Attualità

Ariana Grande molestata durante i funerali di Aretha Franklin (Video)

Sicuramente non basteranno le scuse del predicatore a far spegnere la polemica nei suoi confronti. Le colpe sono tutte le sue e il popolo del web ha fatto prontamente scudo intorno alla cantante. 

Era stato chiamato ad officiare i funerali di Aretha Franklin, come la giovane e talentuosa Ariana Grande che ha omaggiato la regina del sound cantando uno dei pezzi più celebri del suo repertorio (You Make Me Feel Like) A Natural Woman. Eppure quello che doveva essere un momento per salutare un’ultima volta Lady Soul è passato in secondo piano soppiantato dal gesto oltraggioso del pastore Charles Ellis. Il video della sua ‘mano morta’, che afferra lateralmente un seno della cantante, ha fatto il giro del mondo in poche ore e l’uomo ha dovuto scusarsi.  

Dopo averla accolta sul pulpito, il predicatore ha tirato a se la cantante, afferrando visibilmente la parte bassa di uno dei seni della giovane. Nulla di quel momento è passato inosservato, così come il viso seccato e imbarazzato di Ariana Grande che ha rivolto al pastore uno sguardo a profondo disagio. 

Su Twitter in poco tempo l’hashtag #RespectAriana e #RespectAllWomen sono entrati nelle tendenze mondiali e il gesto è stato prontamente condannato da numerosi giornali. 

Sulla questione ha voluto esprimersi anche Charles Ellis che, dalle colonne dell’Associated Press, ha cercato di scusarsi: « non è mai stata mia intenzione toccare il seno di una donna. Forse ho oltrepassato il limite, forse sono stato troppo amichevole o familiare, per questo chiedo scusa » — non che l’opinione comune se ne sia detta soddisfatta, perché anche in questo caso si è cercato di far passare una molestia, come il palpare il seno di una donna non consenziente, come qualcosa di semplicemente ‘troppo amichevole’. 

La cantante, invece, non si è ancora espressa sull’accaduto e, anche se, qualche voce fuori dal coro ha cercato di giustificare la molestia puntando i riflettori sul suo abito giudicato troppo corto, ha comunque raccolto la solidarietà di numerose altre donne e uomini in tutto il mondo che hanno voluto ricordare che il corpo di una donna è solo suo, che l’abito non crea consenso e che non si può, in alcun modo, sminuire una violenza, una molestia, celandola dietro ad un comportamento amichevole. Per restare in tema, un lupo travestito da pecora, resta sempre un lupo.

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