Attualità

Rivoluzione Russa, a 100 anni da quell’Ottobre 1917

Ognuno ha avuto a che fare con la Rivoluzione Russa una volta nella vita. È un passaggio obbligatorio che tra i banchi di scuola non può mancare. Da alcuni il momento rivoluzionario è etichettato giustamente come storia, i fatti sono ben noti a tutti. Tra il 6 e il 7 novembre (nel calendario giuliano era ottobre) l’insurrezione popolare e armata riuscì a mettere in fuga il governo provvisorio di Kerenskij, che a sua volta aveva spodestato lo zar.

La rivoluzione inaspettata, però, per vicissitudini storiche è ricordata più come un’idealizzazione che come un fatto storico. Da qui, più che dai moti francesi, il rivoluzionario diventa una figura quasi romantica più che sovversiva. Diventa un ruolo che, per oltre un secolo, vuole essere imitato.

Ciò che successe nel 1917 entrò nella mente di ogni essere umano come emblema di meta da raggiungere. Da allora, soprattutto, l’iniziativa popolare divenne condizione sin qua non per il raggiungimento di qualsiasi obiettivo. È stato il momento in cui si è affermato il mito della massa, che ancora persevera nelle nostre menti.

Rivoluzione d’Ottobre, quella che mai arrivò in Italia

Quando l’euforia popolare lasciò il posto ai rigidi anni della Guerra Civile qualcosa era già cambiato. Quella che sarebbe stata l’Unione Sovietica iniziava ad avere una gerarchia di comando, necessaria per difendere la Rivoluzione in guerra.

Quando nel 1923 questa finì, l’Europa vide nascere una potenza con una forza attrattiva immensa. Il mito di Lenin, nel frattempo venuto a mancare e il mito di Stalin si diffusero tra i neonati partiti comunisti nel periodo tra le due guerre. In Italia, in particolare, il Fascismo fu la risposta a tutto ciò.

Quando dopo il ’45 l’alternativa conservatrice fallì sotto gli occhi di tutti, si tornò a pensare all’utopia del 1917. Nella Penisola il cambiamento sarebbe potuto arrivare in ogni momento, e ci furono momenti in cui ciò stette per avvenire.

Palmiro Togliatti, storico leader del Partito Comunista Italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fu lui, dopo la proclamazione della Repubblica, ad abbandonare la “strada rivoluzionaria”.

Ma l’Italia, tra speranze e sogni, ebbe fino agli anni ’80  la fortuna (o sfortuna) di diventare la frontiera tra due mondi perennemente in guerra. Come ogni confine in tempo di conflitto ci furono momenti bui che, inevitabilmente, hanno lasciato un segno indelebile nella coscienza degli italiani. Divisione che, seppur ammorbidita dal tempo, continua ancora a far sentire i suoi effetti.

Rivoluzione e Divisione, la Russia che rinuncia a festeggiare

Se per lungo tempo l’idea bolscevica ha diviso l’Europa, oggi divide la Russia post-comunista. A quasi trenta anni dall’ultimo segretario comunista, si cerca in ogni modo di dimenticare il caos di quegli anni ’90. La frammentazione sotto Gorbacev, l’anarchia sotto Eltsin. Fu la dissoluzione di un impero e la dimostrazione di incapacità di un’elite governativa che non seppe ammodernarsi.

Durante circa venti anni di cura Putin si è cercato di rimuovere il ricordo della patria del comunismo, incentrandosi più sul senso di nazione e sul mito dell’uomo forte. Lenin, però, continua a vegliare sulla Piazza Rossa di Mosca.

Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.

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