“Paterson” di Jim Jarmusch: Recensione

Presentato in concorso a Cannes, Paterson di Jim Jarmusch è uno dei film più acclamati dell’anno.

Ogni mattina Paterson (Adam Driver) si sveglia accanto al corpo dell’amata moglie Laura (Gholshifteh Farahani). Ogni mattina Paterson guida il suo autobus, Paterson 24, nella città che porta il suo stesso nome. Paterson, attraverso lo specchio retrovisore dell’autobus, osserva la vita ordinaria della sua città. Ogni cosa, anche la più piccola e insignificante sembra colpirlo e perturbarlo fino a diventare sua fonte di ispirazione creativa, perfino una scatola di fiammiferi. Sul suo scaffale pieno di libri, perfino un romanzo porta il suo nome.

Paterson lotta ogni giorno per sfuggire alla mediocrità dell’uomo ordinario, rifugiandosi nel proprio spazio creativo e annotando su un taccuino una serie di scritti di dubbio valore letterario. L’immaginazione è la sua arma. Paterson è un piccolo osservatore del mondo e osserva la realtà circostante cambiare, giorno dopo giorno, fino a prendere una forma più personale, venendo assorbita dalla sua stessa immaginazione.

Il mondo ordinario è, però, intriso di talenti nascosti, di artisti mancati con una creatività più potente della sua. Persino sua moglie Laura, che avrebbe voluto essere una musicista country, è l’emblema della creatività: ha un suo stile personale (a ritagli in bianco in nero), è un’ottima arredatrice e cucina dei bellissimi cupcakes. Paterson non si arrende alle piccole sconfitte ordinarie. Sa che l’immaginazione è la cosa più preziosa che ha…

La creatività è un atto ordinario. Paterson è una canzone malinconica ed insieme un racconto sulla disillusione.

Pur senza mai mostrare una scena devastante, Jim Jarmusch racconta le disillusioni del piccolo uomo. La morale pessimista è ancorabile al precedente Solo gli amanti sopravvivono, ma questa volta ha una dimensione più sottile. Questo è perché il racconto è filtrato dal punto di vista del protagonista, che osserva la realtà con gli occhi ingenui di chi- nonostante tutto- non perde mai l’immaginazione.

Anche il racconto per immagini sembra riflettere il desiderio creativo del protagonista, prendendo la forma di un diario scandito in giorni della settimana e di immagini che sembrano vignette di un graphic novel.

Tutto ciò che “sta sopra”, sopra la testa di Paterson al di fuori della sua visione del mondo può essere sognato e immaginato e una frase del film esprime bene questa morale: Would You Rather To Be a Fish?

Laureato in DAMS all’Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso “Darkside Cinema” e “L’Atalante”, è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, “Interno familiare”. Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.