Vaticano News: Capella condannato a 5 anni di carcere per pedopornografia

Il monsignore ha ammesso le sue responsabilità davanti ai giudici della Santa Sede.

Carlo Alberto Cappella

È stato condannato a 5 anni di carcere e 5.000 Euro di multa per pedopornografia. Monsignor Carlo Alberto Capella ha ammesso le sue responsabilità davanti ai giudici del Tribunale penale Vaticano. Le accuse sono di detenzione e scambio di materiale pedopornografico, con l’aggravante dell’ingente quantità. Il pm vaticano aveva chiesto una condanna a 5 anni e 9 mesi di reclusione  e 10mila euro di multa.

Capella: il trasferimento a Washington

Il 51 enne milanese, ex consigliere della nunziatura vaticana a Washington, ha ricondotto il suo comportamento ad una crisi personale, seguita al suo trasferimento da Roma agli Stati Uniti. “Mi ritrovo negli Stati Uniti, senza entusiasmo, ma collaborativo. I primi 4 mesi sono stati piuttosto blandi. Provavo un senso di vuoto e inutilità. Ho sbagliato a sottovalutare la crisi che stavo attraversando. Ho sbagliato a pensare di poterla gestire da solo. Il contesto era nuovo. Amici o referenti non ne avevo. Ho cercato di far fronte con rimedi spirituali e di non far pesare il mio stato d’animo in nunziatura.” Il monsignore crea un profilo Tumblr per scambiare immagini e video, in particolare con soggetti minorenni. Si fa chiamare “Doppiobibo” e preferisce ragazzi tra i 13 e i 17 anni. Il materiale incriminato riguarda una cinquantina di fotografie, video e immagini pornografiche di fumetti giapponesi. Tutte con minori, una in particolare, con un bambino molto piccolo, in atteggiamenti esplicitamente sessuali. “I dialoghi – ha spiegato Capella – nascono e muoiono nel giro di poche volgari battute. A distanza di tempo, ne rilevo la ripugnanza. Ma saper dare un nome alle crisi interiori, nel momento stesso in cui una persona le vive, non è facile.”

Capella: da prete a Monsignore

La sua carriera ecclesiastica inizia nel ’93, quando viene ordinato prete a San Michele di Cantù, nel milanese. Nel 2001 arriva alla Santa Sede, su richiesta del cardinale Carlo Maria Martini. Tra viaggi in India e Giappone, inizia a lavorare in Vaticano. Nel 2017, dopo le segnalazioni degli USA, viene richiamato a Roma, da Washington e, il 7 aprile 2018, viene arrestato dalla Gendarmeria.

 

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