Cinema

Woody Allen fa causa agli Amazon Studios per 68 milioni di dollari

È tutto vero. Oggi Woody Allen ha intentato un processo contro gli Amazon Studios per una cifra da capogiro pari a 68 milioni di dollari. Come hanno riportato The Hollywood Reporter e Variety, il regista ha affermato che la compagnia tecnologica ha violato il contratto con lui quando si è rifiutata di distribuire quattro dei suoi film, tra i quali la nuova creazione “A Rainy Day in New York” con Selena Gomez e Timothee Chalamet.

«Cercando di capitalizzare la fama internazionale, il talento e il track record di Mr. Allen, Amazon, un gigante della tecnologia ma un novizio di Hollywood, ha cercato di sviluppare il suo nascente studio di intrattenimento entrando in una serie di accordi con Mr. Allen e la sua società, la Gravier Productions, promettendo di finanziare e di distribuire i suoi film futuri e di essere la sua “casa” per il resto della sua carriera.», recita la querela, «Nel giugno 2018, tuttavia, Amazon si è ritirata dagli accordi, pretendendo di interromperli senza alcuna base legale, peraltro sapendo che le sue azioni avrebbero causato danni ingenti a Mr. Allen, alla Gravier Productions, agli investitori, agli artisti e ai membri coinvolti nel fare i film.» Dal 2014 in poi Woody Allen e la sua società, la Gravier Productions, erano pronti a guadagnare tra i 68 e i 73 milioni di dollari grazie agli accordi con gli Amazon Studios.

Il regista ha ricondotto la riluttanza della compagnia tecnologica a pubblicare quattro dei suoi film sulla piattaforma online a «una venticinquenne, infondata, accusa contro Mr. Allen» della figlia adottiva di Woody Allen, Dylan Farrow, che sostiene che è stata violentata sessualmente dal patrigno quando era bambina. La causa evidenzia che i commenti della figlia adottiva del regista non dovrebbero influire sul suo contratto con gli Amazon Studios dal momento che questa accusa era già nota sia alla compagnia tecnologica che al pubblico prima che gli Amazon Studios stipulassero quattro accordi separati con Woody Allen e non fornissero una base per scindere gli accordi.

Intanto, il movimento #MeToo ha portato nuovamente alla ribalta le accuse di Dylan Farrow al patrigno, quindi la compagnia tecnologica ha preferito rinunciare al potenziale guadagno che avrebbero portato i film del regista piuttosto che affrontare le critiche per la distribuzione dei prodotti di un personaggio implicato in faccende scottanti.

«Non so se questa si chiami arroganza o miopia da parte di Amazon, ma è chiaro che non è una modalità accettabile di comportarsi.», ha spiegato John Quinn, avvocato di Woody Allen.

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Laura Tarallo

Laureata in Criminologia, mi appassiona la cultura in ogni sua forma: la letteratura, l'arte, la scrittura, la musica, i videogames, la scienza, la cucina, il fitness, la fotografia e il cinema.

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