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Come è morto Giuseppe Sansanelli? Il caso rischia di essere archiviato
Cronaca

Come è morto Giuseppe Sansanelli? Il caso rischia di essere archiviato

E’ la mattina del 23 dicembre e, come da denuncia di scomparsa, dettata e firmata da Vito Rodolfo-padre della vittima- scopriamo che Giuseppe scappa da casa passando dal giardino e scavalcando un muretto.

Con sé non porta nulla: né soldi, né cellulare, né documenti. La madre Lucia Longo si è poi lamentata con l’intervistatore raccontandoci che il verbale non era da intendersi in quel modo. Dice che il figlio ha solo preso la strada più comoda e veloce per poter andare a farsi una corsa, col padre. In che senso? Il padre stava forse rincorrendo il figlio? Il Carabiniere ha commesso un imperdonabile errore di battitura o comprensione?

Peccato che su quel documento non ci sia la firma di Lucia, ma solo quella del marito. Lucia dov’era invece? Qualcuno le aveva impedito di rilasciare dichiarazioni alle autorità? Chissà. Certo è che la mamma di Giuseppe sembra essere una donna manipolata da un marito autoritario, che tutto fa e tutto decide in totale autonomia e va da sé, appare sempre più chiaro che Giuseppe avesse a che fare con un “Padre padrone”.

Giuseppe Sassanelli Chi l’ha visto

Lucia era stata pesantemente criticata sia dal consorte che dal cognato per aver permesso a Giuseppe di frequentare un corso di formazione in salute e sicurezza sul lavoro. Perché questo dissenso in famiglia? Per evitare di avere problemi con il Becca, il titolare dell’azienda Brumega di Imola, quello che impediva ai suoi dipendenti di fare uso dei dispositivi di sicurezza. Perché appare ovvio che quando il popolo conosce i propri diritti poi può capitare che li faccia valere e che quindi sia meglio tenerli all’oscuro di tutto, così da poterlo sfruttare impunemente.

Giuseppe, oltre all’ustione causata dalla soda caustica, era anche caduto ( il disordine presente alla Brumega è equiparabile a quello di una discarica) ma a nessuno è importato nulla, neanche alla sua famiglia. Ciò che conta è che il ragazzo lavori e che eviti di fare i “capricci”. Una famiglia atipica quella dei Sansanelli: bella e perfetta facciata che nasconde molti segreti e, peggio ancora, che mentre chiede alla stampa che non cali il silenzio sulla morte del figlio, pretende di raccontare solo ciò che le fa comodo perché è gente che tiene molto alla propria reputazione anche quando c’è in ballo il cadavere del proprio giovane discendente, presumibilmente assassinato, chissà perché, chissà da chi.

Nessuno in paese sapeva che Giuseppe fosse stato ricoverato per ben tre anni (dal 2014 al 2017) e per due volte presso una comunità per tossicodipendenti in località Casola Canina, in provincia di Imola.

Il dimagrimento di 50 kg non era da imputare ad una dieta ferrea ma alle conseguenze nefaste dell’Eroina, ma mamma Lucia omette e mente, continuamente.

Non accetta il fatto che suo figlio fosse un tossicomane, quindi una persona fragile quanto una bambolina di cristallo, pronta in ogni istante a rompersi in mille pezzi. Un ragazzo da amare e da monitorare il più possibile e non da rincorrere per il giardino e neppure da ingiuriare o minacciare o perché no, forse anche percuotere.

Cosa è successo il giorno della scomparsa?

Quella maledetta mattina qualcosa di grave dev’essere successo. Un litigio cosi’ insopportabile da gestire che Giuseppe ha preferito fuggire per evitare il dolore e forse anche le botte. Nessuna corsetta mattutina, ma una vera evasione da coloro che in quel momento gli sono apparsi come degli aguzzini.

