Televisione

Stranger Things Netflix: i veri segreti

Una stanza che fa da tana a un gruppo di ragazzini appollaiati su un tavolino con i dadi tra le mani, mentre una nota canzone anni 80’ risuona in sottofondo. Una bicicletta che corre lungo le strade buie di una cittadina -“Hawkins”-, mentre un mostro giace all’ombra di una via: ti cattura e ti porta nel sottosopra.…E la serie già ti conquista. In fondo la risposta sembra scontata, se ci si domanda come mai “Stranger Things”, la fortunatissima serie di Netflix, abbia conquistato i nostri gusti che sembravano ormai essersi abbonati alle serie pseudo-criminaldrugs e commedy. Approda quello che sembra un remake di E.T., ma un po’ vintage. Nonostante la troppa aria nostalgica ce la fa: riesce a essere speciale. A farci sognare di nuovo.

“Di nuovo” perché Strager Things è a tutti gli effetti un “ritorno”: nello stesso modo in cui i personaggi principali entrano ed escono dal sottosopra, così noi spettatori siamo catapultati dentro e fuori gli anni 80’, un po’ per la colonna sonora, le ambientazioni e gli svariati riferimenti al vintage non casuali, un po’ anche per l’atmosfera estremamente fresca e frizzante che questa serie ha saputo trasmetterci. Nonostante creature non ben identificate, nonostante il solito governo americano nei panni dell’illegalità, nonostante l’stenuante tocco nerd, Stranger Things ha la capacità di farci uscire un sorriso a fine episodio, anche se per circa un’ora hai solo visto bambini dispersi, persone avvolte nella bava come spiedini e un piccolo figlio che parla con la madre attraverso le luci di natale. Senza motivo.
Diversi e altri dettagli interessanti però ci sfuggono e sembrano essere celati dagli autori, ma neanche troppo. Spesso ciò che vediamo, non è effettivamente ciò che è. O forse si, ma va interpretato.

“ELEVEN” E L’ “MK-ULTRA”: IL CONTROLLO DELLE MENTI

Quello che vediamo accadere all’affezionato personaggio della serie, la ragazzina fuggiasca denominata “Eleven” ovvero Undici, fa riferimento a dei fatti realmente accaduti, ma controversi. Molte notizie, rintracciabili anche sul web, sono state diffuse riguardo a certi esperimenti portati avanti dalla CIA ( il servizio di intelligence degli Stati Uniti d’America ) durante e dopo la guerra fredda. Sembra essere stato avviato in passato un programma detto MK-Ultra, risalente agli anni ‘50 e ‘60: esperimenti top secret sul controllo delle menti, che nello specifico venivano integrati alle procedure di tortura e con la somministrazione di farmaci. I coordinatori del progetto furono i Chemical Corps, una ramo dell’esercito americano con il compito di difesa contro le armi chimiche e nucleari. Le fonti e le notizie a riguardo sono piuttosto consistenti, quindi è possibile reperire ormai diverse informazioni sull’argomento. Gli esperimenti prevedono l’emissione di forti traumi cerebrali nei confronti delle vittime per creare nella loro mente una “dissociazione”: ovvero innescare nel soggetto più personalità, automaticamente attivabili a seconda dei casi; e tutto questo attraverso la “manipolazione”. A quanto pare molte delle vittime ( componenti dell’esercito, personaggi più o meno noti, o detenuti ) non erano al corrente di essere esposti a tali somministrazioni.
Questi fatti sono esposti in dei documenti del governo statunitense declassificati: si tratta di individui precedentemente collegati alle comunità di intelligence degli Stati Uniti, scritti storici, ricercatori ben informati, pubblicazioni di professionisti della salute mentale e interviste tratte da sopravvissuti involontariamente sottoposti alla programmazione “ MONARCH “. A quanto pare la CIA ha pure ammesso di aver distrutto nel 1973 quasi tutti i documenti, e il fatto è citato nello stesso sito ufficiale. Tali esperimenti avevano avuto luogo a Montauk, in Long Island. La serie infatti doveva chiamarsi inizialmente “Montauk”, invece di Stranger Things.

L’estratto di una conversazione, nella seconda stagione di Strager Things, tra Nancy, Jonathan e Murray espone chiaramente la prassi che spesso il governo adotta di fronte a certe questioni:

N: La registrazione è sufficiente per incriminarlo? E’ una domanda semplice.
M: (ride ) Non c’è niente di semplice.
J: non ci crede, vero?
M: Io vi credo. Ma non è questo il problema. Non vi serve che vi creda io, vi serve che loro vi credono.
J: Loro?
M: Loro! Il prete, il postino, l’insegnante, il mondo in generale. Eh, loro non crederanno a niente.
N: Ma lo ammette. Lo ha sentito? Ammette la colpevolezza.
M: Quanto sei ingenua, Nancy. Quelle persone non sono come me e te… Non passano la loro vita a cercare di sbirciare da dietro le tende. Loro amano le tende. Gli danno stabilità, comunità: li definiscono. Questo ( la registrazione ), aprirebbe le tende, e aprirebbe le tende dietro quelle tende. Quindi appena qualcuno con un minimo di autorità dirà che sono balle, tutti faranno SI CON LA TESTA e diranno: “ vedi? Sono tutte balle “.

Murray poi diluisce il drink a base di vodka, perché è ancora troppo forte per essere bevuto. Questo gesto -non casuale- allude ad altro: il personaggio stesso ne evidenzia poco dopo la simbologia.

