Rocky, la storia divenuta leggenda grazie al Film

Rocky, la storia divenuta leggenda grazie al Film

La storia di Rocky, divenuta leggenda grazie al film. « In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed; se io riesco a reggere la distanza e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi, io saprò per la prima volta in vita mia che non sono soltanto un bullo di periferia. »

(Rocky)

Schermata 2015-10-14 alle 23.09.51Può un block notes cambiarti la vita? Se la risposta è no, probabilmente non hai mai sentito parlare di Sylvester Stallone, attore e regista iconico, con una carriera cinematografica divenuta attualmente quarantennale. Inizialmente, prima che Stallone diventasse l’uomo di successo che è oggi, ha dovuto superare delle prove fisiche e mentali non da poco, basti pensare che di fronte ad un fallimento, la mente di ognuno di noi resta quasi sempre turbata ed è difficile tornare a combattere nella vita di tutti i giorni, dopo essersi convinti di non valere nulla. Quella di Stallone potrebbe definirsi una favola moderna e al suo interno contiene tutti gli ingredienti necessari a far comprendere ad una persona di non abbandonare mai il proprio potenziale, perché ognuno di noi vale e nessuno può venire a dirci il contrario.

Prima che Rocky vincesse l’Oscar, Sylvester Stallone era un attore sconosciuto, aveva recitato come comparsa in alcune pellicole di serie B ma nulla di importante, veniva sempre scartato da ruoli principali perché la sua dizione e la sua faccia da pugile non lo rendevano un bel volto cinematografico, solo un bullo da microscopiche apparizioni.

Nonostante le migliaia di porte che gli chiusero in faccia, l’uomo sognava lo stesso di diventare un attore di successo ma i problemi, le difficoltà e i disagi nella sua sfera privata erano troppi, il suo appartamento era talmente piccolo che sembrava un trullo di Alberobello e le pareti della casa erano pitturate di nero, perché in quel colore l’attore ci si ritrovava, immerso nella rabbia e da quel senso di vuoto che solo chi perde continuamente riesce a capire. Era talmente povero che per racimolare un po’ di soldi fu costretto a vendere il suo cane, il suo migliore amico da sempre, quel cane che successivamente diventerà l’iconico amico di Rocky nel primo e secondo capitolo. Un giorno, Dio o il destino, volle che Sylvester Stallone si trovasse all’incontro tra lo storico pugile Muhammad Ali e Chuck Wepner, pugile di discreta popolarità soprannominato l’Azzuffatore di Bayonne. Wepner venne dato perdente da tutti, parliamo di un pugile che combatte una leggenda, eppure grazie alle sue capacità di incassare colpi e giocare di difesa, riuscì a stendere Alì.

In quel momento, Stallone fu folgorato da una piccola intuizione che arrivato a casa diventò la sceneggiatura del primo capitolo di Rocky.

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L’attore non dormì per giorni, ne passò ben tre senza dormire, bevendo caffè su caffè per non perdere la lucidità e le idee, fino a quando non partorì la prima stesura di 90 pagine che sarebbe successivamente diventata la base principale del film. Finita la sceneggiatura si presentò nuovamente ad un casting, venne scartato ma decise di proporre ai due produttori la sua sceneggiatura. I produttori rimasero talmente colpiti dal personaggio, dalla storia e dalla perfezione che risiedeva nell’opera che proposero a Stallone ben 25.000 dollari per acquistarla, ma non puoi comprare un uomo che ha un sogno con il denaro, Sylvester aveva già vissuto in povertà e non gli costava nulla sopportare ulteriormente. L’offerta salì a dismisura, fino a quando non gli vennero proposti 360.000 dollari e anche in quel caso, l’uomo rifiutò, voleva essere un attore e lo sarebbe diventato, a costo di vivere di pane e acqua fino a quando il sogno non si fosse avverato.

Quando i due produttori decisero di accettare l’idea che quell’uomo dalla faccia tutt’altro che da attore diventasse tale, fecero il vero affare della loro vita. Gli vennero proposti (se avesse accettato di recitare) soltanto 25.000 dollari di budget, sicuramente un prezzo limitato ma comunque vincente, tanto che Rocky diventò film culto seguito da un’intera saga da sei capitoli. Con i 5.000 dollari guadagnati dei 25.000 ricomprò il suo cane dal nome di Birillo e riuscì successivamente, nel 1976 il film vinse il premio Oscar come miglior film e miglior regia e per Stallone una nomination importante come migliore sceneggiatura originale.

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La storia di Rocky era la sua storia, non quella vissuta da un’altra persona, la sua personale mentalità, la scalata al successo verso la maturità privata e artistica.

Inizialmente era solo un bullo di periferia, divenuto grande troppo presto a causa dalla separazione dei genitori e per il suo carattere scontroso, ribelle, complicato, venne allontanato da diverse scuole e decise di lavorare al porto, guidando un muletto e lì, visse una parte della storia raccontata proprio all’interno del film.

La storia di Sylverster Stallone è quella di un piccolo uomo che diventa grande, grazie alla forza di volontà e alla visualizzazione del successo. 

Può un block notes cambiarti la vita? La risposta l’avete già capita da voi, ma non è tanto il block notes ma l’idea che risiede all’interno.

Se ci credi, nulla può fermarti.

« Quando sono venuto qui non sapevo cosa mi aspettava. Ho visto che molta gente mi odiava ed io… ed io… non sapevo… non sapevo come la dovevo prendere. Poi ho capito che neanche voi mi piacevate, ma durante questo incontro ho visto cambiare le cose: cioè quello che provavate per me e quello che io provavo per voi! Sul ring eravamo in due disposti ad ucciderci l’un l’altro, ma penso che è meglio così che milioni di persone! Però quello che sto cercando di dire è che se io posso cambiare, e voi potete cambiare… tutto il mondo può cambiare! »

(Rocky)

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.