Giuseppe scappa e non darà segni di sé sino al tragico ritrovamento del suo corpo il giorno 17 gennaio. Viene ritrovato a testa in giù entro un pozzo completamente nudo,

ficcato dentro ad un buio e lugubre serbatoio posto in mezzo ad un terreno lontano, in Località Fosso Sant’Elia. Il proprietario è un certo Sig. Titolo, il quale all’inizio ha spiegato di essersi recato in loco per prendere dell’acqua 15 giorni prima del ritrovamento del corpo e che in quell’occasione non aveva notato nulla di strano. L’acqua era addirittura cristallina. Da altre fonti pero’ scopriamo un ennesimo e nuovo dettaglio: il Titolo si era recato al campo perché L’Enel avrebbe dovuto intervenire nella masseria perché qualcuno aveva rubato dei cavi di rame. E’ questo il motivo per cui il proprietario si è avvicinato al pozzo e non per l’odore nauseabondo che proveniva da quella voragine demoniaca. Anche in questo caso le varie dichiarazioni si confondono e contraddicono.

Titolo in pratica, sembra che non andasse quasi mai al pozzo. E’ credibile?

Cosa sappiamo di questo individuo? Nulla, se non che sia un agricoltore e che abbia un figlio un po’ strano, così si dice in paese. Un tipo difficile, dal carattere schivo, silenzioso. Si fatica a parlare con lui. Molto introverso, forse troppo. La Vox Populi pensa faccia un uso sporadico di sostanze stupefacenti, ma non ci sono prove e bisogna sempre prendere con le pinze il chiacchiericcio di paese.

Certo, anche lui, il padre, non pare un uomo molto ordinario nelle sue esternazioni emotive: piange tutte le sue lacrime dopo il ritrovamento di Giuseppe, che non conosceva e del quale non aveva neppure visto i resti imputriditi. Addirittura, dopo qualche giorno, riesce in una impresa inverosimile: trova le scarpe di quel giovane uomo a pochi metri dal pozzo, intonse. E pensare che nei giorni precedenti la zona era stata battuta da Protezione civile, Carabinieri, volontari, Vigili del fuoco e non si era trovato nulla. Aveva pure piovuto parecchio, il terreno era ridotto ad una immensa poltiglia di fango. Dobbiamo pensare che sia stato il vento a trasportarle?

Il caso ricorda molto da vicino quello della povera Sarah Scazzi. Può capitare che qualcuno, preso da un sincero e profondo senso di colpa, commetta qualche azione che, ad uno sguardo distratto, possa essere definibile come “bizzarra” ma che in realtà ha lo scopo di affievolire il peso di chi ha un peso sulla coscienza, nella vana speranza di un perdono divino che forse, pero’, non giungerà mai. E se questa ipotesi non fosse tanto peregrina, chi starebbe coprendo il Sig. Titolo?

Il pastore tedesco impiegato nelle ricerche si era arrestato in un punto che dista tre chilometri in linea d’aria dal pozzo. Ed è proprio lì che Giuseppe era stato avvistato, il giorno della scomparsa. .

Perchè il cane non è riuscito a seguire la traccia di Giuseppe fino al pozzo?

Forse avrebbero dovuto utilizzare un vero e proprio cane “da cadavere”. Non esiste un solo cane adibito alla ricerca di morti, infatti vi sono varie specializzazioni: ricerca dei dispersi in superficie, nei boschi, sotto le macerie, annegati, vittime di esplosioni o incendi devastanti e corpi sepolti. Il cane da cadavere riesce a captare la “Cadaverina” che è una tossina che si sviluppa nella carne e nei cibi contenenti proteine durante i processi di putrefazione dei tessuti. Ci sono cani che trovano i vivi e quelli che trovano i morti. Indubbio che sia più semplice a dirsi che a farsi.

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La pista dell’occultamento del cadavere dopo una Overdose

Siamo sempre nel mondo delle ipotesi. Niente di certo, ma sappiamo che Giuseppe fece uso per qualche tempo di Eroina. Come abbiamo detto nello scorso numero, era riuscito ad liberarsi da quella dannata dipendenza. Quel che non è noto a tutti pero’ è che è molto facile ricadere in quell’inferno. Basta un nonnulla, una depressione, un lutto, addirittura una frattura o un mal di denti. Anche se si è smesso di iniettarsi veleno da anni, il cervello

ricorda le “piacevoli sensazioni”, il potere anestetizzante di dolori psichici e fisici apportate dalla sostanza stupefacente. E’ definita ‘memoria della dipendenza’ dalle droghe: si forma in qualche zona del cerebro dell’individuo che assume stupefacenti e persiste per anni. Cosi’ l’individuo resta suscettibile a ricadute anche a disintossicazione avvenuta.

