Consiglio Europeo a Bruxelles: Brexit, Terrorismo e Migrazioni gli argomenti

Che non siano tempi facili per l’immagine dell’Unione Europea è risaputo, che si stia discutendo sul come rilanciarla un po’ meno. La credibilità è all’ordine del giorno del summit che si sta svolgendo in queste ore a Bruxelles. Dalla difesa alla Brexit, dal terrorismo ai migranti, questi sono i temi caldi da affrontare con priorità.

Per la prima volta sotto la pressione della Francia di Macron si stanno valutando concretamente le prossime mosse per il coordinamento militare europeo, al di fuori del classico schema NATO da anni in declino. L’obiettivo è quello di capitalizzare al meglio le spese per la difesa, che sono attualmente la metà di quelle statunitensi, per dare una risposta forte alle minacce militari russe e turche.

Migranti e commercio: due lati della stessa medaglia

L’Europa si mette sulla difensiva: si cerca un metodo per arginare l’economia cinese prorompente e per ovviare al neo-protezionismo americano. Questa partita è una delle più dure di tutte, regolamentare il mercato significherebbe andare contro la politica liberista e di libero mercato dell’Unione, e trovare un’alternativa non è facile. Ad ogni modo è sotto gli occhi di tutti la potenza dell’ economia cinese.

Sulla linea difensiva ci si attesta anche per la situazione migranti. Le famose quote di ripartizione, ovvero la equa divisione dei migranti sbarcati sulle coste italiane, greche e spagnole, sono state un totale flop ed è una strada sulla quale non si intende proseguire. I leader europei puntano al paese da cui la tratta mediterranea ha il suo inizio: la Libia. L’intenzione di creare un “corridoio del ritorno” è un’ipotesi un po’ troppo semplicistica e superficiale. La guerra civile che imperversa in Libia ha totalmente delegittimato il governo nord-africano, ormai in balia dei ribelli. Il problema a monte è trovare un interlocutore credibile, impresa ardua per un paese instabile.

Come combattere il terrorismo via social

Se proprio oggi è stato pubblicato il rapporto sui foreign fighters che li vede in costante diminuzione, il pericolo di jihadisti fai-da-te aumenta esponenzialmente. Gli artefici delle ultime sanguinose stragi non erano miliziani addestrati in Siria, bensì lupi solitari che intrattenevano contatti con miliziani via social. Il terrorismo islamico ha subito uno sviluppo radicale. Gli attentati non sono più pensati per essere coordinati e militareschi come quello al Bataclan di Parigi del novembre 2015, ma autodistruttivi ed “artigianali”.

Attentato a Parigi: esplosioni di bombe con chiodi

Dopo aver bloccato le partenze verso i paesi cosiddetti a rischio, l’urgenza è bloccare e sorvegliare i contatti via social tra aspiranti terroristi e membri dello Stato Islamico. Nella relazione iniziale il Presidente del Consiglio Europeo Tusk ha anticipato di voler invitare i proprietari dei grandi social network di fare luce su ciò che vi succede all’interno. Vista, però, la tradizionale reticenza dei colossi americani, se la linea Tusk fosse approvata, necessiterebbe di un grande sforzo di diplomazia tra le parti.

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Idealista e sognatore studente di Lettere presso l’Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa, principalmente politica e temi sociali.
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