Gli Effetti delle notizie su Internet sulle persone

Che effetto ci fa il bombardamento di brutte notizie che leggiamo ogni giorno su pc, smartphone e tablet a tutte le ore.

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Solo nell’ultimo mese, infatti, la dicitura che si usa per le breaking news davvero importanti—”++++ È SUCCESSO IN QUALCHE PARTE DEL MONDO , QUALCOSA DI TERRIBILE++++”—mi è apparsa talmente tante volte che ormai ho perso il conto.
Tentato colpo di stato , sparatoria , violenza,uccisioni, politica, terremoto, disastro, crollo del ponte, donna uccisa. Queste sono solo alcune delle mille parole che ogni giorno leggiamo e ascoltiamo e che ci bombardano.

Filtrato dagli schermi dei nostri computer e cellulari il mondo ci sembra pericolosamente in bilico, sull’orlo di qualche disastro epocale ed apocalittico.Quello che mi interessa è la nostra reazione a questa esposizione continua. Insomma, quali sono i suoi effetti? E soprattutto: ci stiamo davvero capendo qualcosa?
Viviamo in una specie di strano presente, in cui siamo sommersi da una marea di informazioni diverse e opposte e facciamo fatica nel tentativo di trovare una spiegazione, che magari non è esaustiva, ma è quella che ci appare migliore, o più conforme al mostro modo di pensare. Questo riguarda chi legge ma anche chi produce notizie. Nell’ansia generale di dover buttare fuori qualcosa, di dover fare notizia, spesso, ci vengono propinate notizie non proprio attendibili, foto non sempre realistiche degli avvenimenti, supposizioni.
“ATTENZIONE, le immagini mandate in onda da Rainews24 nel corso dell’edizione delle 19 , e che mostravano gente ferita a terra, si riferivano a una esercitazione tenutasi a Manchester nel mese di maggio e non, come erroneamente riferito, ai fatti di Monaco. Chiediamo scusa ai nostri telespettatori e ringraziamo quanti ci hanno segnalato l’errore”.
Questo accadeva, ad esempio, con la notizia della sparatoria di Monaco, del 2016. Ed è solo uno dei tanti esempi che si sono susseguiti in questi anni.
Questo susseguirsi di errori si riflette inevitabilmente sul flusso delle reazioni, per cui la risposta innescata automaticamente non è quella di cercare di capire, ma di avanzare giudizi modellati sulle proprie convinzioni .
Forse, più semplicemente, realtà, specie in alcuni casi, è irriducibile a una singola spiegazione o a un singolo motivo. Per questo tendiamo ad aggrapparci a qualsiasi cosa,male che vada, poi, possiamo sempre convincerci che è stata una falsa notizia.
A questo proposito, l’autore svizzero Rolf Dobelli in un articolo del 2013, scriveva:”i nostri cervelli sono alla disperata ricerca di storie che ‘hanno un senso’, anche se non corrispondono alla realtà.” E i media non fanno altro che offrirci storie di questo tipo, perché ormai sono strutturati per vendere emozioni e sempre meno “notizie” – almeno quelle “oggettive” e incontestabili.
A tutto ciò , naturalmente,è strettamente collegata la speculazione politica.
E qui , si arriva alla domanda che mi assilla in questi giorni: come si può sopravvivere a questa spaventosa quantità di notizie negative, e alle relative strumentalizzazioni che aggravano un quadro già di per sé complicato?
Ecco , nel 2013 On the media aveva stilato una specie di manuale sui mass media americani che si adatta bene anche in altre situazioni. Si tratta di consigli davvero molto semplici:
1)A caldo, anche i media tradizionali potrebbero diffondere notizie false
2) non credere a notizie che citano solo altri media come unica fonte
3)essere prudenti quando i media usano il condizionale
4) verificare il maggior numero di fonti
5)non credere alle fonti anonime
6)tener d’occhio i media locali
7)twittare e rilanciare notizie false, crea confusione: scegli bene.
,ma che evidentemente faticano ad essere seguiti specialmente per il modo in cui ci approcciamo a grossi eventi traumatici, specialmente in Italia.
In secondo luogo, la scelta di questo approccio alle “notizie difficili” , ha una reazione ben precisa.
Le notizie che “sconvolgono, spaventano, disturbano e allarmano possono alienare il lettore e renderlo indifeso, apatico, insensibile, e addirittura refrettario a conoscere quello che sta succedendo nel mondo.” Insomma, perché sbattersi se tutto fa schifo e il mondo va a rotoli?”, sostiene Charlie Beckett.
Si tratta di una reazione assolutamente normale e ,come tanti, anche io mi sono spesso sentita sopraffatta e mi sono detta “ basta, non ne posso più, vorrei staccare tutto.”
Ma, diciamocela la verità, nel 2018 è semplicemente impossibile “staccare”; così come è impossibile o forse irreale,isolarsi in posti o mondi dove non c’è spazio per queste notizie. I media si sono sempre focalizzati su certe cose, e hanno sempre cercato di avere la nostra attenzione in ogni modo. E noi siamo assolutamente ben disposti a dargliela, come dimostrano recenti esperimenti psicologici.
“c’è una differenza tra l’essere informato e l’essere ossessionato, ed è una linea molto facile da oltrepassare in un’epoca in cui circola liberamente così tanta informazione terrificante.” New York Magazine.
E sicuramente e anche oggi quella linea di cui parlavo poco sopra verrà oltrepassata, e sarà molto difficile fare ordine, contestualizzare il tutto, e non sprofondare nell’isteria generalizzata.