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Sana Cheema è stata strangolata? Autopsia sul corpo della ragazza pakistana

Sana Cheema, la giovane italo-pakistana morta il 18 aprile scorso in Pakistan,  in una vicenda di sospetto “delitto d’onore”, è stata strangolata.

Da una nota dell’Agenzia ANSA, si apprende che dai risultati dell’autopsia effettuata presso laboratorio forense del Punjab in Pakistan, l’osso del collo della ragazza è stato rotto, indizio quindi che orienta gli inquirenti verso un decesso per strangolamento.

La ragazza, che viveva a Brescia ed era cittadina italiana, è stata uccisa in Pakistan dopo aver rifiutato un matrimonio combinato deciso per lei dalla famiglia. Il padre della ragazza, Ghulam Mustafa, il fratello Adnan Mustafa e lo zio Mazhar Iqbal sono in arresto già da alcune settimane. La polizia pakistana, infatti, ritiene il padre responsabile dell’omicidio della figlia che avrebbe rifiutato di sposare un parente. Dopo l’autopsia, ora si attende l’esito della prova del Dna a cui sono stati sottoposti i maschi della famiglia Cheema sospettati dell’omicidio e sottoposti a fermo cautelare. Questo è l’ultimo accertamento disposto dalla Procura di Kunjah che indaga sulla misteriosa morte di Sana, deceduta a Mangowal, poche ore prima di doversi imbarcare su un volo che l’avrebbe riportata in Italia.

Intanto, la comunità pakistana di Brescia che ha appreso la notizia, con un comunicato emanato dal presidente della Associazione Culturale Pak Brescia, Jabran Fazal, stamane sui social, ha condannato l’atroce delitto, esprimendo dolore e rabbia, ed invitando, inoltre, tutta la comunità  a partecipare ad una manifestazione di solidarietà in ricordo di Sana Cheema.

Chi era Sana?

Sana Cheema era una giovane donna di origine pakistana residente a Brescia, che si era diplomata all’istituto superiore Pascal di Verola Nuova; lavorava come insegnante di scuola guida. Si sentiva italiana e voleva sposare un italiano, vestiva all’occidentale e non andava molto d’accordo con il padre, proprio perchè lontana dalle tradizioni culturali pakistane. Forse il movente della morte di Sana è da ricercare proprio in questo ambito: “un reato-omicidio culturalmente motivato”. Forse il padre della ragazza avrebbe agito per difendere l’onore della famiglia e restaurarne il prestigio sociale perduto a seguito del comportamento non conforme alle regole della Shari’a della figlia.

A questo proposito va ricordato che in Pakistan il concetto di onore è legato al comportamento sessuale della donna. Sana, non voleva sposare pretendenti indicati dalla famiglia e il suo rifiuto doveva essere in qualche modo punito, e l’omicidio potrebbe essere stato un modus operandi per restaurare il decoro perduto.

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Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.
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