Attualità

Giada, la ragazza suicidatasi a Napoli il giorno della sua laurea

Giada, giovane ragazza di Isernia e iscritta all’Universita di Napoli, ‘convoca’ la sua famiglia per assistere alla discussione della tesi di laurea.  Appare angosciata sin dapprima che tutti i laurendi, compresa lei, entrassero in aula per vivere uno dei traguardi più importanti. Angosciata ed agitata per il terribile gesto che avrebbe dovuto compiere da lì a pochi minuti.

Finalmente si entra, ci si prepara con ansia davanti alla commissione, l’aria allegra e felice si avverte negli occhi di tutti. C’è tensione ma anche tanta soddisfazione. E’ un misto di emozioni per chiunque debba sedersi a discutere. Giada, però, non c’è. Nella confusione nessuno si accorge della sua assenza ma, quando, scorrendo l’appello, viene pronunciato il suo nome, Giada non risponde. Non è in aula.

L’orribile scenario appare poco dopo davanti ai presenti in cortile. Giada, venticinque anni, è lì. Davanti agli occhi increduli dei suoi colleghi, della gente, della sua famiglia. Il suo corpo è a terra, senza vita. Giada si è lanciata nel vuoto dall’ultimo piano dell’edificio. A nulla serve l’arrivo dei soccorsi, la ragazza muore sul colpo. Immediata la sospensione delle varie sedute di laurea in tutta l’università.

Ma cosa avrebbe spinto una cosi giovane vita a compiere un atto simile? Dalle prime indiscrezioni pare che, la stessa Giada, non avrebbe completato il suo corso di esami e, quindi, non si sarebbe potuta laureare nella giornata del tragico episodio. A causa delle tante bugie riportate e raccontate alla famiglia, Giada, avrebbe deciso di porre fine alla sua breve esistenza per via del forte senso di colpa. Altri, invece,  attribuiscono il gesto della ragazza al difficile e buio periodo nel quale vigeva.

Resta un grande senso di sgomento tra tutte quelle persone che conoscevano la ragazza. Un qualcosa di forte che spinge a riflettere sul perché di così tanta disperazione abbia portato una giovane di venticinque anni a privarsi della sua stessa vita; sul perché non abbia scelto di confrontarsi con la famiglia ,o altri, sul grande tormento che la assaliva. Domande  a cui, ovviamente, nessuno avrà mai alcuna risposta. Resta tutto un grande perché. Resta tanta rabbia per una tragedia che, sicuramente, si sarebbe potuta evitare. Resta tanto dolore..e tanti sogni infranti dalla terribile disperazione di ‘non potercela fare’.

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