Tav Torino-Lione: perchè continua a far discutere?

Il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli l’ha definita “mangiatoia”, e non per ragioni trascurabili.

Tav Torino-Lione

L’Italia è il paese delle opere incompiute e delle infrastrutture, dei trasporti e dei servizi che faticano a rinnovarsi, si sa. I partiti politici al governo hanno sempre spinto verso l’ammodernamento in questi ambiti, soprattutto da quando l’Italia è entrata nell’Unione Europea, ossia da quando si richiede un sistema di infrastrutture e di trasporti di persone e merci sempre più all’avanguardia, in modo da facilitare (e velocizzare) scambi e connessioni tra diverse regioni e paesi.

Purtroppo però la cittadinanza non sempre viene interpellata perchè partecipi ai meccanismi di decisione e di controllo sulla costruzione delle grandi opere e spesso appalti e cantieri diventano macchine sputa-soldi per pochi, imprese e politici che fanno affari con le mafie.

La Tav è una delle opere più controverse della nostra storia, oggi al centro del dibattito poltico tra il Movimento 5stelle, favorevole all’interruzione dei lavori, e la Lega, sostenuta da Forza Italia e dal PD, che invece vedono nella Tav un’opera strategica e di grande importanza per il  paese.

A questo proposito, dopo il tweet del Ministro dei Trasporti pentastellato Danilo Toninelli “la mangiatoia è finita”, in risposta alla visita del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (FI) ai cantieri Tav, è intervenuto il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio su La7 dichiarando: “30 anni di progetto, oltre 10 anni che si prova ad avanzare, si dà la colpa ai No Tav ma la verità è che questa è un’opera in cui nessuno crede più. 10 miliardi buttati”. Salvini non è per niente d’accordo sul blocco dei lavori e perciò ha fatto intervenire il Viceministro alle infrastrutture leghista Armando Siri, che ha detto: “Non è che fare la grande opera significhi alimentare la mangiatoia. Nel contratto di governo c’è scritto che avremmo ridiscusso l’opera verificando costi e benefici. Questo non significa uno stop”.

Ebbene sì, il contratto di governo giallo-verde prevede una revisione dei progetti di opere pubbliche come la Tav, ma a quanto pare i due partiti egemoni hanno visioni ben diverse, anche se Di Maio è certo di poter trovare un accordo condiviso con Salvini.

Oggi come oggi la Tav viene relegata per lo più a problema di ordine pubblico: un gruppo di facinorosi che si scaglia contro le forze dell’ordine a difesa dei cantieri e che è contrario al progresso. E’ davvero così?

Chi difende la realizzazione della Tav Torino-Lione (ma in generale dei treni ad alta velocità e ad alta capacità) lo fa sostenendo lo sviluppo del mercato unico, la facilitazione e la velocizzazione della circolazione di persone e merci, il miglior utilizzo di un territorio economicamante strategico, il trasferimento dei trasporti su gomma, più inquinanti, a quelli su rotaia, la riduzione del gas serra, l’aumento dei posti di lavoro e la marginalità dei problemi di sostenibilità ambientale, poichè il progetto complessivo si svilupperebbe per la gran parte in galleria.

Coloro invece che sono da sempre stati contrari alla costruzione della Tav, compresi alcuni sindaci dei comuni della Val di Susa ma anche francesi, sostengono invece che i problemi di sostenibiltà ambientale sono e saranno notevoli e che il progetto è inutile anche perchè una linea ferroviaria situata nella valle c’è già. Basterebbe rimodernarla.

La Tav Torino-Lione consisterebbe in un tunnel lungo 57 km che collegherebbe così Italia e Francia, passando per la Val di Susa, valle nel nord-ovest del Piemonte, circondata da montagne e in cui vivono circa 70.000 persone. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 si iniziò a parlare di Tav (progetto di alta velocità che avrebbe coinvolto tutta l’Italia, da nord a sud) anche se in Val di Susa, nella seconda metà del 1800, era stata costruita la ferrovia del Frejus, linea che collega Torino e Modane e lunga 102 km.

Negli anni ’90 si prevedeva che la linea Torino-Modane si sarebbe saturata nel giro di dieci anni, perchè la circolazione di merci e passeggeri sarebbe cresciuta massicciamente. Il Professore di Fisica Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino ha sostenuto la scarsa rispondenza di queste previsioni poichè, al contrario, a partire dal 1997 il trasporto di merci su questa direttrice è notevolmente calato. Ciò che preoccupa è anche il costo dell’opera che limitandosi al tunnel di base ammonterebbe a 8 miliardi di euro, ma a questa spesa si aggiungerebbe dell’altro, compresi i costi di riconversione della precedente infrastruttura e quindi anche della costruzione dell’apposita rete elettrica di alimentazione.

