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Gender Gap in Italia: Cos’è e Ultimi Dati

Ieri era l’8 marzo, festa della donna. Una data simbolica intrisa di amarcord sulle conquiste sociali, politiche, economiche e culturali delle donne ma anche sulle violenze e sulle discriminazioni subite.

Ne abbiamo fatta di strada, ma c’è ancora tanto, tanto da fare.

Parlando di lavoro ad esempio, non è una novità che le donne in qualunque parte del mondo facciano più fatica ad emergere e a tenere il passo con i colleghi uomini. Si parla quindi di gender gap.

Le donne sono più brave rispetto agli uomini fra i banchi di scuola e all’università ma sono ancora, nel 2019, penalizzate dalla ricerca di un lavoro e soprattutto vittime di discriminazione salariale anche con le lauree più spendibili sul mercato come Medicina, Economia, etc.

Almalaurea ha realizzato un’indagine in cui si può notare che il gender gap resiste e si accentua soprattutto se vi sono figli di mezzo, in quanto la maternità è ancora un ostacolo professionale.

Entrando più nello specifico, si fa riferimento al “gender pay gap” ossia la differenza di retribuzione fra gli uomini e donne a parità di ruolo e di mansione.

L’Italia, insieme a Malta è in cima alla classifica. E’ quanto emerge dai dati Eurostat, relativi al 2017 ed inoltre nonostante a livello universitario le donne siano più brillanti rispetto agli uomini, guadagnano nel mondo il 22 % in meno rispetto ai lavoratori.

Quindi, ancora, una grande disparità. Ieri, lo slogan delle Nazioni Unite dedicato alla festa della donna era: “THINK EQUAL, BUILD SMART, INNOVATE FOR CHANGE”. Pensare con equità, costruire in modo intelligente, innovare all’insegna del cambiamento.

Questi sono gli obiettivi Onu di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. Però, per adesso, nonostante più impegno, più sensibilizzazione e più sforzi verso l’equità: le donne europee sono costrette a lavorare 59 giorni in più rispetto agli uomini per portare a casa lo stesso salario (Rapporto Oxfam – 28 paesi Ue 2017).

In Italia, esiste anche il gender gap per l’accesso alla pensione con QUOTA 100, sulla base dei dati aggiornati al 4 marzo, dove vi è una prevalenza delle donne presentate dagli uomini: 72, 5% contro quelle delle donne: 27, 5%.

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