Sindaca di Torino, Chiara Appendino, sotto scorta per minacce anarchici

Nel mirino degli anarchici per aver appoggiato lo sgombero del centro sociale Asilo.

La sindaca di Torino, Chiara Appendino, finisce sotto scorta. La decisione della Prefettura dopo le scritte che tappezzano la città e che vorrebbero “Appendino Appesa”, dopo la guerriglia, gli scontri e i passeggeri di un autobus terrorizzato.

La sindaca è finita nel mirino degli anarchici per aver condannato le violenze e, ancor prima, per aver appoggiato lo sgombero del centro sociale Asilo, scattato dopo un provvedimento del gip, su richiesta della Procura, a seguito delle indagini effettuate dalla Digos.

Sindaca sotto scorta: lo sgombero del Centro sociale

L’Asilo occupato non era “un centro sociale normale”, ha spiegato il questore dopo gli scontri, ma “la base logistica di una cellula che propugna la sovversione dell’ordine democratico partendo dalla protesta di piazza”. E sabato nelle vie del centro “c’erano soggetti che nulla hanno a che vedere con l’ideologia anarco-insurrezionalista. Una solidarietà che non mi spiego”.

Lo sgombero del centro sociale anarchico della città –  sebbene fosse stato indicato tra le priorità della città da diversi mesi  e chiesto anche dal Viminale – è sempre stata considerata un’operazione molto delicata per il rischio di problemi di ordine pubblico. Sei le persone fermate, mentre se ne cerca una settima. Sono stati accertati ben 21 attentati con finalità eversive consumate in numerose città italiane. A due degli indagati è stata attribuita anche la responsabilità diretta, in concorso con altre persone al momento non identificate, del collocamento, in due distinti episodi, di ordigni esplosivi davanti ad apparecchiature ATM di altrettanti uffici postali di Torino il 30 aprile e il 9 giugno 2016.

Le indagini, condotte a partire dal 2018 dalla Digos di Torino e coordinate dalla  Procura della Repubblica, anche con il supporto del “Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno” della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, parlano di un’associazione stabile, duratura nel tempo, con ripartizione di compiti, munita di basi logistiche e mezzi.