Cinema

Fête de famille (Happy Birthday): Recensione del film

Il terzultimo giorno della Festa del Cinema di Roma è dedicato a Fête de famille (Happy Birthday), film in Selezione Ufficiale diretto da Cédric Kahn.

In Happy Birthday i drammi della famiglia esplodono all’improvviso e sottolineano la pericolosità di rivalità latenti e di conti in sospeso tra le mura di casa. Nonostante i 120 minuti circa del film siano molto densi, i fatti narrati in Happy Birthday si svolgono tutti in metà giornata. È il compleanno di Andrea (interpretata da Catherine Deneuve), e la donna anziana decide di riunire in casa tutta la famiglia: figli, nipoti, amici, fidanzati e fidanzate tutti allo stesso tavolo per celebrare il compleanno della madre.

Trama del film

Il tranquillo pomeriggio di festa diventa sempre più teso a causa dell’improvvisa apparizione di Claire (Emmanuelle Bercot), figlia di Andrea ma non di suo marito Jean, donna problematica con problemi psichiatrici e relazionali. Claire, infatti, tre anni prima era totalmente scomparsa senza avvisare la famiglia per andare a vivere negli Stati Uniti.

La motivazione “ufficiale” della visita riguarda l’aver rotto con il proprio fidanzato in America, ma in realtà Claire torna per chiedere alla propria famiglia 200.000 euro per un nuovo progetto di vita, da ottenere solo dopo aver venduto la casa. Claire non usa mezzi termini e non ha paura di attaccare la propria famiglia anche durante una giornata di festa.

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Ipercaratterizzazione dei personaggi

In questo quadro che, minuto dopo minuto tende all’esplosione definitiva, ogni personaggio è fortemente caratterizzato e riconoscibile. In ogni famiglia esistono tali ruoli e – probabilmente – il regista Cédric Kahn, che in questo caso interpreta anche una parte rilevante, li evidenzia per entrare in contatto con il pubblico.

Oltre Andrea, donna dal passato non così limpido ma comunque sempre amorevole ed attenta all’unità della famiglia, c’è il suo secondo marito Jean che mai proferisce parola su affari di famiglia. Oltre alla problematica Claire che – a causa della scomparsa prematura del padre – vive un’infanzia dolorosa, ci sono gli altri figli.

Vincent è il figlio che ha avuto più successo nella vita: ha soldi ed una bella famiglia, è legatissimo alla madre e ne condivide gli intenti. Romain è l’esatto opposto: fanfarone e inconcludente, si autodefinisce un regista di documentari. Intorno a queste figure ruotano i loro rapporti personali e rispettivi mondi, che si incontreranno-scontreranno proprio per l’arrivo di Claire.

Una sensibilità particolare

Fête de famille, pur inserendosi in una tradizione abbastanza radicata di film sulle apparenze da tenere in famiglia (Parenti serpenti docet), riesce comunque a offrire un nuovo punto di vista allo spettatore. Il film è incentrato su macrosequenze, alcune di queste riprese in long take, tanto per dare l’idea di continuità e svolgimento real-time. Queste scandiscono la giornata in momenti caratterizzanti e riescono – anche tramite l’uso dei racconti del passato da parte dei protagonisti – a ricucire i segreti di lungo corso che si annidano tra i festeggiati, ma soprattutto a squarciare il velo del perbenismo strisciante.

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Il climax è prevedibile ed arriverà puntuale: il film chiuderà sulla chimera dell’illusione della felicità familiare e non potrà che lasciare un sapore agrodolce allo spettatore, segnale che la particolare sensibilità di Fête de famille riesce a colpire nell’ambito di un tema su cui è già stato detto e girato tutto.

Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.

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