Picasso Parade al Capodimonte di Napoli: Opere e Racconto della Mostra

Continua il nostro viaggio dell’arte nel capoluogo campano, in questa calda primavera che ormai sta lasciando il posto all’estate visitando Picasso in mostra a Napoli, al Museo di Capodimonte, per celebrare il centenario del suo viaggio in Italia, con l’esposizione del dipinto Parade, il più maestoso dell’artista.

Terza tappa: Picasso Parade al Museo di Capodimonte di Napoli

Dopo la parentesi classica con un gradito ritorno in Italia di Caravaggio, torniamo apparentemente al moderno visitando una mostra allestita dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Sopraintendenza Pompei, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Teatro dell’Opera di Roma, con diversi contributi tra cui Regione Campania , Fondazione regionale Donnaregina e società regionale Scabec.

L’artista catalano, cent’anni fa venne in Italia. Un viaggio di tre mesi, da febbraio 2017, che compì insieme all’amico Jean Cocteau per allestire il balletto russo Parade, che andò poi in scena a Parigi a maggio dello stesso anno, su soggetto dello stesso Cocteau e musica di Erik Satie, balletto del coreografo Leonide Massine. Durante questo soggiorno la troupe soggiornò a Roma, ma visitò tre volte Napoli e Pompei lasciando numerose testimonianze che sono rinvenibili nella mostra.

Siamo verso la fine della prima guerra mondiale, Picasso in Francia e in tutta Europa è già il famoso e talentuoso pittore cubista di avanguardia, richiamato dal suo amico Cocteau (poi suo testimone di nozze con la prima ballerina del Balletto Parade) si incammina in Italia per allestire questa scenografia in attesa della prima dello spettacolo. Il viaggio in Italia fu quasi illuminante per il pittore permettendogli di confrontarsi con diverse tradizioni culturali: il folkrole del popolo napoletano, rinvenibile in ogni vicolo e in ogni piazza della rumorosa città (a tratti molto catalana), le sue maschere e i presepi che Picasso comprò come souvenir, e il ritorno al classicismo del passato in una storica Pompei. Le magnificenze di Napoli toccarono Picasso “uomo che ha sapientemente costruito il suo mito”, così come la sua cultura popolare di cui egli restituisce la forza vitale nello straordinario sipario concepito per il balletto Parade, la più grande opera del catalano, una tela di 17 metri di base per 10 di altezza, proveniente dal Centre George Pompidou di Parigi ed esposta altrove solo in rare occasioni date le sue importanti dimensioni.

Picasso a Napoli: la mostra

Ma addentriamoci ora all’interno della mostra, esposizione curata dal direttore del Museo di Capodimonte e i suoi curatori in modo da mettere in risalto proprio il legame tra l’artista cubista e le sue influenze italiane che hanno contribuito all’abbandono del suo stile caratterizzante per riabbracciare il classicismo.

Sono tre sale e tutte hanno un fil rouge nel colore delle pareti: azzurro Napoli e giallo Pompeiano, come a sottolineare che nulla – neppure i parati – è stato lasciato al caso. L’allestimento della prima sala che porta il nome di “Napoli”, pone in rilievo il fatto che Picasso fu ispirato ed influenzato dalla Partenope moderna, con l’allestimento di una serie di colonnine recanti marionette e pupi con particolare attenzione alla tela di Emilio Musmeci, proveniente da Palermo – Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, dal titolo “Cavaliere Cristiano: Orlando” del 1920 cc.

Una volta inquadrati i diversi aspetti della cultura tradizionale locale si passa alla seconda sala che mostra il legame più generico dell’intera Italia con il pittore catalano rinvenibili soprattutto nel sipario di Parade. In una cornice giallo pompeiano la sala è molto suggestiva, grazie a fotografie di Picasso e Cocteau tra le rovine di Pompei o nei vicoli di Napoli, tra schizzi e lettere scritte a futura memoria o per gli amici sembra davvero di fare un salto nel tempo e ritornare in quegli anni ed essere parte integrante dei pensieri e delle bozze che hanno poi reso possibile la realizzazione di tale magnificenza artistica.

