Truffa TV Private a Napoli: 4 persone arrestate

Quattro persone sono state fermate nell’ambito di un’inchiesta su alcune TV private napoletane.

Programmi Tv Oggi e Stasera 15 Agosto 2015

La Guardia di Finanza di Napoli ha arrestato e messo ai domiciliari quattro persone nell’ambito di una indagine su una presunta frode fiscale da 3 milioni di euro e una presunta truffa aggravata per avere ottenuto indebitamente 2,3 milioni di euro di contributi statali destinati ad emittenti televisive locali.

Le società televisive coinvolte sono «Julie Italia srl» (emittente televisiva Julie Italia), SO.PRO.DI.MEC. S.r.l. (emittente televisiva Telelibera) e Universo 3000 S.r.l. (emittente televisiva TeleAkery). I finanzieri stanno eseguendo un sequestro per equivalente (3 milioni di euro) di beni mobili e immobili riconducibili alle società e agli indagati.

Prendiamo atto di una misura cautelare che interviene a distanza di diciotto mesi da un sequestro preventivo, che ha dato impulso a interrogatori, produzione documentale e costante collaborazione con tutti gli Organi inquirenti”, afferma l’avvocato Giovanni Siniscalchi, difensore di fiducia di Varriale. E precisa: “Non sfugge che la predetta misura si fonda anche sulla dichiarata volontà di interrompere il ruolo di editorialista nella trasmissione televisiva “Vostro onore” poiché si sostiene come da ordinanza che ad avvalorare ulteriormente l’esigenza cautelare c’è l’attività quotidiana dell’avvocato Varriale che procede ad attacchi quotidiani nei confronti del Corpo della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli“.

La misura degli arresti domiciliari per Lucio Varriale, patron dell’emittente televisiva Julie Italia, «si fonda anche sulla dichiarata volontà di interrompere il ruolo di editorialista nella trasmissione televisiva ‘Vostro Onore’, poiché si sostiene nella citata ordinanza che ‘ad avvalorare ulteriormente l’esigenza cautelarè vi è l’attività quotidiana dell’avvocato Lucio Varriale che si concretizza in ‘attacchi quotidiani nei confronti del Corpo della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura della Repubblica di Napolì» ha proseguito Siniscalchi. «Prendiamo atto – aggiunge – di una misura cautelare che interviene a distanza di 18 mesi da un sequestro preventivo, che ha dato impulso ad interrogatori, produzione documentale e costante collaborazione con tutti gli organi inquirenti».

In merito alle misure cautelari, lavoratori e i collaboratori dell’emittente in una nota «lanciano l’allarme per l’ennesimo provvedimento che mette pesantemente a rischio il loro lavoro e la vita stessa di una tv privata, nota per essere da vent’anni sempre in prima fila col suo giornalismo d’inchiesta nelle denunce sulla corruzione e sulle attività illecite della malavita organizzata. Pur nel pieno rispetto dei provvedimenti della magistratura, ci si domanda in primo luogo come sia possibile che, almeno a giudicare dai documenti ufficiali notificati stamane alla redazione di via Brin, le ipotesi accusatorie alla base delle misure cautelari adottate oggi dalla Procura siano del tutto simili a quelle dei sequestri eseguiti nel maggio 2017. Ipotesi sulle quali era stata già esibita ampia documentazione giustificativa dai difensori ai pm procedenti. Certi della totale estraneità ai fatti contestati di amministratori e consulenti della tv, ed in attesa di comprendere i motivi alla base di quella per ora che appare come una ‘anomalia’ rispetto al principio del »ne bis in idem«, lavoratori e collaboratori di Julie annunciano che continueranno – almeno fino a quando sarà loro consentito in applicazione dei principi sulla libertà di stampa – a portare avanti quel giornalismo d’inchiesta contro la camorra e contro tutte le mafie per le quali l’emittente tutta ed i suoi consulenti hanno già pagato prezzi altissimi», conclude la nota.

L’inchiesta della Procura di Napoli. è partita dalle modalità dell’istruzione delle pratiche per ottenere parte dei 78 milioni previsti dal Consiglio dei Ministri come contributo all’editoria radiotelevisiva. Secondo la Procura della Repubblica di Napoli i due commercialisti, Claudio Erra e Renato Oliva avrebbero predisposto una serie di truffe incrociate per arrivare a un’evasione per circa 3 milioni di euro, ottenendo contributi per 2,3 milioni di euro.

Gli arrestati si trovano ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia, ma le indagini sono ancora in corso, anche in base agli elementi che emergeranno dalle perquisizioni avviate questa mattina dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza e dalla digos della questura.

 

 

Pubblicato da Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.