Soffermandoci sui costi dell’opera e sui finanziamenti, la storia del sistema alta velocità-alta capacità ha i suoi lati ambigui. Come suddetto, il progetto del treno ad alta velocità ha coinvolto anche le regioni del centro e del sud, tra cui Calabria, Campania, Lazio e Toscana. Il grande progetto ferroviario era fortemente voluto dalle grandi imprese di trasporti e dai loro alleati politici, in primis dall’ex ministro Paolo Cirino Pomicino della DC. Alcuni politici dei primi anni ’90 (anzi pochi) parlarono di grande imbroglio Tav perchè si voleva far credere che l’opera sarebbe stata finanziata con investimenti privati, ma in realtà tutti sapevano che ad essere investiti sarebbero stati i soldi pubblici. La stima iniziale dei costi ammontava a circa 14miliardi e gli investimenti privati di cui tanto si parlava erano in realtà prestiti privati garantiti dallo Stato. Eni, Iri e Fiat sarebbero stati i garanti finanziari per la costruzione dell’opera.

Intanto nel corso degli anni il costo dell’opera lievitava, indice dell’incertezza della previsione della spesa fin dall’inizio. Non si possono inoltre escludere i coinvolgimenti degli affari illeciti della camorra a cui vengono attribuiti sversamenti illeciti e occultamento di rifiuti nelle cave da cui si estraeva pietrisco utile nei cantieri della Tav, in Campania. Al centro delle inchieste ci sarebbe anche il losco sistema degli appalti, su cui avrebbero indagato gli stessi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Altre questioni centrali quando si parla di Tav sono l’impatto ambientale, il problema energetico ed ecologico e la questione lavoro e sicurezza. Costruire tunnel in zone montuose sembrerebbe creare importanti problemi all’ambiente e alla vita degli abitanti della zona. I lavori di costruzione del tunnel avrebbero infatti prosciugato le falde acquifere la cui acqua, fino a qualche tempo fa, veniva impiegata nei campi e nell’allevamento. Si parla della scomparsa di 900 litri al secondo di acqua e questi numeri crescono esponenzialmente se i cantieri rimangono in attività per altri 15 anni. Le emissioni dei cantieri potrebbero inoltre compromettere ulteriormente la salute di molte persone e seppur si parli di riduzione di CO2 nell’area, l’anidride carbonica che viene prodotta tutt’oggi nei cantieri verrebbe smaltita comunque dopo un bel pò di anni.

La questione del lavoro e della sicurezza non è meno importante date le denunce di operai impiegati a nero,senza diritti contrattuali, che lavorano in condizioni piuttosto precarie e a ritmi  massacranti, come in Calabria.

I sindaci dei comuni interessati, contrari alla Tav, sono sempre rimasti inascoltati da parte delle istituzioni. Qualche anno fa anzi il Governo e la Regione Piemonte hanno deciso di comune accordo di zittirli, stanziando circa 300 milioni da impiegare in opere compensative.

Come precedentemente detto i cittadini contrari alla Tav non sono contrari al progresso. Propongono infatti di migliorare l’efficienza della rete ferroviaria già esistente, le cui capacità vengono ad oggi sfruttate pochissimo. Nel caso della Val di Susa le istutuzioni si rifiuterebbero di discutere “l’opzione 0”, cioè la possibilità di rinnovare la ferrovia storica e il suo utilizzo, così come non è stata presa in considerazione l’ipotesi di investire soldi nell’aggiornamento dei treni francesi alla normativa italiana, unendo così l’asse ferroviaria francese a quella Torino-Milano.

Per finire, l’Italia dovrebbe pagare penali agli altri finanziatori (UE e Francia) laddove si decidesse di fermare definitivamente i lavori della Tav?

Il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e il Commissario straordinario del Governo per la Tav Paolo Foietta affermano che le penali per il nostro paese ammonterebbero a 2 miliardi di euro, mentre le dichiarazioni del Presidio Europa No Tav smentiscono gli allarmismi delle istituzioni. Citando accordi con Francia e UE e atti istituzionali, per il Presidio non ci sarebbe alcuna penale da pagare poiché non sono stati ancora indetti neppure gli appalti per l’inizio dei lavori (L’articolo di Contropiano sulle suddette penali lo potete leggere qui  )

Ed ecco che arriva l’ultima notizia sul progetto Tav, relativa alle modifiche alla delibera 30 dell’aprile 2018. Sarebbero stati approvati i 150 punti che riguardano pianificazione dell’opera, paesaggistica e urbanistica, gestione delle terre e delle rocce da scavo, aree di cantiere, monitoraggio ambientale e tutela della fauna, senza costi aggiuntivi. Il Ministro Toninelli però non si lascia intimidare e i No Tav neppure, per fortuna.

 

 

Pubblicato da Anna Loschiavo

Studentessa di Studi dell'Africa e dell'Asia e laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università Di Roma La Sapienza, sono appassionata di politica, storia e cultura africana. Scrivo per informare me stessa e gli altri di argomenti a cui la stampa nazionale non presta la giusta attenzione.