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Urban Strangers, nuovo album “Detachment”: intervista a Newsly.it

Arriva nei negozi a partire da oggi 14 ottobre, il primo album in studio di Gennaro Raia e Alessio Iodice, alias gli Urban Strangers, duo musicale lanciato dalla nona edizione di X Factor, classificatosi al secondo posto alle spalle di Giò Sada. Abbiamo incontrato per voi i due artisti campani, in concomitanza con l’uscita del disco intitolato Detachment.

– Il titolo dell’album in italiano significa distacco, che è un po’ il tema centrale dell’intero progetto, in che modo concepite il concetto di separazione?

“Il distacco rappresenta per noi una sorta di presa di coscienza, ci siamo fermati e ci siamo chiesti chi siamo, cose stiamo facendo e cosa vorremmo fare. Secondo noi il distacco non è un’accezione negativa, ma come un maturare i propri pensieri in senso positivo. Abbiamo iniziato a parlare di questo, poi c’è stata un’evoluzione personale a livello di testi e Raffaele Rufus Ferrante, il nostro produttore artistico, ha arrangiato tutti i pezzi e ha messo ordine dando forma ai nostri pensieri, creando questo sound. Ciò che ci preme sottolineare è che in questo progetto non ci siamo posti dei limiti, non abbiamo messo dei paletti, il nostro obiettivo è sempre quello di sperimentare ed essere noi stessi. Abbiamo lavorato tantissimo, giorno e notte, senza mai fermarci. Avevamo la necessita di fare questo e lo abbiamo fatto, può darsi che nel tempo cambieranno le nostre idee, ma i nostri pezzi sono sempre la descrizione di quello che siamo in quel preciso istante. Questo album è quello che siamo adesso”.

– C’è stato un cambiamento o un’evoluzione rispetto al passato, quello che siete corrisponde a ciò che eravate?

“Nell’immaginario collettivo siamo arrivati come un gruppo voce e chitarra, perchè a X Factor abbiamo fatto principalmente quello, ma era solo un modo di esprimersi, giusto per quel contesto. Non esiste un prima o un dopo, noi siamo quello che siamo adesso. Poi avendo collaborato con un team di lavoro, ci sono state menti ed influenze diverse. Per cui non ci piace limitarci su determinati tipi di ascolti. In questo album c’è stato un lavoro abbastanza parallelo, alcuni pezzi sono nati voce e chitarra, alcuni dai testi, altri partivano invece da produzioni musicali. L’idea di base ce l’avevamo, il nostro arrangiatore è stato in grado di rendere concreti i nostri pensieri”.

– Dodici pezzi, scritti tutti da voi, in inglese. Credete che il vostro genere in italiano possa risultare meno credibile o semplicemente è una sorta di vestito che per il momento non vi appartiene?

“L’italiano non ci dispiace, è la nostra lingua, ma essendo abituati a scrivere in questo modo abbiamo continuato su questa linea. Se un giorno ci verrà in mente una canzone in italiano ben venga, noi siamo abituati a scrivere quello che pensiamo, di getto. Scrivere in inglese ci aiuta nella musicalità, ma se scrivessimo in italiano diremmo le stesse cose. La lingua è solo un altro mezzo di comunicazione, per noi indifferente”. 

– Questo disco è molto diverso rispetto a quelli degli altri partecipanti ai talent, è una cosa che avete cercato volontariamente?

“In genere ci basiamo su una ricerca personale, non è un voler distaccarsi da ciò che c’è in giro, fondamentalmente pensiamo a noi stessi e non agli altri. La nostra tendenza non è quella di escluderci, ma di non farci trasportare da cose banali. Il distacco noi l’abbiamo da tutto ciò che non rappresenta il nostro obiettivo, quello che siamo”.

– Rispetto al precedente EP Runaway, questo disco lo considerate un capitolo successivo a parte o c’è un qualche filo conduttore?

“Questo è il nostro primo vero e proprio album, per cui lo consideriamo un inizio, quello che abbiamo fatto in precedenza è stato più un addestramento. Questo progetto lo abbiamo partorito come una partenza. Siamo molto chiusi in noi stessi, lo si può capire dei testi, ci sono dei pezzi in cui ci rendiamo conto di aver fatto dei progressi e prendiamo forza da queste cose”.

– Ci sono artisti che seguite particolarmente o ai quali in qualche modo vi ispirate?

“Cerchiamo sempre di evitare di fare nomi di artisti che ci piacciano, noi ci ispiriamo all’arte in generale. Poi sarebbero così tanti che dirne alcuni non rispecchierebbe la realtà. E lo si capisce dal fatto che i nostri pezzi non sono tutti simili tra loro, ma nemmeno completamente diversi perchè c’è sempre qualcosa che li collega, perchè riusciamo a prendere ciò che ci piace da ogni artista che apprezziamo, spesso in maniera differente>>.

– C’è un brano al quale siete particolarmente legati?

“Leaf è un pezzo scritto un po’ di tempo fa. Nell’album ogni canzone spiega il senso di distacco in maniera diversa, da quello psicologico a quello emotivo, passando per quello sentimentale. Questo brano parla di un ragazzo che per distaccarsi dai suoi problemi fa uso di psicofarmaci. Non abbiamo mai avuto problemi a parlare di temi anche duri come questo, nonostante la consapevolezza di avere anche un pubblico giovane. Cerchiamo sempre un approccio comunque delicato, nonostante un tema forte come questo”.

– Pensate che l’esperienza di X Factor vi abbia più dato o tolto qualcosa?

“Di toglierci non ci ha tolto niente, anzi ci ha dato tantissimo. Questa esperienza, nonostante sia stata caotica, ci ha insegnato tanto e ci ha dato l’opportunità di cominciare ad interagire con il nostro pubblico, a gestire il rapporto con i fan. Abbiamo imparato tante lezioni che ci hanno aiutato anche alla realizzazione di questo album, tipo a rispettare i tempi e a gestire lo stress in poco tempo”.

– Voi vivete a Somma Vesuviana, non vi è mai venuta voglia di trasferirvi in altre città, conoscere altre realtà?

“Sinceramente no, è così bella Napoli. Siamo molto legati al nostro paese, tutto è partito da lì e ci preme sottolineare che c’è la possibilità di fare musica pur restando a casa propria. Il modo di lavorare è completamente diverso quando lo fai in un posto che ti da energie positive. Un giorno ci capiterà di spostarci e di conoscere altri tipi di realtà, per il momento questa abitudine ci dà tranquillità”.

– Per concludere, credete di aver raggiunto un’identità musicale o ne siete ancora alla ricerca?

“La nostra identità musicale siamo noi due, il nostro insieme. Dobbiamo ancora ricercare molto per capire cosa vogliamo fare da grandi, ma il nostro punto in comunque è che vogliamo realizzare ciò che ci piace e che ci fa esprimere quello che siamo in quel determinato momento. Quindi, l’anno prossimo potremmo fare un album di musica lounge e tra tre anni uno metal, il nostro genere è: Urban Strangers”.

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