Migranti, sequestrata la nave Ong Iuventa per favoreggiamento immigrazione

La Iuventa, nave delle Ong, è stata sequestrata perché accusata di collaborare con gli scafisti

La Guardia di Costiera ha sequestrato e condotto al porto di Trapani la nave Iuventa, già fermata mercoledì al porto di Lampedusa per dei controlli, insieme a tutti i PC, smartphone e documenti della Ong tedesca Jugend Rettet. La nave, un vecchio peschereccio le cui operazioni adesso sono state sospese, ha il compito di stare al largo per soccorrere i migranti e successivamente trasportarli su un’altra nave per lo sbarco sulla terraferma, questo perché è troppo piccola per fare da spola fino alle coste italiane. Al momento, però, non sono ancora emersi collegamenti certi tra l’equipaggio, già sentito dagli inquirenti, e i trafficanti. Dunque, nessuna delle persone imbarcate è indagata per associazione a delinquere.

L’accusa mossa dalla Procura è quella, molto grave, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si indaga sui possibili contatti e collaborazioni tra la Jugend Rettet e gli scafisti. Dalle intercettazioni, infatti, si sarebbe scoperto che le missioni di soccorso venivano organizzate con ampio anticipo, attraverso chiamate diretta agli scafisti, e che quindi venissero palesemente programmate. Inoltre, secondo l’inchiesta, più volte la nave Iuventa si sarebbe recata a ridosso delle coste libiche a soccorrere profughi che non versavano in una reale situazione di rischio per le proprie vite. Punto controverso quest’ultimo, in quanto, per le Ong, un barcone stracarico rappresenta sempre un pericolo per le persone a bordo. Tuttavia, benché la Procura specifica che l’Ong in questione  è mossa da scopi umanitari e non di lucro, se non quello di ottenere più visibilità e donazioni,  secondo i magistrati ha tenuto una condotta contraria al codice penale.

L’indagine della procura di Trapani, partita dalle testimonianze di due operatori addetti alla sicurezza a bordo della nave Vos Hestia di Save the Children, dopo che l’organizzazione accusata aveva rifiutato di firmare il codice di condotta delle Ong lanciato dal ministero dell’Interno, delinea dei veri e propri accordi tra Jugend Rettet e i trafficanti di uomini sulla pelle dei migranti. In un video si vedrebbe addirittura la Ong incriminata restituire un barcone agli scafisti, dopo un salvataggio che assume i caratteri di una consegna, in vista di un loro nuovo riutilizzo.

Migranti e Ong: la difesa della Jugend Rettet

Intanto, la Jugend Rettet ha scritto un tweet in cui mostra tutto il suo disappunto e dispiacere per la sospensione delle proprie operazioni: “Per noi il salvataggio di vite umane è e sarà la priorità e ci dispiace non poter operare nella zona di ricerca e salvataggio in questo momento. Non vogliamo fare alcuna ipotesi, per questo stiamo raccogliendo informazioni a tutti i livelli”. Inoltre Leonardo Marino, l’avvocato difensore dell’associazione umanitaria, ha fatto già sapere che farà ricorso al tribunale del Riesame di Trapani contro il sequestro.

Migranti: l’impegno della politica

Una indagine, questa, che scoperchia il business legato alle tratte di esseri umani tra le coste libiche e quelle europee, italiane in particolare, e che dimostra come ci si trovi di fronte ad una grave crisi umanitaria, favorita dal dissolversi dello stato libico e dalle inefficienze degli stati europei, in cui non mancano le speculazioni di chi, sia tra i trafficanti che tra gli operatori di alcune Ong, vuole trarre profitto da quella che sembra essere una nuova tratta schiavista in chiave moderna. Spetta alla Politica, con la P maiuscola, e alla coesione dei governi europei porre fine a tutto ciò.