio di Salvini in bella mostra la bandiera dei neonazi Usa – intitola La Repubblica continuando all’interno – …bandiera usata dai gruppi neonazisti e suprematisti negli Stati Uniti” Segue il Corriere con: “Milano, al comizio di Salvini anche la bandiera con 4K dei neonazisti Usa”. Tra le altre “fonti” da sottolineare la professionalità del deputato Pd Emanuele Fiano che su Facebook sbraita: “quella [la bandiera] dell’estrema destra americana che ricalca simboli nazisti”.

Gaffe o strategia della tensione?

Da questa vicenda che ha dell’incredibile è possibile ricavare due conclusioni su cui si molti lettori dovrebbero riflettere: da un lato questo dimostra quanto l’aria della penisola sia ormai impregnata di un dogmatico antifascismo, potremmo dire bulimico, nel senso che finisce per risultare vittima degli stessi sentimenti che fagocita e ci ingozza; dall’altro, è forse la dimostrazione (o rivelazione?) che la stampa di regime, la quale ha fatto della lotta alle notizie false un valore supremo, fabbrica essa stessa falsità funzionali? Possibile che giornalisti di prestigio non cerchino neanche di verificare l’attendibilità dei loro stessi articoli? Ma d’altronde che ci possiamo aspettare da un paese che sta al 77° posto in quanto a libertà di stampa.

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Matteo Parigi

Classe 1996. Studio scienze politiche e relazioni internazionali all'università Cesare Alfieri di Firenze, dove sono nato e cresciuto.

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