Iraq, gli USA ammettono raid su Mosul

Strage di civili, gli USA ammettono di aver scatenato il raid su Mosul

Iraq, gli USA ammettono raid su Mosul

Il 17 marzo scorso oltre 150 civili sono rimesti uccisi in un raid su Mosul in Iraq per il quale gli USA ammettono timidamente delle responsabilità. Oggi, esattamente a dieci giorni dall’accaduto, le forze militari statunitensi hanno ammesso di aver sferrato quell’attacco aereo per colpire postazioni dello Stato Islamico nella zona occidentale della città irachena.

È davvero responsabilità degli americani?

Secondo quanto raccontato dai soccorritori iracheni intervenuti sul posto dopo il raid, sarebbero stati ritrovati oltre cento cadaveri, anche di donne e bambini. In realtà non è assolutamente confermato il fatto che a causare il decesso di quelle persone siano state le bombe americane: infatti, secondo fonti militari irachene, questi sfortunati civili potrebbero anche essere stati vittime delle trappole esplosive dei miliziani dell’Isis e non di un tragico errore dei bombardieri americani. Per ora le uniche certezze sono l’effettivo ruolo degli americani in quel raid e, purtroppo, la morte di innocenti.

La peggior strage di civili dal 2014

Se le ipotesi di chi accusa le forze militari statunitensi dovessero essere confermate dalle indagini in corso, si tratterebbe dell’episodio in cui hanno perso la vita il maggior numero di civili dall’inizio delle operazioni militari degli USA contro lo Stato Islamico nel 2014. Intanto le forze militari irachene hanno interrotto le operazioni a Mosul Ovest.

E Trump?

Non è una bella notizia questa per l’amministrazione di Donald Trump che in campagna elettorale aveva promesso una rapida soluzione al problema del fondamentalismo islamico. Dopo le difficoltà con il suo Travel Ban, anche sul campo militare stanno arrivando delle gaffe che non fanno certo bene alla reputazione di un Presidente che, al momento, sembra essere uno dei più contestati della storia.