Marilyn Manson a Music: Bonolis e il dissacrante stereotipo dell’italiano stupido (video)

selfi music

«La luce crede di viaggiare più veloce di ogni altra cosa, ma si sbaglia. Per quanto veloce viaggi, la luce scopre che l’oscurità arriva sempre prima, ed è lì che l’aspetta».

Con questa colta citazione, dello scrittore britannico Terry Pratchett, Paolo Bonolis introduce l’intervista al “satanico” Marilyn Manson negli studi di Music, andata in onda su Canale 5 lo scorso 6 dicembre.

Premettendo che Manson è già sul palco, visibilmente provato e con un tutore alla gamba, Bonolis mette subito in chiaro l’andazzo dell’intervista: “Your people”, indicando una schiera di fan del reverendo, in visibilio e forse truccati ad arte per l’occasione, “My people” riferendosi ad una platea di persone, che nell’immaginario utopistico del presentatore dovrebbero rappresentare “la normalità”, concludendo con “ognuno ci ha i people suoi“. Ora, solo due possono essere le ragioni che hanno salvato la giugulare del simpatico presentatore, da una fine degna del primo Hostel:

  1. La gamba malconcia di Manson, tenuta ferma da un tutore, quasi rotta a causa della caduta di una parte della scenografia di un concerto.
  2. Una distrazione della traduttrice, impegnata a stirare i veli pietosi che, da lì a poco, avrebbe steso per impedire la prematura fuga del cantante.

L’inizio della fine (l’intervista)

https://youtu.be/pss5Ep6Arp8

Per onor di cronaca va detto che, per tutta l’intervista, Manson mantiene un perfetto aplomb e un elegante autocontrollo, in un contesto paradossale, in cui solo chi ha veramente guardato il demonio negli occhi, ha la forza di mantenere la calma. A far da contraltare, un improbabile Paolo Bonolis posseduto dallo spirito di Barbara D’Urso, un mix di “faccette” idiote e battutine del miglior Paolo Ruffini, il tutto condito dalla presunzione di chi crede di star scrivendo una pagina di storia televisiva.

Non é un estratto di Bim Bum Bam…purtroppo.

Brian Warner si destreggia con savoir-faire, rispondendo alle domande con grande professionalità, mostrando l’umanità che si cela dietro l’artista ed evadendo dai soliti luoghi comuni. Bonolis approccia il tutto come se fosse a “Lo Show Dei Record“, a stento sembra trattenersi dallo scoppiare a ridere in faccia al cantante e poco ci manca che finisca a far pernacchie con la mano sotto l’ascella. Imbarazzante l’inglese sciorinato dal presentatore quando l’interprete viene meno, non capisco perché debba fingere di parlare in maniera così maccheronica, un altro stereotipo tutto italiano.

Il selfie con Gianni Morandi (l’eterno ragazzo di 73 anni)

Mentre l’antichrist superstar manifesta un’insospettabile sensibilità nei confronti delle ricchezze dell’arte italiana, Bonolis sembra essere più attratto dai genitali di Marilyn Manson e dalla sua collezioni di protesi, raggiungendo lo zenith di un’intervista tutt’altro che memorabile, chiamando sul palco, per un selfie, una giovane promessa della musica italiana: Gianni Morandi.

Gli occhi di chi ne ha viste tante, la bocca di chi vorrebbe chiamare un taxi per scappare il più velocemente possibile dagli studi di Music

Manson dà nuovamente prova della sua grande intelligenza, prima provocando scherzosamente l’eterno ragazzo  e poi aprendo le braccia ad un Gianni Morandi, che dribla l’abbraccio e si limita a battere un modernissimo cinque sulla mano del reverendo. Vi prego di andare a vedere l’espressione di sincero dispiacere che nasce sul volto del cantante satanista.

Da notare che ad accompagnare sul palco Marilyn Manson c’è un chitarrista ingiustamente ignorato, il suo nome é Tyler Bates e oltre ad essere musicista, produttore discografico è anche un apprezzatissimo compositore di colonne sonore hollywoodiane (Guardiani Della Galassia, 300, John Wick, Deadpool 2 per citarne un paio).

In conclusione: una bellissima occasione mandata in fumo proprio da chi, non senza polemiche e grandi sforzi, può fregiarsi di esser riuscito nell’impresa di far perpetrare un personaggio controverso come Marilyn Manson, nella sacra televisione generalista. Bonolis però dimentica che la forza di Manson non é relegata al solo trucco, parrucco o alle scandalose trovate sceniche del cantante e ne esce malissimo. Manson è una delle sfumature di Brian Warner, un gigante dello star system, una mente sagace e brillante ed un professionista. Nota positiva della serata, perché sarebbe troppo anche per l’anticristo, il tanto decantato duetto con Laurenti. Grazie Paolo.

Pubblicato da Giuseppe Naso

Classe 1985, alessandrino di provenienza, ragioniere per il rotto della cuffia e bassista con puntualitá da "open bar", amo la carbonara, la cinematografia anni 80/90 e "Welcome to the Sky Valley" è il cd più bello del mondo!

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