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Cos’è lo Smart Working? Traduzione e Significato del nuovo modo di lavorare

Con l'emergenza Coronavirus si parla tanto di smart working o telelavoro. Ecco come funziona questo nuovo modo di intendere il lavoro.

Smart working e telelavoro sono parole divenute ”virali” al tempo del Coronavirus ma cosa significano realmente e come cambia il lavoro con le nuove tecnologie.

Dopo una fase di panico generalizzato, sembra che qualcuno si stia iniziando a porre il problema di come ovviare agli inevitabili problemi creati all’economia dall’emergenza Coronavirus. I due focolai italiani si sono sviluppati nelle zone che storicamente rappresentano la locomotiva dell’economia nazionale e il rallentamento della Cina potrebbe dare un altro colpo al nostro export. Per cercare di fermare quanto meno possibile il Paese in questo momento si può ricorrere allo smart working, un concetto ancora molto ignorato in Italia fino a pochi giorni fa.

Cos’è lo smart working?

Per smart working si intende in buona sostanza una modalità di lavoro che non prevede sedi fisiche di svolgimento delle proprie mansioni e, soprattutto, non impone ”orari di ufficio”. In sostanza nelle forme di lavoro dipendente basate sullo smart working il datore di lavoro concorda degli obiettivi con il dipendente il quale non ha nessun obbligo di recarsi fisicamente sul luogo di lavoro in determinati orari ma deve solo badare al conseguimento di quanto richiesto dal suo ”committente”. I critici di questa nuovo forma di lavoro possono sostenere che il superamento del concetto di luogo di lavoro possa portare a una ulteriore perdita di rapporti umani ma in realtà appare del tutto evidente che difficilmente si arriverà in tempi brevi a una tale estremizzazione.

Smart working: traduzione

La traduzione letteraria dell’espressione smart working è ”lavoro intelligente” ma, come sappiamo, l’espressione inglese smart è spesso associata a settori in cui sono le nuove tecnologie digitali a farla da padrone. Appare del tutto evidente che sia proprio la tecnologia a giocare un ruolo di primissimo piano nel progetto di ”delocalizzare” il lavoro rendendolo sempre più conciliabile con una soddisfacente vita privata. In sostanza, almeno a livello teorico, il lavoro intelligente è quello che, sfruttando tutte le possibilità della modernità, porterà il lavoratore a non sprecare più tempo ed energie in cose che non muovono di un millimetro la sua produttività.

Lo smart working ai tempi del Coronavirus

Il concetto di smart working è finito sulla bocca di molte più persone con l’esplosione in Italia dell’emergenza Coronavirus con le conseguenti restrizioni prese a scopo precauzionale. Le PA, ma anche molte imprese private, hanno permesso ai propri dipendenti di poter lavorare da casa sfruttando le possibilità di internet e delle tecnologie digitali in modo da evitare la concentrazione di persone negli uffici. Ovviamente una tale misura non è applicabile in ogni ambito lavorativo poiché, per esempio, mestieri manuali o legati al turismo e la ristorazione non possono certo essere svolti da casa, ma per altri tipi di lavoro lo smart working può rappresentare un mezzo di sviluppo anche una volta passata l’emergenza legata al Coronavirus.

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Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.

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