Azienda Pernigotti di Novi Ligure a rischio chiusura

Cento i dipendenti che rischiano il posto.

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“Chiude lo stabilimento produttivo della Pernigotti di Novi Ligure. Ciò significa 100 lavoratori a casa e altrettante famiglie in difficoltà”, ad annunciarlo è Tiziano Crocco dell’Unione italiana dei lavoratori agroalimentari. L’azienda di Novi Ligure, che nel 2013 passò al gruppo turco Toksoz, ha ancora 200 dipendenti, di cui 50 in produzione e il resto in amministrazione e vendita: 100 i licenziamenti annunciati.

Alcune produzioni erano già state trasferite in Turchia. Ora il piano sembrerebbe quello di smantellare la parte produttiva, mantenendo però il marchio.

Previsto per domani un presidio di sindacati e lavoratori davanti ai cancelli della fabbrica e un incontro tra gli stessi sindacati e il sindaco di Novi, Rocchino Mliere.

Pernigotti: la storia dell’azienda

La storia dell’azienda inizia nel 1860, quando Stefano Pernigotti apre nella piazza del Mercato di Novi Ligure una drogheria specializzata in «droghe e coloniali». Nel 1868, il patron dell’azienda decide di fondare, assieme al figlio Francesco, la “Stefano Pernigotti & Figlio”, azienda alimentare specializzata in produzione dolciaria.

Nel 1919 Paolo Pernigotti succede al padre Francesco nella guida dell’azienda. È il 1927 l’anno della svolta. Proprio in quell’anno, infatti, si avvia, per la prima volta, la produzione industriale del gianduiotto, il più nobile e rinomato cioccolatino italiano nato ufficialmente a Torino nel 1865 e che prende il nome da Gianduia, la famosa maschera di carnevale piemontese. A Paolo subentra, negli anni sessanta, il figlio Stefano Pernigotti, che nel 1971 acquisisce la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao. Nel 1995, Stefano Pernigotti, dopo la perdita dei due figli, cede lo storico marchio alla famiglia Averna.

L’11 luglio 2013 l’azienda viene ceduta dalla famiglia Averna al gruppo turco appartenente alla famiglia Toksöz.