“The Birth of a Nation- Il risveglio di un popolo”: Recensione

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E’ The Birth of a Nation- Il risveglio di un popolo il film vincitore del Festival Sundance.

Uscito in sala questo stesso mese, il film di Nate Parker, è stato negli USA oggetto di controversie. Il film che ha lo stesso titolo del primo kolossal del cinema nordamericano, racconta la rivolta anti-schiavista guidata da Nat Turner (interpretato dallo stesso regista).

Nat Turner è uno schiavo venuto al mondo come un eletto: fin dall’infanzia, uno sciamano in Africa gli predice che diventerà un Messia. Divenuto uno schiavo al servizio del padrone Samuel Turner (Armie Hammer), Nat è un uomo che vede la schiavitù ogni giorno: nella compra-e-vendita della gente di colore, nelle frustate, nell’umiliazione, nella violenza costante, persino sul corpo della moglie Cherry (Aja Naomi King). Da analfabeta diviene cosciente, un predicatore e un lettore nella Bibbia.

E’ il 1831 quando guida la lotta per la liberazione degli schiavi neri della Virginia, una ribellione che culminerà in un violento massacro…

Quel giorno del 1831 una nazione è nata. E’ nata veramente con la presa di coscienza dei diritti civili. Al di là dell’importanza del tema politico-sociale, che per quanto forte non è esattamente una novità (da Free State of Jones Loving quest’anno ce ne sono stati di film sull’argomento), ciò che distingue il film di Parker dagli altri, oltre all’essere un’opera prima impegnata, è la brutalità della rappresentazione. Il film narrativamente sembra avere molto in comune con il Premio Oscar di qualche anno fa di Steve McQueen12 anni schiavo. Ma quella di Solomon Northu, il personaggio di Chiwetel Eijofor era piuttosto un’odissea di soprusi e di sottomissione, una storia di liberazione personale.

Questo invece è un film che mostra la ribellione piuttosto che i soprusi e lo fa utilizzando una storia classica che usa molto materiale preso dal cinema classico, e in particolare molte inquadrature rubate la cinema western. L’effetto è quello di un duello silenzioso e costante mantenuto vivo per tutto il film, sebbene lo scontro vero e proprio lo si veda solo alla fine. La brutalità che si vede nel film è degna di un film horror: estrazioni di denti, asce conficcate in testa, ecc…

Pur avendo una scrittura talvolta approssimativa, il film riesce nel non facile intento di raccontarci una storia vista e stra-vista utilizzando una formula narrativa innovativa e provocatoria. Il film, oggetto piccolo e delicatissimo, dà spesso la sensazione di stare intraprendendo una strada sbagliata, ma finisce ogni volta per sorprenderci.

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Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.