Musica

Shine On You Crazy Diamond: a chi è dedicata la canzone dei Pink Floyd?

La canzone è dedicata al fondatore Syd Barrett? La smentita di Roger Waters

Nel corso della loro lunga carriera musicale, i Pink Floyd hanno scritto, attraverso le loro canzoni, una delle più importanti ed indelebili pagine di storia della Popular Music. Molte e svariate sono state le canzoni, estrapolate dal loro cilindro compositivo, dagli esordi sino ai tempi più recenti, divenute quei capolavori di cui noi tutti oggi possiamo assaporarne l’essenza musicale, e che sono entrate, di diritto, nelle playlist dei nostri ascolti quotidiani.

Tra queste, un posto di rilievo lo occupa indubbiamente la canzone “Shine On You Crazy Diamond”, contenuta nell’album “Wish You Were Here” del 1975, considerata tra le migliori composizioni della band inglese.
Composta da nove parti, generalmente suddivisa in due dilatate nel tempo oltre i 12 minuti, “Shine On You Crazy Diamond” è una pièce sinfonica capace di risplendere in tutto il suo splendore estetico, e considerata tra i più grandi ed importanti capolavori dei Pink Floyd, grazie anche alla sua incredibile complessità. Brano diventato una sorta di manifesto della scena progressive degli anni ’70.

Come gran parte delle canzoni scritte dai Pink Floyd anche “Shine On You Crazy Diamond” affronta una delle tematiche molto care alla band inglese, vale a dire il tema della “pazzia”. Basti pensare, ad esempio, al brano “Careful with That Axe, Eugene” contenuto nel doppio “Ummagumma” (1969) o all’intera opera rock “The Wall” (1979), solo per citarne alcune.

A chi è dedicata Shine On You Crazy Diamond?

Per diversi anni, il capolavoro dei Pink Floyd, datato 1975, è stato al centro di una lunga ed interessante discussione riguardo all’attribuzione del brano. In molti, infatti, hanno individuato in Roger “Syd” Barrett il destinatario del messaggio celato nella canzone, avvalorando così la tesi che il brano fosse una bellissima e particolare dedica al primo grande leader della band che nel 1968 lasciò il gruppo, a seguito del suo allontanamento.

A sostegno di questa tesi, oltre al messaggio celato nel testo della canzone, molti addetti al settore hanno tenuto conto di una particolare importante presente nella canzone. Nella sezione conclusiva della suite è presente l’ennesimo omaggio a Syd Barrett, con il sintetizzatore che, in coda al brano, accenna alla melodia di See Emily Play, tra le prime canzoni scritte dallo stesso Barrett nei suoi primi anni con i Pink Floyd.

D’altra parte, questa teoria e rafforzata, ancora di più, dall’aneddoto raccontato dal tastierista Rick Wright: “Il giorno in cui registrammo la canzone, quando arrivai agli Abbey Road Studios vidi un ragazzotto grasso e calco seduto sul divano dietro al mixer. In quei giorni era assolutamente normale che durante le session fossero presenti degli estranei. Poi Roger si girò verso di me. ‘Non riconosci questo ragazzo. È Syd’. Non lo vedevo da sei anni, fu uno shock. Non parlava. Ad un certo punto si alzò e andò a lavarsi i denti. Dopo qualche minuto tornò indietro, mise lo spazzolino nella custodia e si risedette sul divano. Poi, dopo qualche minuto si alzò ancora. ‘bene, quando prendo la chitarra’ disse. Naturalmente non aveva una chitarra, e noi gli dicemmo che ci dispiaceva, ma tutte le chitarre erano occupate”.

La smentita di Roger Waters

A mettere una definitiva pietra sulla questione c’ha pensato proprio Roger Waters, co-fondatore assieme a Barrett dei Pink Floyd. Waters, infatti, ha smentito categoricamente la dedica a Syd Barrett, definendola una bella e poetica, ma inattendibile “leggenda metropolitana” inventata da alcuni fan. Dichiarazione che ha lasciato, ovviamente, un po’ di amaro in bocca a tutti coloro che avevano creduto e fantasticato su questa incredibile leggenda musicale: “Shine On You Crazy Diamond non è un pezzo su Syd, afferma Waters, lui è solo un simbolo di tutti quegli estremi ai quali la gente è portata ad abbandonarsi, perché questo è l’unico modo che ha per far fronte a questa maledetta tristezza della vita moderna: ritirarsi completamente”.

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Alfonso Fanizza

Storico-critico musicale, laureato al D.a.m.s. e in possesso di un Master in “Manager della gestione e organizzazione di eventi culturali e artistici”. Grande appassionato di musica, libri e cinema, con una particolare predisposizione al viaggio.
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