M: Ho trovato!
N: Che cosa?
M: Annacquiamo il tutto! La vostra storia, la moderiamo. Come questo drink qui: la rendiamo più tollerabile.

I “DEMOGORGONI” ALLUDONO AL “MOSTRO DI MONTAUK”

Accadde il 23 luglio del 2008 a Montauk ( dove si trova anche la base Montauk Air Force Station, sito degli esperimenti governativi del “Progetto Montauk” ), che una ventiseienne in compagnia di alcuni amici trova i resti di una creatura in decomposizione presso la spiaggia di Ditch Plains. Successivamente, venne dichiarato che si trattava di un falso, e vennero decapitate tutte le teorie fantascientifiche. Nonostante ciò “l’animale” non venne identificato. Solo un paleontologo inglese di nome Darresh Naish dichiarò che si trattava di un procione, comparando foto che ritraevano carcasse di tale animale con quella del mostro di Montauk. Che si trattasse di un procione che in vita non vantava un bell’aspetto, o di un esperimento top secret spiaggiato, è indubbio che gli autori della seria si siano ispirati a tale storia per la realizzazione del “Demogorgone”. E’ possibile notare una somiglianza rilevante tra “D’Artagnan”, presente nella seconda stagione, chiamato dagli amici Dart e la foto dell’animale.

IL MOLTECIPLE SIGNIFICATO DI “ ELEVEN”

C’è uno stretto legame tra il nome scelto per il personaggio femminile “ Eleven” ,detta Undi, e alcune parole di origine biblica. “ El” è più comunemente reso come “elohim“, plurale della parola “Eloha” che significa “cose simili a Dio“. Gli “Elohim” sono dei personaggi biblici in carne e osse, diversi da Dio ma con deteriante caratteristiche speciali: il loro compito sulla terra, nel quale vivenao per lunghissimi anni pur essendo mortali, era quello di racimolare più materiale possibile per lo sviluppo tecnologico del loro pianeta d’origine. Possedevano un “potere” che li portava a essere venerati come “dei” anche se non lo erano, potevano essere inoltre dei legislatori. Alcuni di loro rimasero sulla terra, volontariamente o involontariamente. La testimonianza di questi esseri è chiaramente citata nel passo di Yahweh, “Il guerriero” ( Esodo 15, 3 ). In senso più largo la parola ha tuttavia altri significati: “dio” inteso come dio pagano o come nel dio ebraico; “angelo” o “demone“; “dei” come nel pantheon greco; “figli degli dei” come negli eroi greci. Tuttavia, poiché è un’abbreviazione della sua designazione (“Undici”), affermare questo recondito significato del nome potrebbe sembrare azzardato, ma gli autori di Stranger Things ci stanno insegnando che nulla viene mai lasciato al caso.

IL RADIOAMATORE

Uno degli oggetti utilizzati dai personaggi della serie è quell’apparecchio che permette loro di collegarsi con il “sottosopra” e grazie al quale Undi, per via dei suoi poteri, riesce a comunicare con Will. Sarà interessante sapere che uno degli elementi principali nell’elenco di equipaggiamento dato ai militari era un sistema di “Sage Radar” .Era stato scoperto che i segnali radio nell’intervallo da 425 a 450 Megahertz avrebbero potuto giovare nei tentativi di controllo mentale. I sistemi Sage Radar a queste frequenze potevano essere facilmente convertiti in un’enorme radiosonda. La base aerea di Montauk, situata all’interno dei confini di Fort Hero a Montauk Point, Long Island, New York, era infatti perfetta per gli scienziati di un progetto denominato: “progetto Phoenix”. Era infatti abbastanza isolata, in naftalina ed era equipaggiata con un sistema Sage Radar che poteva essere facilmente convertito in una radiosonda.

 

LA “SIMBOLOGIA” NELLE SERIE TELEVISIVE

Il perché Stranger Things si ispira non solo a fatti storici, ma a questioni di natura controversa e sicuramente delicata, ha una spiegazione, e probabilmente rientra nelle cosiddette tecniche narrativeadottate per la realizzazione delle serie televisive: “…riproporre elementi simbolici fuori dal loro conteso originario è tipicamente televisivo…”. In poche parole basta progettare e riproporre al pubblico un presente continuo: ovvero dei fatti storici e noti. L’adozione di questo “schema” servirebbe per ottenere più facilmente dei  vantaggi emotivi. Ogni narrazione audiovisiva infatti, perché riesca a comunicare al meglio, attinge a degli immaginari (sempre gli stessi) che ripropone agli spettatori. Spesso si lavora su stereotipi già ampiamente consolidati, riconoscibili dallo spettatore. Ognuno di noi “riconosce”, emotivamente, ciò che sta guardando: si chiama “evocazione simbolica”. Ma a cosa serve tutto ciò? Questo è il modo migliore per tenerci incollati allo schermo: “ …si riciclano formule riconoscibili per ottenere dal pubblico delle reazioni emotive perfettamente prevedibili e controllabili…” Per questa ragione non deve sorprenderci che una serie televisiva nasconda sotto la propria trama uno scheletro d’informazioni reali che attingono a eventi, circostanze e fatti storici accaduti. Dopo tutto, anche quando si trattasse di argomenti “scomodi”, che non dovrebbero emergere e né tantomeno essere spiattellati in televisione, ciò non potrebbe rappresentare un problema, perché credo fortemente nell’idea: non esiste verità più dubbia di una verità accessibile a tutti.

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Valentina Licciardello

Sono una studentessa universitaria e collaboro con testate giornalistiche dal 2012
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