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Mostra sulla caduta del Muro di Berlino di Luciano Ferrara a Napoli: Date e Programma

Inaugurazione 31 ottobre alle 17:30 a Napoli della mostra fotografica "Berlino 1989. Frammenti di muro-persone" di Luciano Ferrara.

Sono passati 30 anni  dal crollo del muro di Berlino. Un muro che ha diviso una città, intere famiglie e la vita di una intera comunità. Una data, che la Germania non ha dimenticato.

In occasione del trentennale dalla caduta del Muro di Berlino, il 31 ottobre alle 17:30, a Napoli presso la  Cappella Palatina, Museo Civico in Castel Nuovo (Maschio Angioino), sarà inaugurata  la mostra “Berlino 1989. Frammenti di muro-persone”, un progetto espositivo che a partire dalla fotografia di Luciano Ferrara indaga il rapporto tra la memoria storica e i linguaggi artistici.

L’ esposizione indaga il rapporto tra memoria storica e linguaggi artistici attraverso le fotografie di un maestro del fotogiornalismo partenopeo, che fu testimone di quelle ore di gioia, incredulità e speranza che hanno cambiato la storia del mondo.

Barbara Martusciello, commentando il progetto di Luciano Ferrara scrive:«Il suo sguardo fotografico è asciutto ma capace di cogliere l’anima di ogni collettività e individualità ritratte: se, come scrisse Susan Sontag (in: Sulla fotografia: realtà e immagine nella nostra società, Einaudi, Torino, I ed. 1978) fotografare significa “appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza, e quindi di potere”, ebbene, di questo “potere” Luciano Ferrara fa a meno, con grande convinzione morale e quell’empatia che prova per i soggetti fotografati ai quali si avvicina senza mai sovrastarli». Le fa eco Graziella Portia che aggiunge: «Ragionare di fotografia e di confini ci aiuta a squarciare il tempo, a riproporre nel presente l’ambiguità di un passato che, proprio perché si rivela ancora attuale, necessita di una rilettura. Rilettura che avviene abbattendo i confini tra i linguaggi artistici e accogliendo nuove voci, per restituire immagini non più solo visive, ma che, frammentate, si ibridano con lo spazio, con la materia e con il suono». 

Nino Daniele, con estrema precisione, aggiunge: «Il confine è uno spazio ambiguo: la linea che separa due entità è contemporaneamente, inevitabilmente, anche quella sulla quale si incontrano. Ma qualche volta il confine è un muro, che blocca il passaggio e lo sguardo, spesso sorvegliato da uomini armati, attrezzato con armi omicide».

Mi piace riportare una breve intervista rilasciata da Luciano Ferrara qualche anno fa a Paolo De Luca per ‘LA REPUBBLICA‘. Il fotoreporter partenopeo così ricorda quei momenti: “Sono arrivato in Germania la notte del 9 novembre. Mi trattenni a Berlino fino a Capodanno, il primo libero della capitale tedesca, con oltre un milione di persone in piazza a festeggiare. Durante la breve passeggiata per arrivare all’affollato posto di frontiera, vicino la Porta di Brandeburgo mi misi in fila per ricevere sul passaporto il timbro per il passaggio ad ovest. Nonostante le frontiere aperte, era comunque necessario un permesso burocratico della polizia al checkpoint.. Quando arrivò il mio turno, il Volkspolizei alzò gli occhi, indirizzando il suo sguardo dietro la mia testa. Mi voltai incuriosito, e solo allora notai lo specchio sistemato in alto: serviva al funzionario di turno per controllare se qualche clandestino stesse strisciando a terra per eludere i controlli”.

Vedendo le fotografie e parlando con Luciano mi sovviene ciò che scrisse Pino Bertelli: «Il fotogiornalismo di Ferrara è scevro dalle compiacenze editoriali, dalle affettazioni di cronaca, dal calcolo egoista dei giornali/riviste a grande tiratura, che invece incensano fotografi più adatti agli scaffali dei centri commerciali, gallerie d’arte d’accatto, musei dell’acqua benedetta… tutta roba che serve a vendere le immagini e non a riflettere su come va il mondo. La visione fotografica di Ferrara è austera, quasi “secca”, come un colpo di fucile sparato in bocca a un despota d’altri tempi o a un primo ministro, capo di Stato o papa che pensa di essere dio… sono la medesima cosa… incarnano il privilegio della feccia. Nelle fotografie di Ferrara, la bellezza, la risolutezza, la dignità, sono colti al volo e l’autobiografia, più o meno travestita, è sempre sul bordo della sensibilità o della coscienza di essere testimone della sofferenza e dell’indignazione… le sue fotografie vanno sempre oltre il respiro amoroso che disperdono sui marciapiedi della vita e sembrano avere un appuntamento con l’eternità».

La mostra sarà aperta al pubblico dal 31 ottobre fino al 1 dicembre 2019, osservando questi orari: lunedì-sabato h10-18.30, domenica h10-12

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Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.
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