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Milan, ecco perchè oggi non è più una big

Sanguina ancora la ferita di Atene per il Milan. In quello stesso stadio che ormai 11 anni fa ha regalato ai tifosi rossoneri la gioia della settima Champions League, si è consumata per il “Diavolo” l’ennesima delusione degli ultimi anni. La sconfitta per 3-1 contro l’Olympiakos che ha sancito l’uscita dall’Europa League, ha rappresentato un nuovo passo falso nel percorso di rinascita del glorioso club meneghino. Sembra passata un’eternità dai tempi in cui fra le fila rossonere
sfilavano campioni come Van Basten, Weah, Baresi, Maldini, Kakà. Un periodo di trionfi italiani ed europei lunghissimo che ormai ha lasciato spazio a stagioni di risultati mediocri. Un declino iniziato tanto tempo fa e che non sembra più esaurirsi. Le motivazioni di questo declino sono da ricercarsi già nel periodo immediatamente successivo degli ultimi trionfi.

Il 2012-13, l’esodo dei senatori

Il buco finanziario dei rossoneri, porterà il presidente Silvio Berlusconi a dover sacrificare una serie di giocatori per risanare il bilancio. Ibrahimovic e Thiago Silva partiranno alla volta di Parigi per rimpinguare le casse della società ma fu l’addio congiunto dei senatori a ridimensionare le cose: Gattuso, Nesta, Seedorf, Van Bommel, Zambrotta lasceranno un vuoto non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto di personalità. La campagna acquisti sarà florida in termini di numeri, ma non certo di qualità: Traorè, Niang, Bojan, Zapata, Constant, Acerbi fra gli altri. Da qui inizia il declino milanista.

Il 2014, l’esonero di Allegri, Seedorf e Co

Il pessimo avvio di campionato costerà a Massimiliano Allegri la panchina. A sostituirlo Clarence Seedorf che, nonostante una non fantasmagorica campagna acquisti di gennaio, riuscirà assieme al miglior Balotelli della carriera e l’estro di Taarabt a sfiorare l’Europa. L’esonero dell’olandese è tutt’oggi inspiegabile: un errore sia dal punto di vista della stabilità che finanziariamente, ponendo sul taccuino un altro stipendio da pagare. Dopo di lui Filippo Inzaghi, Sinisa Mihajilovic, Cristian Brocchi, Vincenzo Montella, Gennaro Gattuso. Continui esoneri e poca pazienza: c’è chi ha fatto peggio ma, quando la rosa è da sesto-settimo posto, non si possono pretendere miracoli. Non è il blasone a scendere in campo.

Veniamo a ciò che ha cambiato tutto: la società. Dopo decenni di trionfi, Silvio Berlusconi ha deciso di vendere la società. Lasciamo stare per un secondo le stranezze relative ad un closing che è si è protratto per troppo tempo, lasciando la squadra in balìa di un’instabilità degna di una società sull’orlo del fallimento. Una volta arrivata la chiusura dell’affare, a Milano si è presentato Yonghong Lì: un personaggio con poche luci e tante ombre che ha lasciato la società meneghina in mano a due dirigenti, Fassone e Mirabelli. La loro campagna acquisti, dai costi faraonici, è passata per essere meglio di ciò che era. Rosa completamente stravolta, 9 giocatori nuovi su 11 in formazione. La gestione sbagliata dell’unico vero fuoriclasse in campo (Bonucci e la sua fascia da capitano), il crollo di Kalinic, i problemi fisici di Biglia, il rendimento sotto le aspettative di Calhanoglu e Andrè Silva, hanno portato ad un conto ancora più in rosso che ha fatto infuriare la Uefa.
A risanare la cosa ci ha pensato il fondo Elliott che, ripresa la società da Lì, ha ripianato per ciò che poteva il bilancio, salvando la stagione europea dei rossoneri. L’aver chiamato Leonardo e Maldini in società e l’acquisto di Higuain aveva illuso i tifosi rossoneri: l’acquisto del Pipita non poteva far diventare una campagna acquisti pressochè nulla sino ad allora, da 10. Gattuso e Higuain da soli non possono fare miracoli, con una rosa che è praticamente la stessa che lo scorso anno è arrivata sesta in campionato e che, negli ultimi anni, ha ottenuto un ottavo, un decimo e un settimo posto.
Posizioni da metà classifica per una squadra da metà classifica. Lo status di big si mantiene ottenendo risultati che il Milan ormai non ha da tempo. Non sono le coppe del passato a scendere in campo, ma i giocatori di oggi. Che, comunque, sono attualmente al quarto posto.

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