“Cantiamo canzoni napoletane e siamo molto felici!” si legge sulle pareti di questa sala, e sono parole di Cocteau e Picasso e sembra davvero di sentirli fischiettare “’O sole mio”.  Ma il tour adesso abbandona per un attimo Napoli per aprirsi all’Italia con una serie di confronti fra le opere di Picasso e grandi classici del passato, come ad esempio nell’opera “I due fratelli” di Picasso e l’affresco “Teseo e il Minotauro” conservato al Museo archeologico di Napoli, il Minotauro sembra davvero rivivere nel maggiore dei due fratelli di Picasso.

A questo punto si ritorna al cubismo per gli ultimi lavori e le ultime influenze rinvenibili in alcune bozze dell’Arlecchino, prima del suo dipinto definitivo in stile classico, a cui è riservata una intera parete. Ed eccoci ritornati a Napoli con Pulcinella, la famosa maschera locale che Picasso fa sua, così come aveva fatto sua Arlecchino, e usa le due maschere come raffiguranti la sua duplice e contraddittoria natura, da lì in poi inizia a raffigurarli sempre insieme, quasi inseparabili. A questo punto le ultime due pareti della sala due iniziano a far capolino gli elementi caratterizzanti di Parade in due esposizioni: Picasso e la scenografia e i Musici.

“Parade scombinerà le idee di molti spettatori. Saranno sorpresi,certo, ma nella maniera più gradevole”, sono le parole di Apollinaire ad introdurci nei vari bozzetti di teatro e musicisti dell’immaginario picassiano, prima di addentrarci nell’ultima sala, ultimo step che ci condurrà – infine – allo stupore di una sala spoglia contenente solo Parade.

Ed eccoci nella terza sala, progettata con pannelli di legno triangolari che ricreano decor del passato in modo da contestualizzare gli originali bozzetti dei costumi. E cosi troviamo i protagonisti del sipario: Picasso, l’artista si autoritrae con le sembianze di una scimmia seguendo la tradizione artistica che vuole che la scimmia imita l’uomo come l’artista imita la realtà; Olga Chochlova, prima ballerina del balletto; Fortunato Depero, pittore e scenografo del balletto è ritratto nelle vesti del torero, in un gioco di assonanze con il suo cognome; Igor Stravinskij, il musicista è ritratto con la sua tipica posa a braccia conserte nelle vesti del Moro; Mary Pickford, la famosa attrice a cui si era ispirato Cocteau per il personaggio della ragazzina americana ritratta col cappello e la collana di perle; Sergej Djagilev, impresario del balletto, viene ritratto ironicamente nelle vesti del marinaio napoletano ad esaltare il suo mal di mare. A questo punto, dove tutti i personaggi sono chiari, il contesto storico e le influenze culturali ed artistiche spiegate con dovizia di particolari, si arriva alla scoperta del capolavoro, il Sipario di Parade, esposto in una Sala da Ballo spoglia, in modo da catturare l’attenzione dello spettatore senza possibilità di distrazioni.

Una mostra curata nei minimi dettagli, una cura del percorso fra le sale meticolosa, un susseguirsi di elementi che conducono lo spettatore ad avere tutti gli elementi di completezza durante il tragitto per arrivare così all’opera già sapientemente indirizzati. Una mostra che oltre ad avere un carattere artistico di spessore ha anche un senso pedagogico tale da renderla fruibile anche ai non addetti ai lavori e ai non esperti di arte. Questo riuscirà senz’altro a rendere questo percorso di vita dell’artista catalano alla mercè di un parterre ampio di persone e non solo ad una nicchia di studiosi. Sicuramente da tenere d’occhio le mostre future in questo contesto, la diffusione della cultura in maniera così esemplare è sempre una gradita scoperta.

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Social Addicted. Sceneggiatrice su whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le sue due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.