Incendio sul Vesuvio, oggi ancora roghi: sdegno sui social

Famiglie evacuate e quattro giorni di incendio sul Vesuvio. Ercolano, Trecase, Boscotrecase: danni devastanti con 70 ettari in fumo. Certo non è solo “merito” dell’ultimo degli incendi che devastano l’area. Sono 8 ormai i giorni in cui i roghi distruggono l’area del Parco Nazionale del Vesuvio. Le immagini sono strazianti, tanto da rievocare la paura di ben altre calamità.

Ben tre Procure hanno aperte un fascicolo: l’ipotesi di reato (per ora contro ignoti) è quella di incendio doloso. Le forze dell’ordine, come confermato anche dal Ministro dell’Ambiente, avrebbero anche tratto in arresto un uomo colto in flagranza di reato. Ovviamente non basta. Non bastano i mezzi e non bastano gli uomini: del resto il nostro Paese vive, in tema di incendi, un momento complicato.

L’ipotesi degli inquirenti è quella che esista un disegno criminale complesso: non se ne conosce la matrice, non se ne conosce l’entità. Eppure non può trattarsi di fenomeni isolati. Quanto sta avvenendo in questi giorni non può che essere il risultato di un disegno scientifico. Stessa matrice parrebbero avere gli incendi anche in Sicilia.

Incendio sul Vesuvio: le strazianti foto del web

L’incendio che devasta il Vesuvio solletica anche i social network. Le foto, pubblicate online da centinaia di utenti, parlano chiaro. Molto più eloquenti delle troppe parole fin ora pronunciate. Immagini drammatiche degli attacchi alle aree protette: i principali roghi sono infatti tutti appiccati all’interno o di riserve naturali o di parchi nazionali o di oasi. La matrice non può essere casuale.

Incendio sul Vesuvio, Roberto Saviano: “È un disegno criminale”

Sull’argomento anche Roberto Saviano. Le parole del giornalista-scrittore sono durissime e tracciano quello che sembrerebbe essere un disegno criminale ben dettagliato e studiato.

“Perché il Vesuvio brucia? Provo a spiegarlo qui. Il Parco Nazionale del Vesuvio contende pendici alle discariche abusive, metro per metro, centimetro per centimetro in una lotta che con gli incendi è già persa. Ciò che brucia diventa discarica abusiva e le discariche sono gestite dalle organizzazioni criminali. Altrove si appicca il fuoco anche per un altro motivo: i terreni che potrebbero essere destinati a edilizia, se arsi, restano bloccati per 15 anni. Ed ecco l’ennesimo ricatto: o paghi le organizzazioni criminali per le aree edificabili oppure arrivano le fiamme a bloccare le concessioni edilizie. Il fuoco è un capitolo fondamentale per le organizzazioni criminali nel nostro Paese e il fuoco sul Vesuvio è come la Sicilia che brucia, come i roghi sulle colline di Caserta, come le montagne verdi del Cilento in fiamme.
È finito il tempo in cui potevamo chiamare piromane chi appiccava il fuoco. È finito il tempo delle balle. Basta con l’incapacità della politica di far fronte alle emergenze e basta con l’inconsapevolezza del Paese che non riesce a capire chi c’è davvero dietro questi disastri.”