Roma punto e a capo, Recensione del Libro di Silvana Cirillo

Giovedì 15 giugno 2017, alle ore 17.30, presso la Casa del Cinema di Roma (sala Kodak, Largo Marcello Mastroianni 1, Roma) si terrà la presentazione di “Roma punto e a capo, la città eterna attraverso gli occhi di grandi narratori”, il nuovo libro edito da Ponte Sisto, a cura di Silvana Cirillo, docente di letteratura contemporanea all’Università La Sapienza, e introdotto da Alessandro Zuccari, professore di arte moderna. Interverranno critici, scrittori e intellettuali di spicco: Andrea Minuz, Beatrice Alfonzetti, Salvatore Merlo, Roberto Morassut, Lidia Piccioni, Christian Raimo. A moderare il meeting il giornalista Gianluca Semprini.

Roma punto e a capo: la recensione

“Roma punto e a capo” è un avvincente viaggio alla scoperta di Roma, la città delle paure, delle fantasticherie, delle aspettative, in altre parole il giardino del desiderio. Nell’immediato secondo dopoguerra, difatti, tutti sognavano di recarsi nella capitale: c’era chi ambiva varcare il grande cancello di Cinecittà, la fabbrica dei sogni; chi voleva lavorare come vignettista o giornalista al Marc’Aurelio e chi era ansioso di sperimentare sulla propria pelle la mondanità di una capitale, che offriva non poche occasioni di divertimento: c’era Via Veneto, quell’indimenticabile strada piena di luci, flash e paillette, immortalata nel film La dolce vita di Federico Fellini; diversi ristoranti da provare come quelli di via della Croce, l’”Otello” e il “Cesaretto”, frequentati da intellettuali di razza quali: Malerba, Pagliarani, Delfini, Malaparte, Guglielmi e Delfini; la nascente Cafè Society, in primis il bar Rosati di Piazza del Popolo, dove si radunavano tra i tanti il milanese Gadda, l’abruzzese Ennio Flaiano e il bolognese Pasolini, che proprio alla capitale dedicherà oltre al celebre film Mamma Roma (1962), anche romanzi indimenticabili come Ragazzi di vita e Vita violenta.

Ne viene fuori il ritratto di una città dai mille volti: la Roma delle borgate di Pietralata, raccontata ad esempio in film come L’Onorevole Angelina (1947) di Luigi Zampa, quella materna e battona rappresentata al meglio dalla scena della passeggiata archeologica ne Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini, la Roma scanzonata e felice di commedie come Poveri ma belli (1957) di Dino Risi. Per non parlare della letteratura che non ha mai smesso di renderle omaggio: si pensi all’onirico romanzo Il serpente (1966) di Luigi Malerba, al chiassoso e plurilinguista Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957) di Carlo Emilio Gadda o all’annoiato e borghese ambiente affrescato ne Gli Indifferenti (1929) di Alberto Moravia.

«Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi» disse Alberto Sordi, che assieme ad Anna Magnani e Aldo Fabrizi, incarna da sempre uno dei personaggi più amati e rappresentativi di Roma, l’ombelico del mondo. “Roma punto e a capo” è un libro corale – ed è corale al quadrato se si pensa che a parlare dei tanti figli naturali e adottivi della capitale come Anna Maria Ortese, Tommaso Landolfi, Elsa Morante, Giorgio Manganelli, Alberto Moravia, Luigi Malerba, Cesare Zavattini, Curzio Malaparte ci pensano altrettanti studiosi e critici quali la già citata Cirillo, Pomilio, Massari, Muzzioli, Fratocchi, Cortellessa, Carlino, Minuz, Sgavicchia, Marmo e Patrizi – ricco di aneddoti e impreziosito dalle raccolte di testi giornalistici mai pubblicati prima in volume di Goffredo Parise e Gian Gaspare Napolitano, che non deluderà i lettori, soprattutto quelli che amano la pittura, il cinema, la letteratura, insomma l’arte tout court.

In quest’incantevole panorama volto a rappresentare la Roma degli anni ’60 non si poteva non concedere spazio alla fotografia. In copertina e all’interno si trovano, infatti, gli scatti inediti di Piergiorgio Pirrone, fotografo romano di fama internazionale. Perché è inutile, Roma ha un fascino particolare: dopo averla vista, vissuta, respirata, non si riesce ad amare allo stesso modo nessun altro posto. Ce la invidiano, gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di essa, ma quanti possono vantare di conoscerla davvero?

«Ho scelto di stare a Roma perché questa città, nel suo vociare, nel suo odore di cuoio e di sterco di cavallo e di cucine all’aperto, nei suoi cumuli di mercanzie, dalle pietre preziose agli stracci è innanzitutto la città che rappresenta meglio quello che gli stranieri chiamerebbero il fenomeno Italia, poi perché proprio per questo e non a caso è la capitale, infine perché è la città italiana più libera e viva che io conosca». (G. Parise, Corriere 1976.)

Un incontro che vi farà dimenticare almeno per poche ore l’immondizia, l’incuria, gli autobus sempre affollati, i campi rom, il degrado, gli atti sconci per le strade, il chiassoso traffico, tutto quel che purtroppo non va, perché Roma è soprattutto bellezza, e non bisogna dimenticarlo mai, nemmeno quando ci si sente delusi, stanchi e… raggirati. Insomma, Roma e basta. Roma e l’amore. Roma, punto e a capo.