Politica

Fundraising Italia: anno zero per la politica

Il fundraising della politica, con il quale è possibile raccogliere soldi per finanziare i partiti politici, non riesce a trovare quelle soluzioni strutturali in grado di reperire il denaro. Manca la volontà dei soggetti politici? C’è una scarsa sensibilità? I motivi sono molteplici ed è necessaria una presa di coscienza per iniziare quel percorso virtuoso verso il cambiamento.

Per affrontare questo argomento e discutere sulle diverse criticità è utile segnalare il convegno dal titolo “Il Fundraising politico: ieri, oggi e domani”, che si svolge mercoledì 17 gennaio 2018, dalle 10,00 alle 13,00, presso l’Università Link Campus in via del Casale di San Pio V, 44 a Roma. È una discussione opportuna per comprendere questo nuovo modello di finanziamento dei partiti con il quale agevolare una maggiore trasparenza nella gestione dei conti.

Il fundraising

«Da molti anni, in Italia, il Terzo Settore ed anche alcuni Enti Pubblici, utilizzano le tecniche di fundraising – spiega Raffaele Picilli, esperto di fundraising per la politica e amministratore dell’agenzia Raise the Wind – per finanziare progetti di carattere sociale. Si va dalle organizzazioni di volontariato ai musei, dagli ospedali alle cooperative sociali: un mondo variegato di soggetti che funzionano grazie a donatori e donazioni, a mission chiare e buone cause. Va precisato che tra fundraising e raccolta di fondi le differenze sono tante. Possiamo dire che sono parenti, ma molto lontani. Nel nostro Paese, il fundraising potrebbe essere attivamente utilizzato anche dalla politica non solo per finanziarsi ma anche per rinsaldare il rapporto tra essa e i cittadini. Da gennaio 2017 la maggior parte delle forze politiche non hanno più diritto a ricevere alcun contributo pubblico per il loro funzionamento. Ma all’abolizione del finanziamento cosa è seguito? Certo non all’arrivo del fundraising nei partiti. Escluso un partito, nessuno ha fatto significativi passi avanti. I più si sono limitati a sporadiche azioni di raccolta fondi (tipo cene, qualcuno anche la tombola) e a minime e poco efficaci campagne per il dono del 2 per 1000. Non lo dico io, basta leggere i bilanci. Ci sono debiti importanti quasi per tutti, licenziamenti di personale, cassa integrazione, chiusura di sezioni».

L’approccio alla politica italiana

Conosciamo bene l’approccio della politica a questa nuova formula democratica e partecipativa dove la popolazione può scegliere di contribuire alla giusta causa di una filosofia di pensiero. Purtroppo non è stata recepita nel migliore dei modi e il sistema dei partiti politici sembra non abbia subito alcun miglioramento.

«Il fundraising per la politica, uno specifico ramo del fundraising, potrebbe risolvere la maggior parte dei problemi e con minimi e mirati investimenti. Purtroppo, l’idea che il fundraising sia una semplice raccolta di fondi è diffusa e questo non aiuta coloro che svolgono il mio lavoro. Non si concepisce – continua Raffaele Picillila gestione del donatore, il rapporto periodico con lo stesso, l’uso del database e della comunicazione mirata. Spesso che raccoglie fondi è carente in trasparenza e rendicontazione. Errori che il Terzo Settore che utilizza il fundraising, fa difficilmente. Aggiungo che, spesso, molto del tesoro dei Partiti è nelle fondazioni di partito. Le fondazioni sono enti autonomi che non devono sottostare a particolari regole di trasparenza o rendicontazioni».

La politica italiana non vuole voltare pagina. Sarebbe auspicabile una graduale evoluzione anche alla luce del nuovo paradigma sociale ed economico del XXI secolo che stravolge le abitudini e suggerisce nuovi modelli alternativi.

«Era davvero necessario – conclude Raffaele Picilli – abolire il finanziamento pubblico dei partiti? Non era preferibile un sistema temperato di finanziamento dove lo Stato erogava fondi in percentuale a quanto raccolto dai partiti con il fundraising? Si premiava l’impegno, si evitavano sotterfugi, zone d’ombra, donatori imbarazzanti e innominabili e si salvavano un bel po’ di posti di lavoro e una bella fetta di democrazia».

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Francesco Fravolini

Giornalista professionista, è nato a Roma il 5 aprile 1962, studi universitari in Lettere e in Economia e Commercio all’Università di Roma “La Sapienza”. È stato collaboratore a Paese Sera; Italia Oggi; Avvenire; I Viaggi di Repubblica; Traveller, mensile della Condé Nast; Tuttolibri, supplemento de La Stampa; Famiglia Cristiana, Jesus e Club3, mensili del Gruppo Periodici San Paolo. È articolista su giornali cartacei e web magazine. Vuole analizzare le questioni sociali, rivolgendo la costante attenzione alla scommessa del XXI secolo: un maggiore incontro tra i popoli per una consapevole condivisione del pianeta che può tramutarsi in una ricchezza culturale ed economica.
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