Morte Mauro Rostagno: 30 anniversario dell’omicidio del giornalista

Oggi è il trentesimo anniversario della uccisione del giornalista Mauro Rostagno.

Mauro Rostagno

Quando è stato ucciso, Mauro aveva quarantasei anni e aveva già vissuto molte più vite di quella dimostrata dai suoi anni. L’ultima la vive a Trapani.Nel capoluogo siciliano Rostagno arriva dopo un percorso travagliato. Da Torino si era trasferito lì per frequentare la nuova facoltà di sociologia. Con Adriano Sofri, è stato il fondatore di Lotta Continua .Poi la scoperta delle filosofie orientali, che ama. Inizia a viaggiare in India i con la compagna, Chicca Roveri, la figlia Maddalena e l’amico Francesco Cardella. Infine l’ultimo approdo in Sicilia, a Lenzi, in provincia di Trapani. Ma l’impegno di Rostagno non si arresta: gli basta partecipare a una trasmissione di una piccola televisione locale, “RTC”, per capire la forza di questo mezzo. E così nasce il Rostagno giornalista, la sua vera passione e vocazione, e dagli schermi di “RTC” inizia a denunciare le vicinanze e gli abusi di mafia e politica locale. I suoi interventi in diretta televisiva hanno letteralmente fatto storia, alcuni stralci sono visibili in internet e tutt’oggi sono visionatissimi dagli utenti della rete. Ciò che Mauro Rostagno era riuscito a scoprire va ben oltre la Sicilia , i suoi ambienti , i suoi riferimenti e spazi nei quali ha vissuto, agito all’epoca dei fatti, perché il tutto si mischia con altri torbidi “casi irrisolti” fuori dal suo territorio. Per questo motivo il ricordo di un uomo, audace e tenace come pochi, andrebbe sempre mantenuto vivo e trasmesso alle future generazioni. Ancora oggi, dopo ripetute indagini, ripetuti processi, ripetuti depistaggi, ripetuti complottismi, non è stata pienamente appurata la verità.
Per Trapani e questa fetta di isola il suo arrivo è stato come uno choc, soprattutto quando sono iniziate le inchieste televisive. Nomi e cognomi di mafiosi detti davanti alle telecamere, prese in giro dei boss locali, naso ficcato nei malaffari. “E’ meglio che un giornalista esageri piuttosto che taccia” era una sua frase. Puoi immaginare che terremoto. E infatti Trapani ci ha messo un po’ a elaborare la sua vita e la sua morte. La prima manifestazione è del 2004. Da allora è vero che le iniziative si sono moltiplicate. Non si possono fare classifiche: penso al contributo di tutti i suoi amici degli anni di Trento che da subito hanno iniziato a raccogliere materiale di documentazione sia sulla sua figura che sulla sua morte, e ad organizzare convegni. E come dicevo prima ci sono i frequentatori di Macondo, un universo a sé».
Avevo 15 anni nel 1988, ne avevo 23 nel 1996, ero giovane e c’erano state altre fasi da superare. Al momento dell’arresto di mia madre ho capito che dovevo conoscere perfettamente tutti gli aspetti della vicenda per non cadere in un altro incubo. Tutto quel fango dai giornali e dalla Procura, quelle ricostruzioni false del nostro mondo, non le potevo accettare. Studiare e quindi raccontare sono stati gli strumenti che avevo in mano e con quelli ho giocato la mia partita. Abbiamo conservato tutti gli articoli, per anni, fino al processo, e prima di me era stata Chicca fin dall’inizio a mettere da parte qualsiasi cosa riguardasse questa storia. Ciò che mi dava più rabbia era la descrizione di un Mauro nell’ultimo periodo triste e solo che molti volevano dare. E’ sempre stato allegrissimo, gioioso».
Sono queste la parole di sua figlia, Maddalena che oggi vuole ricordarlo lasciando una lunga intervista su Riforma.It.
Sono pochi i giornalisti come Mauro che vanno davvero controcorrente. Finalmente, nel 1997, viene imboccata la strada giusta: il delitto era opera della Mafia. Questo ficcanaso andava messo a tacere.
Nel 2011, a 23 anni dai fatti, si apre il processo contro Vincenzo Virga, capo della cosa trapanese, in qualità di mandante, e Vito Mazzara, quale esecutore materiale dell’omicidio.
La sentenza di primo grado li condanna entrambi all’ergastolo.
Molte sono le manifestazioni previste in questi giorni in tutta Italia: da Trento a Torino, da Trapani a Palermo per ricordare la figura di Rostagno, sociologo, giornalista, ma più di tutto, uomo libero.