Tant’è che un ex tossico dovrebbe, oltre che smettere per sempre, anche allontanarsi il più possibile da persone malevole, che fanno uso di droga, che la vendono, persino dagli ex amici. Pare che così non sia stato per Giuseppe. Il senso di frustrazione, di fallimento conseguenti all’obbligo imposto dal padre di licenziarsi, senza aver la possibilità di ottenere giustizia, potrebbero aver contribuito alla sua ricaduta nel mondo dei dannati. Forse ha incontrato qualcuno consapevole dei suoi trascorsi e se n’è approfittato offrendogli, “in amicizia”, qualcosa che lenisse le sue pene. Il tossicodipendente è come l’alcolista che dopo tanto tempo si beve una birra: che sarà mai? E poi si ritrova a bere come prima.

Qualcosa deve essere andato per il verso sbagliato, un grammo in più, un taglio fatale, ed è stata overdose. Un omicidio colposo insomma. Rimane il dubbio su chi abbia occultato il cadavere. Non a caso il corpo è stato spogliato per evitare che il Ris potesse riscontrare materiali biologici, DNA estranei, impronte digitali di qualcuno che presumibilmente è già stato schedato e conosciuto in Procura.

L’atteggiamento misterioso della Procura

Dalle dichiarazioni della signora Lucia, poi confermate da altre fonti, i cani molecolari giunsero con estremo ritardo. In fase di esame autoptico nessuno si è preoccupato di incaricare un consulente di parte. All’ avvocato della famiglia non si ha ancora nulla da dichiarare, anzi, il Pubblico Ministero qualche giorno fa, gli ha comunicato che la sua presenza fosse inutile in quanto gli esami autoptici son ancora secretati.

Il legale è sceso comunque da Roma insistendo per ottenere delle informazioni, anche minime. Ha chiesto anche ad altri alti rappresentanti della Legge che hanno risposto di non essere a conoscenza di, manco a dirlo, niente.

Anche il comportamento del Procuratore Russo lascia perplessi. Già dai primi giorni del ritrovamento di quel che era rimasto di Giuseppe, ha ipotizzato che si trattasse di un suicidio. Nella statistica dei suicidi non troveremo mai il caso di qualcuno che si sia tolto la vita spogliandosi completamente, incurante della temperatura sotto lo zero del mese di dicembre per poi lanciarsi in un pozzo neanche pieno d’acqua. Chi vuole porre fine alla propria esistenza cerca un modo il più possibile veloce e possibilmente indolore, ma soprattutto può un suicida far sparire i propri vestiti ma non le sue scarpe?

La Criminologia insegna che durante le indagini per omicidio si debba partire sempre dal centro, e in questo caso il centro è rappresentato dalla famiglia. Man mano che gli investigatori, dopo perquisizioni di abitazioni, automobili

interrogatori e perlustrazioni scartano determinate ipotesi, il cerchio si allarga e si analizza la vita di coloro che in un modo o nell’altro facevano parte della quotidianità della vittima. Ebbene, in questo momento siamo ad un punto fermo. Nessuna perquisizione, nessun indagato. Tutto è secretato, ancora e nulla trapela dalla Procura. Perché?

Manca qualche tassello o “la prova regina” e la si sta cercando.

Forse è già in mano agli inquirenti e aspettano solo il momento giusto per agire.

La nostra speranza è che, semmai si trattasse di morte per ‘Overdose’, Giuseppe non sia considerato come uno dei tanti disperati che prima o poi si sarebbe trovato sul ciglio di una strada in avanzato stato di putrefazione. Così come succede ed è sempre successo a milioni di ragazzi in tutto il mondo, a coloro che hanno avuto la sfortuna o una fragilità psicologica profonda, una incurabile malattia dell’anima che li ha scaraventati nelle tenebre dell’autodistruzione.

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