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Quando inizia la Fase 2 dopo il coronavirus?

Cos'è la tanto famigerata fase 2? Ecco quando potrebbe iniziare e quali attività potrebbero riaprire.

Si parla tanto di ”fase 2” per iniziare a ripartire dopo il lockdown per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ecco quando si potrebbe riaprire qualcosa e quali saranno le attività interessate.

La lunga emergenza sanitaria a cui stiamo facendo fronte da settimane sta logorando anche il tessuto economico del nostro Paese che attende con ansia l’inizio della così detta fase 2 per iniziare a riprendere ossigeno dopo la lunga chiusura. Ovviamente la riapertura dovrà essere regolata da criteri molto rigidi per non mettere inutilmente a rischio la vita delle persone e non rischiare di vanificare gli sforzi fin qui fatti per provare ad arginare l’epidemia.

Cosa significa ”fase 2”?

Con l’espressione fase 2 si intende quel periodo in cui si inizieranno ad allentare le restrizioni previste per il contrasto al contagio da Covid-19 per far partire il processo di graduale ritorno alla normalità. Una fase 2 così definita sembra scontato che ci debba essere ma molto meno scontate sono le modalità con cui si deciderà di procedere alla riapertura delle attività non essenziali adesso chiuse.

Non c’è bisogno di specificare che fase 2 non è totalmente sinonimo di ritorno alla normalità: infatti, la riapertura di cui si parla è relativa più che altro alle attività produttive mentre per quelle ricreative ci sarà da aspettare ancora un po’.

Quando inizierà la fase 2?

La fase 2 inizierà quando il trend positivo dei contagi si sarà stabilizzato. In Italia in queste ore si discute tanto di possibili date per la riapertura ma la verità è che al momento è impossibile stabilire una data certa per lo ”scongelamento” del Paese.

È evidente che non si potrà attendere in queste condizioni l’arrivo di un vaccino ed è per questo che, a un certo punto, ci si dovrà prendere il rischio di provare lentamente a ripartire convivendo con l’emergenza. In teoria la fase 2 dovrebbe iniziare nel momento in cui la curva dei contagi inizierà a scendere ma questo non significa che la riapertura sia priva di rischi.

Come funzionerà la fase 2?

Sono tantissime le ipotesi al vaglio per organizzare la fase 2. La prima cosa da fare sarà decidere quali siano le categorie che potrebbero riprendere la loro attività lavorativa limitando al minimo i rischi per loro stessi e per chi gli sta intorno. Di fatto sono solo due le opzioni possibili nella scelta del criterio con cui scegliere chi potrà tornare relativamente alla normalità durante la fase 2:

  • Rientro in base all’età
  • Rientro in base agli esiti dei test sierologici di massa da effettuare

Rientro a lavoro in base all’età?

Una delle due possibili alternative è quella che prevede l’utilizzo dell’età come discriminate per scegliere chi potrà tornare a uscire durante la fase 2. Ovviamente, l’idea di fondo di chi sostiene questa ipotesi è che i più giovani siano meno esposti alle conseguenze più gravi del Covid-19 e, pertanto, potrebbero essere loro a far ripartire il Paese, lasciando le persone più vulnerabili ancora in una situazione protetta.

Chi si oppone a questa ipotesi lo fa facendo riferimento al numero di vittime registrate anche tra la popolazione più giovane. Appare evidente che siano gli anziani e i malati le categorie più esposte, ma questa ultime settimane di pandemia ci stanno insegnando che, purtroppo, non è vero che la giovane età rappresenti una garanzia di immunità nei confronti del Coronavirus.

Inoltre il rientro a lavoro dei più giovani non sarebbe comunque privo di rischi per gli anziani poiché figli e nipoti a quel punto diventerebbero possibili veicoli di contagio e non sarebbe facile isolarsi in casa in maniera tale da non correre pericoli.

I test sierologici

La seconda ipotesi è legata alla possibilità di effettuare test sierologici di massa per ”scovare” tutti quelli che hanno già superato il virus e che, quindi, hanno già sviluppato anticorpi in grado di proteggerli. Far tornare a lavoro le persone che hanno già gli anticorpi per il Coronavirus, sulla carta, appare la soluzione più ragionevole per l’avvio della fase 2, ma non poche sono le incognite.

Prima di tutto, non sarà facile effettuare uno screening di massa per sapere con certezza chi sono le persone che già si sono ammalate. Sono allo studio test rapidi che possano facilitare questa operazione ma, per il momento, non c’è ancora una validazione scientifica di questi strumenti e, comunque, permangono le difficoltà logistiche relative all’esecuzione di test di massa su tutta la popolazione attiva.

Un altro tema è quello legato alla reale immunità di cui dovrebbero godere le persone che già hanno incontrato e superato il virus. La comunità scientifica non è pianamente concorde nell’affermare che chi ha già contratto il Coronavirus non possa ammalarsi di nuovo: infatti, c’è la possibilità che non tutti i guariti possano godere dello stesso grado di protezione e, soprattutto, non è sicuro che tale protezione sia duratura nel tempo.

Le donne sono meno esposte al Coronavirus?

La terza possibile ipotesi sarebbe quella legata alla constatazione statistica che l’incidenza del Covid-19 è più alta nella popolazione maschile rispetto a quella femminile.Al momento la presunta minore esposizione al virus delle donne resta un’ipotesi basata solo su osservazioni di carattere numerico, ma, se si dovesse trovare una valida ragione che spieghi questo dato, si potrebbe anche pensare di privilegiare le donne nel primo rientro alla vita normale della fase 2.

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Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.
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