Watercrisis, tra i Progetti un Nuovo Album: l’Intervista a Newsly.it

Caterina Salzano, Francesco Coppeta, Antonio Castaldo e Bob Godas si raccontano in anteprima per Newsly

Passione, serietà e duro lavoro sono gli ingredienti per il successo dei WaterCrisis che emergono anche nell’intervista rilasciata a Newsly.it. Un gruppo giovane e ambizioso che porta nella sua Napoli visioni di terre lontane e dure, dal Profondo Sud americano alle steppe orientali. Il loro primo EP “WaterCrisis”, presente anche su Spotify, dalle sonorità stoner rock è un biglietto da visita, una presentazione che nel bene e nel male incuriosisce l’ascoltatore. In un momento di pausa tra prove e routine quotidiana abbiamo parlato con loro di successi e progetti all’orizzonte, spaziando tra presente e immediato futuro.

Rompiamo il ghiaccio: perché WaterCrisis? A cosa rimanda? “Il nome è il manifesto delle sensazioni che vogliamo dare all’ascoltatore. Vogliamo ricreare nella fantasia di chi ci ascolta paesaggi aridi, desolati, nei quali vengono meno le futilità della vita moderna e inizia una lotta per l’acqua, per la sopravvivenza. La copertina del nostro EP, disegnata da Carolina Alessi, ne è l’esempio: un’auto abbandonata in un deserto”.

Il panorama musicale partenopeo guarda molto al blues e all’indie, voi siete agli antipodi. In che genere musicale vi inquadrate e qual è stata l’accoglienza del pubblico verso i vostri lavori? “Ci inquadriamo nello stoner rock, i nostri modelli nella scena internazionale sono i Queen of Stone Age e i Kyuss; in Italia è un genere in crescita e trova sempre più estimatori, il panorama musicale è complessivamente in crescita e pensiamo che sia il momento giusto per noi. Riguardo il feedback del pubblico, non aspettavamo l’accoglienza positiva che ci hanno riservato. Il 6 agosto a Manduria, vicino Taranto apriremo il concerto dei Lacuna Coil ed è per noi un grande onore”.

 

Dopo i Lacuna Coil? Che progetti avete? “Stiamo lavorando ad un nuovo disco, questa volta molto più completo del primo, ci metteremo la stessa energia che da forza ai nostri live. In sala prove lavoriamo tanto, tre o quattro volte a settimana, speriamo che il nuovo disco possa essere pronto entro l’anno”. Qualche anticipazione? “Possiamo solo dire che avrà un sound molto più duro, e verrà accentuato ciò che abbiamo proposto nell’EP di esordio; sarà stoner metal!”

Qual è il rapporto con la Volcano Records, l’etichetta che vi produce? “Assolutamente positivo, ci hanno aiutato a crescere nella direzione giusta. Sono stati molto presenti in fase di registrazione e diffusione dell’EP. Grazie a loro, molti si sono interessati alla nostra musica”.

Come nasce un vostro brano, quali sono le fasi che lo portano alla luce? “Tutto parte dal testo. Francesco e Caterina scrivono le parole, si basano su sensazioni, su sogni, su quelle parole senza senso che ad ognuno di noi girano per la testa. Una volta composto il testo componiamo la musica insieme, è fondamentale la nostra intesa”.

Ho saputo che tutti studiate Jazz al Conservatorio, come si concilia il genere dei WaterCrisis con il jazz“Non sono poi mondi così diversi. Ad esempio, prima dei WaterCrisis, Bob è sempre stato batterista jazz. Quello che studiamo al Conservatorio ci insegna il sacrificio, la capacità di improvvisazione e la fondamentalità dello studio. Il nostro futuro è nella musica, e speriamo che i nostri sacrifici possano essere riconosciuti ad alti livelli. Siamo i peggiori tra i migliori (ridono, ndr)”.

Passiamo dalla sostanza alla forma. Chi cura i vostri social e la vostra immagine? “Noi, assolutamente noi. La nostra etichetta ci ha fatto studiare anche un po’ di Web Marketing, che non fa mai male. Gestiamo una pagina Facebook e siamo presenti sul canale YouTube della Volcano Records, oltre che su Spotify. Il riscontro del pubblico per ora è positivo”. In conclusione: un consiglio a chi vuol iniziare a suonare? “I sacrifici danno sempre i loro frutti. Alle nuove band: provate più che potete e cercate sempre di trovare un locale che possa ospitarvi. L’esperienza si fa sul campo”.