“L’effetto acquatico”: Recensione

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Esce in homevideo L’effetto acquatico

Per chi lo avesse perso alla sua uscita al cinema, segnalo il buon L’effetto acquatico, opera della franco-islandese Sólveig Anspach.

Presentato al Festival di Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs, L’effetto acquatico è una commedia romantica francese che racconta- come dice il sottotitolo del film di un colpo di fulmine a prima svista.

E’ quasi sera quando il solitario quarantenne Samir (Samir Guesmi) lascia il cantiere dove lavora come gruista alla periferia di Montreuil per consumare la sua solitudine in un baretto. Ed è qui che resta colpito da Agathe (Florence Loiret Caille), una ruspante istruttrice di nuoto. La osserva, la comprende e resta divertito dai suoi modi sopra le righe, senza tuttavia trovare il coraggio di avvicinarla. Scoperto dove lavora, da nuotatore provetto decide di fingersi imbranato per prendere lezioni di nuoto da lei col solo scopo di poterla conoscere. Tuttavia, Agathe odia i bugiardi e la verità la farà infuriare, rischiando di rovinare i piani di Samir, complice l’imminente partenza per l’Islanda per ragioni di lavoro. Ma Samir non si arrenderà tanto facilmente.

Più che una storia d’amore, L’effetto acquatico è una storia di corteggiamento, di corteggiamento maldestro e imbranato incentrata su due personaggi tra loro molto diversi. L’intenzione della regista, che afferma di essersi ispirata a La ragazza del bagno pubblico di Jerzy Skolimowski, è quella di raccontare il continuo passaggio tra terra e acqua (non solo della piscina, ma anche dell’Islanda), che diventa quindi metonimia dell’innamoramento che vede coinvolti i due personaggi.

Il rapporto di coppia è un’immersione: chi abbandona l’acqua, causa per primo la rottura.

Ma la rottura può essere causata anche dalla mancanza di limpidezza, di trasparenza. E infatti nelle acque finiranno per ritrovarsi i due innamorati. ‘L’effetto acquatico è un film semplice ma piacevole e con una metafora interessante, che permette di cogliere le sfumature di un difficile rapporto di coppia, avvalendosi di una dinamica della coppia presa quasi da un Billy Wilder. Tuttavia, ha troppa fiducia nella buona scrittura del film, rinunciando ad un qualche potenziamento di regia.

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Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.