Politica

Perchè dopo l’Olanda solo Brexit? Una valutazione sui numeri.

In Olanda vince il premier Rutte e gli europeisti tirano un primo sospiro di sollievo. La formazione politica liberale del premier olandese riesce ad affermarsi, nonostante il calo di consensi, mettendo la mano sul freno alle spinte euroscettiche al primo appuntamento elettorale europeo utile. Possiamo considerare tra il novero dei vincitori anche GroenLinks (i Verdi olandesi) ma soprattutto, dato piu atteso dall’opinione pubblica europeista, la formazione della destra xenofoba guidata da Geert Wilders migliora ma non sfonda. Emblematico è il magro risultato ottenuto dai laburisti. Dopo uno sguardo ai dati vediamo perchè.

Un po’ di dati numerici

Altissima affluenza alle urne. Oltre l’82% degli aventi diritto si è recato a votare, dato che supera tutte le tornate elettorali degli ultimi 30 anni in Olanda. Il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) del premier uscente Mark Rutte conferma la sua leadership posizionandosi al primo posto con 33 seggi, espressione del 21,3% dei consensi. Il Partito per la Libertà del candidato di estrema destra Wilders PVV si posiziona al secondo posto con 20 seggi espressione del 13,1% dei suffraggi. 19 seggi conquistati dai democristiani del CDA, Appello Cristiano Democratico, che forti del 12,5% probabilmente sosterranno un’alleanza di governo con Rutte assieme a Democratici 66, formazione guidata da Alexander Pechtold, che ottiene altrettanti 19 seggi a fronte del 12% dei consensi. Emile Roemer del Partito Socialista ottiene il 9.2% e 14 eletti. Sorpresa GroenLinks (Verdi) che con Jesse Klaver ottiene l’8.9% ed una performance di +6.6 punti percentuali e 10 seggi in più. Tracollo, con 19.1 punti percentuali in meno e soli 9 seggi (ben 29 seggi in meno in una Camera che ne esprime 150 in totale), del Partito Laburista di Lodewijk Assche che racimola un magrissimo 5.7%.

Attendendo di comprendere l’influsso che il risultato olandese avrà sulle prossime elezioni francesi ed a seguire nel resto delle consultazioni previste in Europa e potendo così valutare a che punto si trova il processo di solidificazione strutturale dell’Unione Europea, è possibile tirare qualche somma. La grande mobilitazione a cui la cittadinanza olandese è stata chiamata per dare una risposta alla tensione internazionale generata dalla bolla mediatica di natura populista e antieuropeista c’è stata. Geert Wilders, a cui va dato atto dell’indubbia abilità nello sfruttare comunicativamente il contesto per incrementare la propria popolarità, non è riuscito, però, a trasformare l’attenzione mediatica nel giusto consenso. L’86% degli elettori non lo ha votato.

Data l’estrema diversificazione del voto, con grumi di consenso redistribuiti su più liste, in una campagna elettorale dominata dal vota chi vuoi ma non lui, gli olandesi hanno indicato alla classe politica quella serie di temi da considerare durante la futura attività legislativa non reputando il lavoro un problema prioritario del contesto sociale olandese e preferendo evidenziare, invece, un’attenzione maggiore per le proprie radici culturali e tradizionalistiche, per la tenuta della democrazia come sistema e per la necessità di considerare maggiormente la sostenibilità ambientale nei processi di sviluppo economico ed industriale del Paese.

Per il resto d’Europa i risultati della tornata elettorale olandese appaiono la dimostrazione che nei paesi in cui l’economia europea non si limita al mercato finanziario (come avviene in parte della Gran Bretagna), permeando invece la quotidianità del singolo cittadino in un processo a scala, che va dalle decisioni degli organi istituzionali dell’Unione sino, in ultima analisi, al semplice utilizzo pratico della moneta unica, permette di garantire la necessaria solidità del sistema socioeconomico e politicoistituzionale europeo ed anche la formazione di un movimento di opinione diffusa che, per autotutela come se si trattasse di anticorpi, ripone temporaneamente le necessità di maggiori tutele sociali per favorire la tenuta strutturale dell’intero sistema. Per questo motivo in Europa sono difficilmente ipotizzabili altre exit diverse dalla Brexit.

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Pasquale De Salve

Laureato in Filosofia, mi occupo di comunicazione politica e sociale. Qui scrivo di politica, diritti ma anche di altro. Ove conoscenza permette cerco di avere uno sguardo ampio sui fatti. Mi piace evidenziare i nodi delle questioni con un approccio riflessivo, pragmatico e razionale. Nonostante tutto, non mi piace rimanere ad immaginare ciò che c'è oltre il muro. Credo sia necessario andare a guardare e provare a capire.
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