Cinema

Loro1. Recensione del nuovo film di Paolo Sorrentino

Loro. È questo il titolo della nuova pellicola di Paolo Sorrentino, regista napoletano e premio Oscar de La Grande Bellezza. Scritto con Umberto Contarello, la fotografia a cura di Luca Bigazzi. Prodotto da Indigo e da produttori francesi, distribuito da Universal. È diviso in due parti: Loro1 è nelle sale dal 24 Aprile, Loro2 lo sarà dal prossimo 10 maggio.

La recensione

I primi minuti chiariscono e confermano  immediatamente lo stile del regista che richiede attenzione e perspicacia. Sorrentino pone sempre una clausola non scritta: per vedere i suoi film devi saper guardare oltre il dialogo, l’immagine che ti si proietta davanti. E, se non hai queste particolari attitudini, guarda altro, perché lo troverai ambiguo e a tratti, temo, anche noioso. 

Loro è l’incontro tra la Grande Bellezza e il Divo, dove vizi e condanne interiori del primo baciano il narcisismo e l’ambizione del mondo politico e tutto ciò che, spesso, si cela dietro, del secondo. 

Ambizioni diverse. Diverse da quelle che sono le sue, di Lui (Toni Servillo), il Silvio (di cui il nome non viene mai pronunciato per esteso) e Loro. Ecco. Loro, ma loro chi? 

quelli che contano” come tiene a specificare in una battuta Gianpaolo Tarantini, interpretato da Riccardo Scamarcio. 

Loro che tutti, per diversi motivi, vogliono arrivare a Lui. 

E grazie all’aiuto di Kira (Kasia Smutniak), donna carismatica, personaggio centrale —perché si rivelerà unico anello di congiunzione con il Cavaliere-, lo fanno organizzando feste ed eventi a base di ricorrenti sniffate di cocaina e rapporti sessuali occasionali, proprio in una villa che dista pochi metri dalla famosa Villa Certosa, in Sardegna, luogo in cui Berlusconi trascorre le sue vacanze nel periodo tra il 2006 e il 2010, tempo-appunto- in cui sono ambientate le vicende. 

E Lui, che tra un matrimonio che sta palesemente volgendo al termine e un calciatore che rifiuta di entrare nella sua società calcistica, vuole sempre più allontanarsi da loro, ancora di più. Non lo dice mai, ma è piuttosto implicito. 

Ed è proprio in questo lasso di tempo che Sorrentino, pur tenendo a specificare che Loro è un racconto di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati, ci mette faccia a faccia con il delirio di onnipotenza del personaggio che ha avuto un inizio e avrà mai una fine.

Sceglie di mostrarcelo proprio nella disperazione di “Silvio”, che manifesta a Veronica Lario (Elena Sofia Ricci) tutta la propria frustrazione in una frase:

Ma è possibile che non riesca a concludere più un progetto?” 

E alle parole della quasi ex moglie che gli ricorda che tanto ormai hanno tutto, lui controbatte che non è ancora tutto. 

Il dialogo avviene su un motoscafo  in panne, in mezzo al mare, senza mezzi di comunicazione e con un temporale in arrivo. 

Chissà, tanto per ricordarci che puoi essere anche Silvio Berlusconi, ma un momento di merda nella vita dovrà pur capitarti prima o poi. Ironia a parte. 

Sorrentino sceglie questa dinamica per rappresentare scenograficamente la fine della prima parte di Silvio Berlusconi: un uomo politicamente interrotto, coniugalmente fallito, ricco e potente ma incapace di convincere ancora proprio tutti, come accadeva agli albori di quell’ormai lontano e rimpianto ‘94. 

Ha voglia di farci recepire un’anteprima, forse, di Loro2, che sarà, probabilmente, un Lui2: il momento delle Olgette, i processi, le assoluzioni e le condanne, non solo giuridiche. Ed ancora: il ritorno in politica; forse anche l’incontro con Francesca Pascale, attuale compagna.

E poi i fallimenti, le piccole vittorie, i nuovi avversari.

Visto che  i vecchi, i comunisti, che già più volte ha citato, sono già un pericolo scampato.

Forse ci racconterà di questa nuova fase, non solo del personaggio ma anche di questa Italia, che seppur ferita e sanguinante, comunque già diversa da quegli anni. 

Macchiata, ma macchiata anche da altro, anche da altri. Sempre da Loro, quelli che contano. 

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