Il decreto Milleproroghe ottiene la fiducia alla camera

Via all’autocertificazione dei vaccini ed al taglio dei fondi alle periferie.

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Il Governo guidato dal Premier Giuseppe Conte ottiene la fiducia sul decreto Milleproroghe con 329 voti favorevoli, 220 contrari e quattro astenuti.  L’iter legislativo non è ancora terminato però, l’agenda difatti adesso prevede la discussione sugli ordini del giorno e la votazione finale. Un processo che si preannuncia lento a causa dell’ostruzionismo da parte dei deputati del Partito Democratico, che in aula hanno abbondantemente approfittato del tempo a disposizione per spiegare gli ordini giornalieri, e delle consuete baruffe, come il vivace contrasto in aula tra il Sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento Vincenzo Santangelo e Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia, che ha causato la sospensione dei lavori. In seguito Vincenzo Santangelo si è scusato ammettendo:<< Porgo le mie scuse per un atteggiamento dovuto ad un istante di dialettica politica e per una mia parola proferita. È stata fraintesa. Non intendevo suscitare l’ilarità da parte di nessuno>>. La ripresa della seduta si è potuta così concentrare sui due temi principali del Milleproroghe: l’autocertificazione dei vaccini ed il taglio dei fondi alle periferie. Il problema dei vaccini ha decisamente animato il dibattito politico, la comparsa a sorpresa dell’autocertificazione per l’ammissione nelle scuole ha scaldato Montecitorio, con questa norma difatti l’obbligo  resta solo un principio facilmente aggirabile con l’autocertificazione. Il taglio dei fondi alle periferie colpisce invece progetti già avviati da molti sindaci e prevede una decurtazione di un milione di euro, il Premier Conte ha promesso però un rapido intervento riparatore. Infine un’ulteriore polemica ha riguardato le modalità di approvazione del decreto Milleproroghe, motivo per il quale i deputati del Partito Democratico avevano occupato simbolicamente nei giorni precedenti l’aula. Francesco Boccia del PD ha dichiarato:<< sono state calpestate le prassi parlamentari, nel senso che per porre la questione di fiducia è necessario che vi sia l’autorizzazione del Consiglio dei Ministri che in realtà non c’era perché  hanno utilizzato una vecchia autorizzazione del 24 Luglio. Quando si pone la questione di fiducia è necessario farlo sul testo che in quel momento è stato lavorato dal Parlamento. C’è stato una banale errore di Fraccaro, un errore abbastanza goffo, bastava chiedere scusa, sospendere l’aula, convocare il Consiglio dei Ministri, autorizzare la questione di fiducia, poi tornare in aula>>. L’iter si preannuncia lungo ed insidioso, ma resta da registrare un calo di 21 voti rispetto alla votazione del 6 Giugno quando Giuseppe Conte si presentò per la prima volta alla Camera dei Deputati.

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