“I magnifici 7” di Antoine Fuqua: recensione del film

Remake di un film omonimo di John Sturges del 1960, a sua volta ispirato a I sette samurai di Akira Kurosawa, il nuovo I magnifici 7 porta la firma di Antoine Fuqua (L’ultima alba Training Day).

Siamo nel 1879, in piena “febbre dell’oro” in California e il sottosuolo di Rose Creek ne è pieno. Lo spietato Bartholomew Bogue (Peter Sarsgaard, quasi sempre in ruoli da cattivo) ne è assetato e perseguita i cittadini sguinzagliando i suoi sicari. Gli abitanti di Rose Creek hanno solo tre settimane per decidere se accettare un misero risarcimento  per i terreni espropriati o farsi uccidere. La giovane vedova Emma Cullen (HayleyBennett), mossa anche dal desiderio di vendetta per il marito ucciso dagli uomini di Bogue, va alla ricerca di un pistolero che accetti di proteggere Rose Creek. Lo trova in Sam Chisolm (Denzel Washington), un funzionario statale che accetta, convincendo altri uomini ad unirsi a lui.

La trama

Trama abbastanza semplice, archetipica, da western classico, con tutti gli elementi chiave: il ricco prepotente, l’eroe, la donna in cerca d’aiuto, la frontiera, la febbre dell’oro, i duelli a colpi di pistola… Sulla carta c’è quanto basta per farne un film d’adrenalina, spesso facendo in modo che il western ceda il passo all’action. Il film di Fuqua smorza, però, gli entusiasmi di partenza, rinunciando da subito a qualsiasi voglia ambizione. Il confronto con il western classico, genere a cui parrebbe voler ispirarsi, è inevitabile e il film ne è lontano anni luce. Senza contare il confronto con la particolarità di un film abbastanza recente e, per certi versi, simile: The Hateful Eight di Quentin Tarantino. E’ un film piacevole ma che non aggiunge assolutamente nulla al genere, spingendo lo spettatore a chiedersi il perché della scelta di un genere sul grande schermo ormai sempre più raro.

Nel cast anche Chris Pratt, Ethan Hawke, Matt Bomer e Cam Gigandet. Il fatto che ci siano molte stars di film più “popolari” quali Twilight Magic Mike porta un po’ a pensare che si tratti forse di una versione anch’essa più “popolare” (sigh!), se non fosse che ha avuto una pre-produzione abbastanza complessa. Tom Cruise ha rifiutato questo film e- diciamocelo- ha fatto bene!

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Laureato in DAMS all’Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso “Darkside Cinema” e “L’Atalante”, è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, “Interno familiare”. Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.