Copyright: Come funziona la direttiva approvata dal Parlamento Europeo e cosa cambia

Il Parlamento Europeo ha approvato la riforma del copyright, ecco cosa cambia.

Internet copyright

Oggi il Parlamento Europeo, oltre alle sanzioni all’Ungheria di Orban, ha votato anche sulla discussa direttiva sul copyright che è stata approvata dopo un lungo dibattito. I punti chiave e più controversi di questa direttiva sono legati agli articoli 11 e 13 che introducono rispettivamente una ”link-tax” per social network e altre piattaforme online ogni qualvolta condividono un contenuto editoriale e l’obbligo per le piattaforme digitali di dotarsi di sistemi che impediscano in automatico il caricamento da parte degli utenti di contenuti coperti da copyright a fine di lucro.

Non poche sono state, come detto, le polemiche scatenate da questo provvedimento. Il dibattito è stato caratterizzato da due posizioni contrapposte: una ritiene questa direttiva un palese tentativo di imbavagliare il web e l’altra la vede invece come un grande passo in avanti nella regolamentazione del mondo di internet e nella tutela del diritto d’autore anche in rete.

Cos’è la link-tax?

Come visto, uno dei punti più controversi della direttiva oggi approvata dal Parlamento Europeo è quello relativo all’introduzione della link-tax che sostanzialmente obbligherà le piattaforma online come Facebook, Google, Twitter e molte altre a pagare un compenso all’editore di un qualsiasi contenuto condiviso al loro interno. La motivazione di questa norma va ricercata in un tentativo di non permettere a questi colossi del web di impossessarsi gratuitamente di contenuti protetti da diritto d’autore, ma gli oppositori, anche giustamente, fanno notare che spesso sono gli editori a godere di più della condivisione dei propri contenuti sui social network o su altre piattaforme data la notevole mole di traffico che ciò può portare.

In molti si oppongono a questo provvedimento anche perché temono che ciò possa comportare una limitazione nella diffusione di determinati contenuti che potrebbero non girare più tanto facilmente in rete a causa dei mancati pagamenti di questa link-tax da parte delle principali piattaforme. Da questo provvedimento restano fuori le condivisioni di contenuti senza scopo di lucro come quelle di piattaforme come Wikipedia.

Cosa prevede l’art 13 della direttiva?

L’articolo 13 di questa direttiva, come anticipato, introduce l’obbligo da parte delle piattaforme online di dotarsi di sistemi che in automatico blocchino la pubblicazione da parte degli utenti di contenuti coperti da copyright. Un simile sistema è già stato implementato da YouTube che per fare ciò ha dovuto investire notevolissime risorse e che comunque di tanto in tanto deve fare i conti con il malfunzionamento di questo sistema che blocca a volte contenuti la cui pubblicazione non andrebbe fermata. Anche qui chi si oppone a questa direttiva, per l’Italia principalmente il Movimento 5 Stelle, parla di tentativo di bavaglio alla libera circolazione di idee in rete: infatti, il timore è che molte piattaforme rinuncino a implementare un sistema preciso e si limitino solamente a bloccare grossolanamente le pubblicazioni che potrebbero arrecargli problemi da questo punto di vista. In particolare si teme per parodie e meme che spopolano sui social ma che nella maggior parte dei casi partono da contenuti coperti dal diritto d’autore. A favorire questa norma ci sono ovviamente case discografiche, produttori cinematografici ed editori che sono quelli più danneggiati dall’applicazione molto annacquata del diritto d’autore che si fa in rete.

Ricordiamo che questo provvedimento dovrà passare da una difficile mediazione con il Consiglio Europeo e con gli stati membri prima di essere recepita da tutti e quindi applicata al 100%.

 

Pubblicato da Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.

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