Arte e Cultura

Chi era Henry Avery e perché era considerato il “Re dei pirati?

Henry Avery il pirata che per le sue imprese venne considerato il più grande di tutti.

Le storie che ruotano attorno alle avventure e alle imprese dei pirati sono, sicuramente, tra le più affascinanti ed interessanti che si possono ascoltare. Negli ultimi anni, la tendenza a parlare del fenomeno dei pirati, che infestavano i mari di tutto il mondo, è tornata in voga grazie anche alla saga dei film Disney come “I pirati dei Caraibi” o al manga/ anime giapponese “One Piece” che, a loro modo, ne hanno raccontato le gesta dai risvolti fantasiosi. Anche se non apparivano come eroi positivi e malgrado le pochissime testimonianze, i pirati sono veramente esistiti. Tra questi spicca la figura di Henry Avery (Every o Evory) da molti considerato il famigerato “Re dei Pirati”. Ma chi era veramente Avery? Quali gesta o imprese ha compiuto per essere considerato il più grande di tutti?

La storia del “Re dei Pirati”

Henry Avery è stato un pirata inglese, uno dei più grandi pirati mai esistiti, considerato addirittura il più grande di tutti tanto da venir soprannominato il “Re dei Pirati”, soprannome dovuto alle imprese, al tesoro accumulato, ma soprattutto perché fu uno dei pochi a non essere mai stato catturato. Nato a Plymouth (Devon) il 23 agosto 1659, conosciuto anche con altri nomi (Long Ben, Benjamin Bridgeman e John Avery), Henry Avery svolse una prolifica attività da pirata molto attiva, le cui scorribande sono da circoscrivere durante il regno di Carlo II d’Inghilterra, verso la fine del XVII secolo.

Non si sa molto della vita di Avery, in quanto molte fonti a riguardo non siano molto attendibili. Pare però, secondo quando rivelano dal Capitano Charles Johnson, Avery avrebbe trascorso alcuni anni come cadetto nella Royal Navy prima di darsi completamente alla pirateria. Intraprese la carriera come primo ufficiale della “Carlo II”, al servizio del re di Spagna. A grande maggioranza inglese, scontento per i trattamenti riservatogli dagli spagnoli, l’equipaggio convinse Avery a prendere in pugno la situazione e a guidare un ammutinamento. Impadronitosi della nave, cambiò il nome in “Fancy” e intraprese, con la sua ciurma, l’attività di pirata andando all’arrembaggio di tutte le navi che malauguratamente si trovavano sulla sua rotta.

Le imprese del “Re dei Pirati”

Dopo esser diventato pirata a tutti gli effetti, Avery iniziò ad attaccare, lungo le coste dell’Africa, le navi inglesi e danesi, prima di giungere nella lontana isola di May dove prese in ostaggio il governatore dell’isola e si fece consegnare enormi quantità di rifornimenti, per poi ripartire per la Guinea. Ripresa la rotta africana continuò ad assaltare e saccheggiare le malcapitate navi che incontrava durante il tragitto e, con l’obiettivo di allargare la sua ciurma, prese con sé diversi schiavi.

A capo della “Fancy”, Avery iniziò a vantare una notevole forza offensiva che lo spinsero verso obiettivi più proficui e pericolosi. Tra questi obiettivi ci furono l’arrembaggio alle navi “Fath Mahmamadi” e “Ganj-i-Sawai”. L’assalto alla “Ganj-i-Sawai” fu l’impresa più famosa ed importante, in quanto, la nave trasportava l’immensa ricchezza del Gran Mogol che fruttarono ad Avery non solo oro, argento e seta, ma che donne, schiavi ed armi. D’altra parte, secondo alcune testimonianze, il “Re dei Pirati” si sarebbe accanito in modo atroce nei confronti dell’equipaggio sconfitto, e una delle donne presenti, presumibilmente figlia del Gran Mogol, venne fatta sposa dallo stesso Avery. Raggiunto il Madagascar, assieme alla ciurma, il pirata si abbandonò agli eccessi più spinti.
Di conseguenza, però, il Gran Mogol non rimase a guardare e chiese al governo inglese di prendere provvedimenti nei confronti del pirata, dando inizio così ad una delle più grandi caccie all’uomo mai viste che costrinsero Avery a riprendere il largo attraverso l’Atlantico. Stanco di fuggire, giunto alle Bahamas, per comprarsi il perdono del governo inglese provò a corromperlo senza successo.

La morte del “Re dei Pirati”

Riguardo la morte di Henry Avery, avvenuta probabilmente tra il 1699 e il 1714, purtroppo le notizie scarseggiano. Questa carenza d’informazioni ha portato alla nascita di diverse teorie sulla morte del “Re dei Pirati”, la teoria più diffusa vede un Avery che radicatosi in Inghilterra per condurre una vita normale, sperperò tutti i suoi averi e morì in solitudine, forse per il clima rigido. Una morte che non si addiceva al “Re dei Pirati”.

La teoria alternativa racconta invece di una morte sopraggiunta dopo una vita fastosa ed anonima, probabilmente a “Libertalia”, leggendaria e fantomatica colonia fondata dallo stesso Avery. Fatto sta che, in un caso o nell’altro, non venne mai catturato e giustiziato, alimentando la fama di “Re dei Pirati”.

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Alfonso Fanizza

Storico-critico musicale, laureato al D.a.m.s. e in possesso di un Master in “Manager della gestione e organizzazione di eventi culturali e artistici”. Grande appassionato di musica, libri e cinema, con una particolare predisposizione al viaggio.
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