Musica

Roert Johnson: la misteriosa storia del “Bluesman”

Tra le varie, misteriose, storie dei musicisti blues spicca in particolare quella di un uomo, Robert Johnson, detto il “Bluesman“. La sua vita è avvolta nel mistero, così come la sua morte improvvisa avvenuta all’età di ventisette anni, e che lo rende appartenente al “Club 27” di tutti quegli incredibili artisti, personalità eccezionali, morti tutti all’età di ventisette anni. Ad oggi, Robert Johnson è considerata una delle maggiori influenze all’interno dell’intera storia del blues, ispiratore e maestro di artisti dal calibro di Bob Dylan, Rolling Stones, Eric Clapton, Jimi Hendrix, Jeff Beck e Led Zeppelin.

Il suo incantevole timbro, ritenuto stranamente troppo acuto per il genere, rapisce all’ascolto della prima nota. Questo misterioso uomo del blues si dice che non avesse mai avuto alcuna dote particolare nel campo musicale e che un giorno, dopo una assenza lunga un anno, si sia iniziato a far notare per delle capacità che risultarono fuori dal comune. Divenne improvvisamente non solo un’eccezionale chitarrista e un popolare cantante, ma un singolare esecutore. La sua biografia tutt’oggi appare come un’ombra: ciò che si crede di lui è che abbia venduto la propria anima al diavolo, e ciò che si sa di certo è che la sua musica è ” il canto più straziante che una voce umana possa emettere“. Disse Eric Clapton di lui.

Originario del Mississipi, nasce l’8 Maggio del 1811 da una relazione extraconiugale; non si sa quasi nulla riguardo lui e la sua famiglia. La sua storia è una leggenda popolare che racconta di quando Robert Johnson portò la sua chitarra vicino alla piantagione Dockery a Cleveland, all’incrocio tra la Highways 49 e 61 a Clarksdale nel Mississipi, a mezzanotte, incontrandosi con un uomo a cui consegnò la propria chitarra. Si narra che da quel momento, dopo che il misterioso uomo gliela tornò indietro, lui acquisì un talento fuori dal comune divenendo il più grande suonatore di blues del suo tempo, a costo della sua anima. “Crossroads” è la canzone più famosa e più associata alla sua confessione implicita riguardo al patto che ebbe con il diavolo. Ma anche un lamento discreto riguardo le leggi della segregazione razziale, che miravano a impedire ai neri di spostarsi come “vagabondi”, imprigionandoli all’interno di un sistema penale.

Robert Johnson

Altra canzone nota è “Me and the Devil Blues“, un’ulteriore confessione da parte di Robert Johnson riguardo al suo patto con il diavolo. Egli si mostra non sorpreso dall’apparizione di Satana sul suo letto, e ciò sembra indicare la sua ammissione, poiché lo merita, essendo peccaminoso, come dice nella canzone. Cammina fianco a fianco con il diavolo, ed esprime la sua convinzione che non cambierà i suoi modi quando sarà troppo tardi. Risulta ambiguo quanto fosse consapevole della morte. Egli muore all’età di 27 anni , fatto che lo rende un membro del “club 27”,  e in circostanze misteriose. Sempre secondo la teoria popolare Robert Johnson beveva molto whisky e fu attraverso un bicchiere offertogli che venne avvelenato dopo aver flirtato con la moglie di un uomo. L’opinione trasmessa alle autorità della contea fu che Johnson morì di sifilide. Ciò che è certo è Robert Johnson fosse un viaggiatore errante, che vagabondò in tutto lo stato del Mississippi e in Texas, in modo oscuro come la maggior parte degli uomini di colore in quel tempo.

Nonostante la musica di Robert Johnson venga associata al diavolo, ciò non pare così eccezionale: attraverso il blues la maggior parte dei musicisti iniziarono a raccontare il loro duro modo di vivere, i loro vizi di edonismo e lussuria, esprimendo con lo strazio delle loro note il proprio senso di colpa. Accade spesso, nella storia della musica, che vi sia molta enfasi nell’associare a musicisti, gruppi, canzoni, componenti mistiche e leggende, poiché determinate doti eccelse forse risultano, a chi non le possiede o a chi non è in grado di comprenderle, inspiegabili. Esistono innumerevoli scenari di personaggi nella storia, che invece di costruire una strada lunga verso i loro sogni e desideri, si dice, scelgono volontariamente la scorciatoia del “non importa il costo” per raggiungere i loro obiettivi, perché ” l’arte è lunga e la vita è così breve “.

Il mito di Robert Johnson in fondo non è altro che un sussurro intorno a un uomo a cui la vita non ha concesso nulla se non la musica.

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Valentina Licciardello

Sono una studentessa universitaria e collaboro con testate giornalistiche dal 2012

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