Torino, primo negozio italiano con pagamento Bitcoin

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Anche in Italia si sta diffondendo sempre di più il fenomeno del Bitcoin, la criptovaluta nata nel 2009. Sempre più persone ne parlano e sempre più persone stanno iniziando a prendere sul serio questo ulteriore tipo di pagamento attraverso la cosiddetta criptovaluta per effettuare piccoli acquisti.

A Torino, infatti, città mai indifferente alle nuove sperimentazioni, possiamo trovare, ad un passo dalla Mole Antonelliana in pieno centro cittadino, Ullalà il primo negozio che ha adottato tra i vari pagamenti anche quello del Bitcoin.

Ullalà: dove trovarlo a Torino

Ubicato in via Sant’Ottavio, in pieno centro cittadino, ad un passo dalla Mole Antonelliana e da Palazzo Nuovo, sede dell’Università degli Studi di Torino, Ullalà è il primo negozio ad avere introdotto anche in Italia la modalità di pagamento attraverso il Bitcoin.

Ora, chiunque volesse acquistare oggetti per la casa, addobbi natalizi o articoli di cartoleria tutti made in Italy, utilizzando la criptovaluta lo può fare recandosi tranquillamente da Ullalà negozio di proprietà di Roberto Malanca, ex-informatico attualmente Consigliere comunale nelle fila dei Cinquestelle.

A dirla tutta, Malanca aveva già introdotto questa modalità di pagamento tre anni fa, ignaro del successo che avrebbe avuto la criptovaluta e che un Bitcoin potesse raggiungere il valore di 15mila euro e che, d’altra parte, potesse anche debuttare alla borsa di Chicago. Gondolandosi nella sua scelta, Malanca ha affisso fuori dal negozio la scritta “Bitcoin accepted here”, attualmente una novità in Italia.

D’altra parte, lo stesso titolare conferma l’aumento costante di clienti che scelgono il Bitcoin come pagamento, dichiarando che “spesso sono persone che hanno un background informatico, che lavorano in banche o istituzioni finanziarie e che hanno un livello di cultura tecnica medio elevato. Sono persone sopra i 30 anni, ma anche più giovani, generalmente maschi”, continuando “ci siamo agganciati ad un circuito che ci consente di accettare questo tipo di valuta, convertirla in euro al valore corrente e soddisfare le normative fiscali”.

Malanca tiene anche a precisare che a causa dell’aumento di valore del Bitcoin le commissioni iniziano ad avere un valore più alto, quindi, sta prendendo seriamente in considerazione l’intenzione di cambiare valuta e passare all’Ethereum, la quale possiede maggiori clienti e maggiore capitalizzazione.

Inoltre, ritiene utile l’utilizzo del software alla base delle criptovaluta (Blockchain) adatto ai fini etici e sociali, ma anche in ambito della pubblica amministrazione.

Per maggiori informazioni sul Bitcoin vi rimandiamo all’articolo di Massimo Esposito.

Pubblicato da Alfonso Fanizza

Storico-critico musicale, laureato al D.a.m.s. e in possesso di un Master in “Manager della gestione e organizzazione di eventi culturali e artistici”. Grande appassionato di musica, libri e cinema, con una particolare predisposizione al viaggio.