Salute

Morbo di Alzheimer: Sintomi Iniziali e Diagnosi Precoce

Che cos'è l'Alzheimer e cosa comporta, ecco le informazioni utili a riconoscere il morbo

Degenerativo e progressivamente distruttivo per le cellule del cervello, la malattia di Alzheimer lede le funzioni intellettive e trasforma negativamente personalità e condotta relazionale, manifestandosi nella più comune perdita di memoria. Prende il nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che nel 1907 ne descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici, come le placche e gli aggregati neuro-fibrillari.Peggiorativo ed attualmente incurabile, il morbo di Alzheimer-Perusini rappresenta oggi un complesso dosso cui far fronte per pazienti e familiari coinvolti. Non a caso l’AD, che si svincola, diversamente dalle credenze popolari, dallo status di vecchiaia, è la più comune causa di demenza (nel 70% dei casi): è stato stimato che questa malattia colpisca circa il 5% della popolazione sopra i 65 anni e tra il 20 ed il 40 % della popolazione sopra gli 85 anni. In Italia oggi il numero di malati di Alzheimer è di 450.000 (4.000.000 negli Stati Uniti); un numero potenzialmente crescente nell’anno 2020.

“Immaginate il vostro cervello come una casa illuminata: ora immaginate che qualcuno spenga le luci una ad una; questo è quello ch e fa l’Alzheimer. Spegne la luce in una stanza e poi nell’altra e le idee, le emozioni e la memoria si affievoliscono e cessano del tutto. Sfortunatamente, come sanno bene tutti i familiari dei malati, non c’è ancora nessun modo per evitare che le luci si spengano, almeno per ora”

Madeleine Nash, Time, luglio 2000

Sintomi del morbo di Alzheimer

Tra i conosciuti campanelli d’allarme, i sintomi premonitori della malattia, condensata nella perdita di memoria, consistono talvolta nella compromissione delle capacità lavorative, difficoltà nelle attività quotidiane, problemi di linguaggio, disorientamento nel tempo e nello spazio, cambiamenti di umore, di comportamento o ancora di personalità. A livelli di maggiore gravità, agnosia (difficoltà di riconoscere le persone), aprassia (difficoltà nel maneggiare gli oggetti) ed afasia (problemi del linguaggio), con potenziali attacchi epilettici, degenerano la conduzione di vita del malato. Questo, dimentico delle regole di un comportamento corretto, può agire spropositatamente anche in presenza di un qualsivoglia pubblico: in condizione di estremo caldo, può spogliarsi; colto da impulsi sessuali può masturbarsi in pubblico, utilizzare un linguaggio volgare o avanzare richieste sessuali. Può fraintendere un’offerta di aiuto, interpretarla come una minaccia e dunque reagire aggressivamente. L’incapacità di esprimere chiaramente le proprie esigenze lo induce infine ad urlare o vaneggiare laddove questo si senta solo o spaventato.

Le cause dell’Alzheimer

Far risalire la malattia ad un’unica causa è improbabile: studi specifici hanno dimostrato che l’anatomia del processo neurodegenerativo coinvolge soprattutto il sistema limbico e la corteccia associativa, con una diminuzione di marcatori colinergici (stimolanti il sistema parasimpatico), tra cui l’acetilcolina (ACh), la noradrenalina, la serotonina, la dopamina, il glutammato e la sostanza P.

Ma è in particolare una proteina a porsi oggi sotto i riflettori della scienza e della medicina: la beta amiloide.  Una delle alterazioni riscontrate nelle fasi più precoci della malattia, infatti, è il malfunzionamento della trasmissione fra sinapsi, dovuto, secondo alcuni test sperimentali, al ruolo delle vescicole extracellulari, porzioni di membrana rilasciate dalla cellula per trasportare sostanze all’esterno, nello sviluppo della malattia. Queste vescicole, che assumono molteplici ruoli, se contenenti o esposte ad un accumulo della proteina beta-amiloide causano la morte dei neuroni e lo stravolgimento delle sinapsi stessi, compromettendo i meccanismi alla base della memoria e dell’apprendimento. 

Diagnosi

Non esiste un singolo test diagnostico per la Malattia di Alzheimer (AD), ma diversi esami clinici e strumentali utili alla diagnosi. Una valutazione neurologica accurata può confermare o smentire il sospetto di decadimento cognitivo. Per valutarne subito successivamente la presenza e monitorare la progressione del declino, vengono spesso utilizzate scale di valutazione rapide e standardizzate e test neuropsicologici più complessi, che forniscono una valutazione più approfondita e completa delle funzioni cognitive del paziente.
È oggi possibile riconoscere quando si stanno accumulando beta amiloide e gomitoli neurofibrillari nel cervello e porre diagnosi di malattia di Alzheimer quando il disturbo di memoria è ancora lievissimo e non disabilitante. Sono necessari esami sofisticati quali la Risonanza magnetica ad alta definizione, la Tomografia ad Emissioni di Positroni con tracciante per l’amiloide ed una rachicentesi (puntura lombare con dosaggio di beta amiloide).

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