Cronaca

Intercettazioni di Lucano: “Vado contro la legge per disattendere queste leggi balorde”

E’ già abbondantemente rimbalzato su giornali e social che il GIP del Tribunale di Locri ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare che dispone gli arresti domiciliari di Mimmo Lucano, sindaco di Riace. L’accusa è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Mentre da una certa sinistra si sprecano le prevedibili dichiarazioni di “solidarietà” nei confronti del primo cittadino, giungono dettagli sulle indagini a carico di Lucano.

Le indagini della Guardia di Finanza duravano da mesi e si erano concentrate sulla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. Sono emerse tre questioni piuttosto rilevanti. La prima riguarda gli espedienti che il sindaco metteva in atto per riuscire a mantenere nel proprio comune immigrati che, secondo la legge vigente, non ne avevano alcun diritto. La seconda riguarda il fraudolento affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina riacese, che il sindaco effettuava in modo “diretto”, impedendo l’attuazione delle necessarie procedure di gara previste dal Codice dei contratti pubblici, e favorendo invece arbitrariamente due cooperative sociali.
Infine la terza, già citata, è quella in merito alla gestione del flusso di denaro pubblico destinato all’accoglienza dei migranti nel comune di Riace.

Si apprende che il sindaco di Riace metteva in atto un comportamento definito dagli inquirenti “spregiudicato”. Era arrivato ad organizzare veri e propri matrimoni di convenienza fra concittadini riacesi e donne immigrate, con il solo fine di farle rimanere a tutti costi nel territorio italiano, anche a scapito della legge. Assieme alla compagna Tesfahun Lemlem, aveva architettato una lunga serie di espedienti criminosi che si sono tradotti in irregolarità amministrative ed illeciti penalmente rilevanti, nonché in reiterata trasgressione di varie norme civili, amministrative e penali. Lucano stesso, in barba al ruolo istituzionale ricoperto, ha ammesso più volte e come niente fosse di essersi in prima persona adoperato per l’organizzazione di questi matrimoni di comodo.

Significativi alcuni dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza in merito al matrimonio combinato di una immigrata a cui per ben tre volte era stato negato il permesso di soggiorno. “Ti spiego dal punto di vista dei documenti lei non può stare. Io non sono d’accordo con questo decreto, come documenti lei non ha diritto di stare in Italia, se la vedono i carabinieri la rinchiudono. Da un punto di vista umano ovviamente le possibilità che ha a Riace di non avere problemi sono più alte, si confonde in mezzo a tutti, però lei i documenti difficilmente ce li avrà, perché ha fatto già tre volte la commissione, ecco perché non rinnovano il permesso di soggiorno”. Lucano aggiunge poi: “Io la carta d’identità gliela faccio…Io sono un fuorilegge. Sono un fuorilegge, perché per farle la carta d’identità dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità. In più lei deve dimostrare che abita a Riace, che ha una dimora a Riace, allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili. La carta d’identità tre fotografie, all’ ufficio anagrafe, la iscriviamo subito.”

Lucano poi continua: “…perché sono responsabile dell’ufficio anagrafe e stato civile, come sindaco. L’impiegato che c’era prima è andato in pensione, sotto i 3.000 abitanti l’ho assunta io questa delega, quindi ho doppia valenza diciamo, sia come sindaco e soprattutto come responsabile dell’ufficio. Proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge però non è che le serve molto che ha la carta d’identità…”

Per quanto riguarda il fraudolento affidamento dei servizi di raccolta e trasporto rifiuti, la Guardia di Finanza ha raccolto solidi elementi di prova. Le cooperative favorite illecitamente sono “Ecoriace” e “L’Aquilone“, entrambe non iscritte all’albo regionale previsto dalla normativa di settore e quindi non in possesso dei requisiti. Il Lucano si era adoperato per istituire un albo comunale delle cooperative sociali cui poter affidare direttamente, secondo il sistema agevolato previsto dalle norme, lo svolgimento di servizi pubblici. Approntava così le condizioni per incaricare, in maniera solo apparentemente conforme al dettato legislativo, la “Ecoriace” e “L’Aquilone” della raccolta e del trasporto di rifiuti nel territorio comunale riacese. L’attività veniva peraltro espletata dall’ottobre 2012 fino all’aprile 2016.

Secondo l’impianto accusatorio procedeva in questo modo: prima faceva approvare alla Giunta da lui presieduta un albo comunale simile a quello previsto dalle norme. Poi suggeriva con successo al Consiglio comunale di procedere alla suddetta assegnazione diretta. Infine proponeva più volte alla Giunta la proroga dell’affidamento, che risultava effettivamente concessa. In conclusione, affidando in via diretta alla “Ecoriace” ed a “L’Aquilone” i servizi di raccolta e trasporto rifiuti, il Lucano ha impedito l’effettuazione delle necessarie e previste procedure di gara, condizionando le modalità di scelta dei contraenti da parte dell’ente amministrativo da lui gestito e violando il principio di libera e sana concorrenza. Inoltre producendo in capo alle due cooperative sociali un ingiusto vantaggio patrimoniale, quantificato in circa un milione di euro.

Infine, in merito alla fraudolenta gestione di denaro pubblico, sono emerse irregolarità riguardo ad altre e diverse procedure di affidamento diretto alle associazioni operanti nel settore dell’accoglienza. Riguardo alla irregolare rendicontazione dei criteri riguardanti la lungo permanenza dei rifugiati. All’utilizzo di fatture false tramite le quali venivano attestati fraudolentemente costi gonfiati e/o fittizi. Infine, al prelevamento, dai conti accesi ed esclusivamente dedicati alla gestione dell’accoglienza dei migranti, di ingentissime somme di denaro cui è stata impressa una difforme destinazione, atteso che di tali somme non vi è riscontro in termini di corrispondenti finalità.

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