Attualità

Inno alla gioia, simbolo dell’Europa unita

Il 7 maggio 1824, sotto la direzione del maestro Ignaz Schuppanzigh, avvenne a Vienna, al Teatro di Porta Carinzia, la prima esecuzione dell’Inno alla Gioia, l’ultima sinfonia compiuta da Ludwig Van Beethoven, e più comunemente conosciuta come inno d’Europa. La Nona sinfonia in Re minore, Op. 125, commissionata al compositore sordo dalla “Society of London” nel 1817 e realizzata tra il 1818 e il 1824, infatti, ha accompagnato il processo di formazione dell’Unione Europea sin dal 1972 quando fu adottata come Inno d’Europa dal Consiglio d’Europa.

Il 7 Maggio è un riferimento temporale che cade spesso nel dimenticatoio e che oggi è coperto maggiormente dal momento di massima complessità istituzionale e politica del Paese. Lo utilizzo come spunto per ricordare a noi tutti il valore di quel processo di convivenza pacifica ed unificazione organizzata tra popoli in una società condivisa, di cui noi tutti facciamo parte in quanto cittadini dell’Unione Europea. Un’Unione fin troppo spesso identificata come quel mostro complesso verso cui rigettare mancanze, pecche ed irresponsabilità della politica nostrana dimenticando che si parla di quella stessa Europa che permette ai cittadini, componenti la comunità europea, di essere parte integrante di una società più aperta al divenire di quanto si sia mai assistito

Una comunità aperta che supera l’incomunicabilità linguistica e culturale e che prova a tenere conto di ciò che unisce più che di ciò che divide è una comunità che a modo suo ricerca un’età di progresso umano oltre che materiale. La scelta della sinfonia strumentale dell’Inno alla Gioia da parte delle istituzioni europee non è un caso. Non è un caso che la scelta sia indirizzata sulle note più che sulle parole. Quelle note che spesso uniscono nell’espressività più delle parole. La nona sinfonia di Beethoven, infatti, può essere considerata la sublimazione del concetto di semplificazione armonica nella complessità del linguaggio musicale. Rappresenta quella ricerca di nuova armonia dalle complessità che nella vita sociale è la sfida di ogni processo di unificazione e superamento delle diversità conflittuali sia politiche che sociali.

Se si ha coscienza che la ricerca di crescita non prescinde mai dal prodotto migliore dell’umanità nel tempo; sia per intuizione che per razionalità, l’Inno alla Gioia ne rappresenta simbolo valoriale. Essa nasce in una stagione di slancio culturale indirizzato verso la ricerca di una nuova età dell’oro, tramite un umanesimo che da un lato diviene richiamo romantico di ideali passati dell’antichità greca, della sua dimensione umana come modalità di intendere il significato del vivere, dall’altro, come contraltare dialettico, assume la dimensione di ragionamento opposta, la nuova razionalità produttiva anche in termini di giudizio etico e morale. La nona sinfonia è la ricerca di un’età dell’oro e rappresenta quella stessa età aurea che ricercata in chiave europeista indica la ricerca di un’affermazione di libertà e giustizie fondantisi attraverso il superamento delle conflittualità ad ogni livello e che può rappresentare una vera unificazione di culture e conoscenze positive in funzione di una convivenza di pace e sviluppo.

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