Attualità

Cos’è una Ong? Cosa fanno e come si finanziano le Organizzazioni non governative

Cos'è una Ong? È questa la domanda che tutti si fanno quando si parla di immigrazione. Ecco cosa fanno.

Il caso della Sea Watch 3 ha riacceso il dibattito attorno alle Ong viste da qualcuno come organizzazioni criminali responsabili dei flussi migratori e da qualcun altro come importante presidio di salvataggio di vite umane nel Mediterraneo. Ma cos’è una Ong, cosa fa e come si finanziano queste grosse organizzazioni che da anni operano nel Mediterraneo tra polemiche e aspre contestazioni.

Cos’è una Ong?

Per definizione una Ong è un’organizzazione non governativa e, pertanto, un primo carattere che la contraddistingue e la totale indipendenza dalle autorità statali o da organismi internazionali. In secondo luogo una Ong deve essere assolutamente senza scopo di lucro e deve perseguire un fine sociale ben specifico. L’attualità ci porta spesso a parlare di questo tipo di organizzazioni solo in relazione al salvataggio dei migranti ma i loro campi di attività possono essere i più disparati. Se sono enti senza scopo di lucro e senza collegamenti con autorità pubbliche viene da chiedersi come le Ong riescano a finanziare le loro attività. In linea generale la principale fonte di finanziamento di queste organizzazioni dovrebbero essere le donazioni di privati che finanziano i vari progetti in maniera volontaria.

La storia delle Ong nel Mediterraneo

Negli ultimi due anni il ruolo delle Ong è stato sempre più oggetto di campagne politiche spesso molto strumentali. Nell’estate del 2017 l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti impose alle organizzazioni non governative presenti nel Mediterraneo di sottoscrivere un ”codice di condotta” che si proponeva di regolare le attività delle loro navi in mare. Uno dei punti cardine di questo codice era il divieto assoluto di sconfinare nelle acque territoriali libiche, divieto che non poche polemiche causò e che all’epoca portò Medici senza frontiere a rifiutarsi di firmare il codice di condotta e ad abbandonare le sue attività nel Mediterraneo. Con l’approdo di Matteo Salvini al Viminale la vita per queste organizzazioni si è fatta ancora più dura per via della politica dei ”porti chiusi” e per norme sempre più stringenti culminate con il così detto ”decreto sicurezza bis”.

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Gli sbarchi sono calati?

In seguito a tutto questo il numero di Ong presenti nel Mediterraneo è calato sempre di più e ciò per i sostenitori del Governo è la principale motivazione del calo di sbarchi e delle morti in mare, ma non tutti sono d’accordo: infatti, in molti ritengono che i numeri ufficiali su sbarchi e morti in mare siano meno attendibili da quando l’attività delle Ong nel Mediterraneo si sono limitate. In sostanza c’è chi ritiene che senza nessuno a presidiare il mare molte possono essere state le morti di cui nessuno saprà mai nulla e altrettanti potrebbero essere stati gli sbarchi fantasma di piccole imbarcazioni che arrivano sulle coste italiane senza che nessuno se ne accorga. Effettivamente gli sbarchi di imbarcazioni molto più piccole sembrano di fatto non essersi mai fermate e, mentre l’Italia intera discuteva del destino dei 43 naufraghi a bordo della Sea Watch, sono stati centinaia gli arrivi di questo tipo a Lampedusa.

Come funzionano i salvataggi in mare?

Le navi delle Ong presenti nel mar Mediterraneo devono sempre coordinare le loro attività con il Maritime rescue coordination centre di cui fa parte per l’Italia il Comando generale della Guardia Costiera di Roma che, nel momento in cui riceve una segnalazione, la affida alla nave più vicina all’imbarcazione in difficoltà in modo tale da accelerare i soccorsi. In ogni caso, anche se è la nave stessa della Ong ad avvistare il barcone in pericolo, comunque deve esserci il coordinamento con le autorità per stabilire il porto sicuro in cui portare i naufraghi. È proprio questo il punto chiave degli ultimi episodi controversi: infatti, la discussione su quale sia un porto sicuro è più accesa che mai e la tendenza di tutti, Italia compresa, sembra essere quella di non ritenersi mai destinazione di attracco di queste imbarcazioni. In teoria per porto sicuro si dovrebbe intendere il più vicino punto di attracco in cui non persistono condizioni di pericolo per i naufraghi ma questo, un po’ per campagne politiche nazionali e un po’ per azioni a volte discutibili di queste navi, è di fatto il punto critico che costringe i naufraghi sempre più spesso a essere bloccati in mare per giorni prima di poter toccare finalmente la terra ferma.

Le inchieste sulle Ong

Come detto, sono anni che da più parti giungono accuse e insinuazioni sulle Ong presenti nel Mediterraneo. Sostanzialmente gli oppositori di queste organizzazioni ritengono che ci sia una sorta di connivenza con gli scafisti con i quali le Ong avrebbero accordi ben precisi per fare di fatto da spola tra i barconi e le nostre coste. Inoltre si insinuano spesso dubbi sulla natura dei finanziamenti a queste organizzazioni che sono accusate da una frangia molto estrema di oppositori di essere al servizio di poteri forti sopranazionali che avrebbero interesse a foraggiare l’immigrazione clandestina per far danno all’Italia. In seguito agli attacchi politici e alle polemiche la magistratura ha avviato diverse inchieste sul lavoro delle Ong, inchieste che non hanno mai portato a nulla e che sono sempre finite con archiviazioni. Ognuno si faccia la propria opinione.

 

 

 

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Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.

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