Musica

David Bowie, 4 anni fa la sua morte: Carriera, Stile Musicale e Collaborazioni

David Bowie è ritenuto uno degli artisti più importanti e prolifici della scena pop e rock mondiale

Poliedricità, senso musicale, talento, inventiva e capacità di mimetizzarsi e adattarsi ai vari generi musicali sono qualità che hanno fatto di David Bowie uno degli artisti più importanti, unici e influenti della scena pop e rock mondiale. Quattro anni sono passati dalla morte del cantautore e attore britannico, avvenuta il 10 gennaio 2016 e ha lasciato un’importante eredità musicale.

Il “Duca Bianco” non solo vanta circa 150 milioni di album venduti ma, nel 2008, ma figura anche al 23° posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone, che ha individuato tra i suoi migliori brani Life on Mars?Space Oddity, Fame e Heroes. In più, sei dei suoi album sono inseriti nella lista dei 500 migliori album sempre secondo Rolling Stone.

David Bowie: Stile Musicale e Collaborazioni

È difficile classificare lo stile musicale di David Bowie in virtù della capacità di adattarsi e mimetizzarsi, come un solo un camaleonte sa fare e, in questo caso “della musica”. Partito inizialmente da sonorità nostalgiche condizionate dalla beat generation, il cantautore britannico sfornò brani acustici folk rock a cui sarebbe seguita, negli anni ’70, la metamorfosi che lo spinse ad addentrarsi nel genere del glam rock con album come The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars del 1972 e Aladdin Sane del 1973.

Durante gli anni Settanta, lo stile di Bowie divenne più intimista e ispirato a diversi generi, tra cui rock progressivo, dance rock e al proto-punk e che ritroviamo in The Man Who Sold the World (1970) e Station to Station (1976). Invece Hukn Dory (1971) e Young Americans (1975) si avvicinano molto al genere soul che ha dato il via per la nascita del “soul bianco”. Senza dimenticare ovviamente la “Trilogia di Berlino“, composta da LowHeroes Lodger, considerata la sua fase sperimentale e all’avanguardia, segnata dal krautrock e dal rock sperimentale, verosimilmente espressione di tendenze, disagi e contrapposizioni tipiche dell’epoca.

Dopo l’enorme successo riscontrato con Let’s Dance del 1983, il “Duca Bianco” si rinnova con nuovi esperimenti, anzitutto con la formazione del gruppo Tin Machine alla fine degli anni ’80, in cui propose un hard rock definito “metallico”. In un secondo momento miscela elettronica e industrial nell’album 1.Outside del 1995, fino a spaziare allo stile jungle techno nell’album Earthling del 1997.

Siamo negli anni 2000, quando Bowie ritorna all’antico sfornando un rock frammisto di sonorità brit pop. L’ultimo album, risalente al 2016 e intitolato Blackstar, rispecchia il modus d’avanguardia di David, la cui complessità è ipoteticamente dovuta alla formazione jazzistica e sperimentale.

Numerose quanto illustri collaborazioni hanno impreziosito la lunga carriera di David Bowie, a partire da Lou ReedIggy Pop e Brian Eno. Collaborò anche John Lennon, sia per la cover del brano Across the Universe dei Beatles, sia per la canzone Fame, inserita nell’album Young Americans del 1975 e considerata uno dei più grandi successi nell’artista.

Altra collaborazione d’eccezione collezionata da Bowie è quella coi Queen, risalente al 1981, in occasione della registrazione del brano Cool Cat e della creazione di Under Pressure. Canzone poi esibita in due duettò con la band inglese al Freddie Mercury Tribute Concert insieme ad Annie Lennox.

Inizialmente chiamata People on Streets, la canzone fu composta basandosi su un ‘riff’ dal bassista John Deacon e accreditata ai Queen e Bowie medesimo. Poi fu inserito nel disco Hot Space del 1982.

Altre collaborazioni. Il “Duca Bianco” collaborò anche col frontman dei Rolling Stones Mick Jagger: nel 1985 i due, a supporto del progetto “Live Aid”, realizzarono una versione della hit Martha & the Vandellas Dancing in the Street. Leggenda vuole che la famosa canzone Angie, realizzata dagli Stone nel ’73, fosse ispirata ad Angela Bowie e, si ipotizza, riferita a una fantomatica orgia a quattro fra lei, David, Mick e l’allora moglie Bianca Pérez-Mora Macias.

Sempre nel stesso anno, il cantautore britannico incise insieme a Tina Turner il brano Tonight, title track dell’omonimo album del 1984. I due cantanti duettarono anche durante una tappa del “Private Dance Tour” della Turner del 1985.

Altra collaborazione interessante fu quella coi Pet Shop Boys nel ’96, per il brano Hallo Spaceboy. Si esibirono sia in programmi musicali come Top of the Pops e ai BRIT Awards del 1996.

Dopo aver collaborato all’esordio dei Placebo, Bowie si esibì con loro in due occasioni: la prima fu in occasione del singolo Without you I’m nothing, estrapolato dall’omonimo album, realizzando una versione a due voci; la seconda, invece, risale al febbraio del 1999, quando si esibirono ai BRIT Awards per una cover di 20th Century Boy, che i Placebo tra l’altro interpretarono anche nel film Velvet Goldmine, come membri della band immaginaria Malcolm & The Flaming Creatures.

Cinema. Bowie ha lavorato nel mondo del cinema collaborando con registi come David Lynch, Christopher Nolan e Martin Scorsese. Non mancano le sue apparizioni nei film, tra cui L’uomo che cadde sulla TerraFuryoMiriam si sveglia a mezzanotte, Absolute BeginnersLabyrinthBasquiat e The Prestige.

David Bowie: Discografia e Riconoscimenti

Discografia. Consta di 25 album in studio come solista e due con la band dei Tin Machine, per non parlare poi di quattro colonne sonore, cinque EP, 12 album live, 50 raccolte e 113 singoli.

Riconoscimenti. Bowie ha collezionato 41 nomination e 16 premi, di cui 11 per l’attività musicale, 2 per la cinematografia e 3 per l’attività multimediale. Tra i riconoscimenti più importanti nella carriera del “Duca Bianco” spiccano 4 Brit Awards (di cui 2 postumi), 7 Grammy (5 postumi), 3 MTV Europe Music Awards e 1 Saturn Awards. Nel 1996 l’artista fu ammesso nella Rock and Roll Hall of Fame e, l’anno successivo, fu premiato per il suo contributo all’industria dell’intrattenimento con una stella sulla Hollywood Walk of Fame, all’esterno dell’Hollywood Galaxy Theatre.

 

 

Veronica Mandalà

Palermitana di nascita, sono laureata in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Appassionata scrutatrice della realtà in tutte le sue sfumature, mi occupo di attualità, politica, sport e altro.

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