Musica

Salumeria della Musica chiude a Milano

Non vi è alcuna crisi economica o alcuno screzio con i proprietari, le eredi dei gioiellieri Tavazza, dietro la scelta di chiudere i battenti del noto club milanese La Salumeria della Musica, dopo 18 anni d’attività.

Solo “stanchezza”, tende a precisare Massimo Genchi Pilloli, storico fondatore e gestore del locale, su cui pende la scelta di abbandonare la sua creatura dopo una così intensa attività live.

La Salumeria della Musica

Locale storico e punto di riferimento per gli amanti della buona musica, La Salumeria della Musica tenne il suo primo concerto il 31 dicembre 1999, con l’esibizione del crooner Nicola Arigliano. Nei suoi diciotto anni di storia, si sono esibiti sul suo palco i più grandi artisti italiani e stranieri.

Nato come jazz club in un’ex fabbrica di catene d’oro, La Salumeria della Musica è divenuto in breve tempo uno dei perni centrali della diffusione culturale nella capitale della moda. Lo storico locale milanese è un pezzo di storia musicale che chiude i battenti dopo avere ospitato importanti concerti d’esponenti della musica internazionale come Pat Metheny, Joss Stone, Keith Emerson e Norah Jones, lanciata proprio alla Salumeria nel 2002. Tra gli artisti italiani ci sono stati anche Enrico Rava, Stefano Bollani, Samuele Bersani, Gino Paoli, Fabrizio Bosso ed Enzo Jannacci, che ha animato anche una scuola di cabaret. Allo stesso modo, anche Diego Abatantuono creò nel 2002 una compagnia stabile di comici che poi passò in televisione. Ovviamente ci riferiamo a Colorado Cafè.

La programmazione del locale proseguirà, in ogni caso, fino a metà aprile, poi l’addio definitivo.

 Le motivazioni

Massimo Genchi Pilloli spiega che “il locale va bene. Sono io ad essermi stufato di questo mondo. Tanto è vero che non so cosa farò in futuro. Non ho neppure pensato a qualcuno che potesse rilevare la Salumeria: a Milano c’è poca gente disposta a investire sulla musica di qualità”. Il problema fondamentale per Genchi Pilloli consiste nel fatto che “Il pubblico non cerca più la qualità”, infatti, continua a precisare che “Noi abbiamo cominciato col jazz, ma via via, per far andare avanti l’azienda, abbiamo dovuto cambiare. Sono costretto a mettere in programmazione serate più lontane dal mio gusto, come i tributi a grandi del passato, ad esempio Lucio Battisti. Qui il pubblico viene, ma dieci anni fa non l’avrei mai fatto, preferendo di gran lunga un concerto di Renato Sellani. Gradualmente il livello del pubblico, e della musica, si è abbassato. E anche per me c’è un limite a tutto”.

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Alfonso Fanizza

Storico-critico musicale, laureato al D.a.m.s. e in possesso di un Master in “Manager della gestione e organizzazione di eventi culturali e artistici”. Grande appassionato di musica, libri e cinema, con una particolare predisposizione al viaggio.
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